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Denuncia per blasfemia

11 Giugno 2020 | Autore:
Denuncia per blasfemia

Quando la condotta blasfema costituisce reato? Com’è punita la bestemmia? Profanazione di luoghi sacri: è reato? Chi può sporgere denuncia per blasfemia?

L’Italia è un Paese laico e, come tale, ammette ogni tipo di religione, purché ovviamente le sue pratiche non siano illegali. La laicità impone allo Stato non solo di essere tollerante a qualsiasi professione di fede, ma anche di essere indipendente da ogni forma di istituzione religiosa. Ciononostante, in Italia esistono ancora delle condotte che costituiscono reato in quanto offendono la religione, o meglio il sentimento religioso che una persona può avere. Ecco perché una denuncia per blasfemia è ancora possibile in Italia.

Per blasfemia si intende un atto irriguardoso nei confronti di una divinità o, talvolta, di una persona che, pur non essendo Dio, è oggetto di venerazione da parte dei fedeli. Classico atto di blasfemia è la bestemmia, un tempo punita penalmente e oggi invece solo con una sanzione economica. La bestemmia però non esaurisce tutte le ipotesi di atti ingiuriosi nei confronti di una religione: ne esistono altri che, al contrario della bestemmia, costituiscono ancora reato. In Italia si può sporgere denuncia per blasfemia? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: penso che troverai interessante ciò che apprenderai.

Blasfemia: cos’è?

Come anticipato nell’introduzione, nel concetto di blasfemia rientrano tutte le azioni, i gesti e le parole che sono in grado di offendere una religione oppure un rappresentante di essa.

La blasfemia può dunque manifestarsi sotto forma di offesa verbale (la classica bestemmia, ma anche qualsiasi altro impiego irrispettoso delle parole nei confronti di una religione o di una divinità: è l’ipotesi del vilipendio, di cui ti parlerò a breve) oppure di offesa materiale: pensa a chi imbratti l’altare di una chiesa oppure un’icona sacra.

Blasfemo può essere anche uno scritto: pensa a una vignetta esageratamente satirica oppure a un testo profondamente offensivo per una religione.

Bestemmia: è reato?

Bestemmiare non è reato, ma costituisce comunque un comportamento illecito, punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquantuno a trecentonove euro [1].

La bestemmia, pur non essendo reato, è dunque ancora punita: ciò perché la pronuncia di parole o invettive oltraggiose offende non tanto la religione, quanto il sentimento religioso che può appartenere a ciascuna persona.

La bestemmia è punita a prescindere dall’intenzione di chi la pronuncia: in altre parole, chi bestemmia può incorrere nella sanzione anche se non aveva la precisa volontà di offendere la religione o il sentimento religioso di chi ha ascoltato.

Blasfemia: quando è reato?

Nel paragrafo precedente abbiamo detto che la manifestazione tipica della blasfemia, cioè la bestemmia, non è penalmente perseguibile: chi bestemmia non commette reato, anche se può incorrere in una sanzione pecuniaria amministrativa.

Ciò non significa che altre forme di blasfemia non possano essere denunciate alle autorità in quanto costituenti reato.

Per la precisione, il codice penale prevede i reati di offese a una religione mediante vilipendio ovvero mediante danneggiamento. Vediamo dunque quando la blasfemia è reato.

Vilipendio: è reato?

La legge punisce con la multa da mille a cinquemila euro chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa; la multa è maggiore (da duemila a seimila euro) se il vilipendio riguarda un ministro del culto [2].

Dunque, la blasfemia può essere denunciata quando essa assume la forma del vilipendio. Di cosa si tratta?

Il vilipendio consiste in una manifestazione di profondo disprezzo, fatta oralmente o per iscritto, avente ad oggetto valori ritenuti particolarmente degni di rispetto. Nel caso di specie, il vilipendio deve avere come bersaglio i fedeli, cioè coloro che professano una religione, ovvero il ministro di culto (sacerdote, rabbino, imam, ecc.).

Affinché questa forma di blasfemia possa costituire reato, però, occorre necessariamente che essa sia esternata pubblicamente, cioè alla presenza di più persone. Ciò significa che colui che critica aspramente, anche con parole offensive e ingiuriose, coloro che credono in una religione, commette reato solamente se lo fa in pubblico.

Commette vilipendio chi, in luogo pubblico, comincia a gran voce ad ingiuriare il parroco oppure i fedeli che si recano in chiesa per il solo fatto di essere credenti.

Attenzione: affinché si possa denunciare una persona per blasfemia (e, nello specifico, per vilipendio) c’è bisogno che le offese siano rivolte alle altre persone (fedeli o ministri di culto) in ragione della loro professione di fede, non per motivi diversi. In altre parole, il vilipendio deve essere strumentale all’offesa della religione.

Blasfemia mediante vilipendio o profanazione: cos’è?

C’è ancora un’altra forma di blasfemia che la legge punisce come reato: si tratta del vilipendio o della profanazione di oggetti di culto.

La legge punisce con la multa da mille a cinquemila euro chi, in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto, ovvero commette il fatto in occasione di funzioni religiose compiute in luogo privato da un ministro del culto.

La pena è la reclusione fino a due anni per colui che, pubblicamente e intenzionalmente, distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto [3].

Si tratta di una forma di blasfemia più grave di quella vista nel paragrafo precedente, perché in questa ipotesi l’offesa alla religione è commessa mediante vilipendio di oggetti di culto (cioè di cose oggetto di venerazione da parte dei fedeli, come le reliquie) oppure di cose destinate alle funzioni religiose (paramenti, ecc.), quando l’offesa sia fatta in luogo pubblico o aperto al pubblico, o addirittura in un luogo di culto. Ugualmente rilevante è il vilipendio commesso durante una funzione religiosa: si pensi a chi offenda apertamente il rito che si sta svolgendo in una chiesa.

La condotta è ancora più grave (ed è punita con la reclusione) se essa non si ferma ad una manifestazione verbale di disprezzo, ma ad un’azione concreta di distruzione, dispersione o imbrattamento di cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto.

In questo caso la blasfemia si rivela in tutta la sua portata sacrilega: si immagini a colui che distrugge il tabernacolo presente nelle chiese cristiane, oppure a chi profani gli oggetti normalmente utilizzati durante una funzione religiosa.

Blasfemia: chi può denunciarla?

La blasfemia che si concretizza in vilipendio o in profanazione vera e propria può essere denunciata da chiunque, anche da persona che non vi ha assistito: il reato è infatti procedibile d’ufficio e, pertanto, non occorre aver subito un concreto pregiudizio dal fatto affinché si sia legittimati a segnalare il fatto alle autorità.


note

[1] Art. 724 cod. pen.

[2] Art. 403 cod. pen.

[3] Art. 404 cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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