Diritto e Fisco | Articoli

Se non lavori ti tolgono i figli?

29 Marzo 2020
Se non lavori ti tolgono i figli?

Che succede se uno dei due coniugi è disoccupato e non può mantenere i figli? Come vengono calcolati gli alimenti per i bambini?

Quando marito e moglie si separano, i figli vengono di norma affidati ad entrambi i genitori, ma collocati solo presso uno di loro. Né potrebbe essere altrimenti visto che si può dormire solo in un luogo e non in due contemporaneamente. 

La collocazione è il luogo ove il figlio fissa la propria dimora e, quindi, il centro dei propri interessi: dove mangia, dove vive, dove studia, dove dorme per gran parte dell’anno.

L’affidamento è concetto ben diverso dalla collocazione: attiene cioè ai poteri che competono ai genitori nella scelta dell’indirizzo da dare alla crescita, educazione e istruzione dei figli. Salvo casi di particolare gravità, il giudice opta sempre per l’affidamento condiviso. in altre parole, prima di qualsiasi scelta, il genitore presso cui sono collocati i figli deve consultare l’altro e decidere insieme a lui. 

La statistica segna uno schiacciante numero di casi in cui la collocazione del minore avviene presso la madre, ancor oggi ritenuta più idonea ad occuparsi della gestione dei figli. Ma qui sorge il dubbio di molte donne che, all’indomani della separazione, si trovano senza reddito se non con il sostegno versato dall’ex marito. «Se non lavori ti tolgono i figli?» si chiede spesso al proprio avvocato, con il timore di dover mandare i bambini dal padre solo perché questi è occupato e ha uno stipendio fisso.

La risposta potrebbe apparire incomprensibile a chi non mastica legge, ma ha un suo fondamento. Cerchiamo, quindi, di fornire alcuni importanti chiarimenti sul tema.

Come si mantengono i figli?

Le regole sul mantenimento dell’ex coniuge e quelle sul mantenimento dei figli viaggiano su binari distinti e paralleli. Ben potrebbe, ad esempio, succedere che la moglie non ottenga il mantenimento per sé (magari perché ha un lavoro o perché ha violato il dovere di fedeltà) ma ottenga quello per i figli che, invece, è sempre dovuto.

La legge, infatti, impone ad entrambi i genitori, in proporzione alle proprie capacità economiche, di provvedere al mantenimento dei figli fino a quando questi non sono in grado di procurarsi da soli un proprio reddito. 

Facciamo un esempio.

Rosita si separata dal marito Federico. Federico è un industriale che guadagna 10mila euro al mese; Rosita, invece, è un’insegnante con uno stipendio di 1.700 euro al mese. Al momento del divorzio, constatata l’autosufficienza della moglie, il giudice non riconosce a Rosita l’assegno di mantenimento per sé ma condanna Federico a versare all’ex moglie un assegno di 3mila euro al mese per il mantenimento dei due figli collocati presso Rosita.

Spesso, ci si lamenta del fatto che la somma fissata dal giudice a titolo di assegno di mantenimento per i figli è insufficiente a tutte le spese che i bambini oggi richiedono. Si tratta, però, di un ragionamento sbagliato. Difatti, l’assegno di mantenimento che il genitore non convivente con i figli deve versare all’ex non vale a coprire tutte le somme necessarie alla prole: è solo la sua quota, calcolata in base al reddito che questi guadagna. Resta fermo che anche l’altro genitore, quello cioè convivente, deve fare la sua parte in proporzione alla propria busta paga.

Per quanto, invece, riguarda le spese straordinarie – quelle ad esempio per le necessità mediche – queste verranno divise, di volta in volta, tra i due coniugi secondo la percentuale decisa dal giudice (che, di solito, è il 50%).

In sintesi, alle spese necessarie a far crescere, educare e istruire i figli devono provvedere entrambi i genitori in proporzione al proprio reddito ma, se per quello non convivente, la quota viene calcolata in via forfettaria dal giudice, per quello convivente ciò non avviene e questi deve provvedere alla restante parte delle spese in base alle proprie disponibilità. 

Che succede se uno dei genitori non lavora?

Se è vero che le spese necessarie a mantenere i figli devono essere ripartite tra i genitori secondo il rispettivo reddito (per quello non convivente, secondo l’importo prefissato dal giudice), è anche vero che tanto inferiore è lo stipendio del coniuge presso cui i figli vengono collocati, tanto maggiore è l’assegno fissato a carico dell’altro. Di qui, ci si chiede: che succede se il genitore collocatario non ha un lavoro e non può contribuire alle spese? Se non lavori ti tolgono i figli? In verità, non avviene così. 

La collocazione non viene stabilita sulla base delle capacità economiche dei genitori ma in base al complessivo benessere dei bambini, tenendo anche conto delle loro esigenze pratiche, delle capacità educative del genitore, del tempo libero di quest’ultimo da dedicare al figlio. Tutti questi fattori possono portare il giudice – ipotesi tutt’altro che rara – a collocare i bambini presso la madre benché disoccupata. 

Alla madre a cui vengono assegnati i figli viene anche concesso il diritto di abitazione all’interno della casa che un tempo era il tetto coniugale, benché di proprietà dell’ex marito. Si tratta di una misura che non è volta a sostenere il reddito del coniuge più debole ma a garantire alla prole di poter continuare a crescere all’interno dello stesso habitat, senza ulteriori scossoni emotivi.

Insomma, la presenza di un lavoro non è condizione – almeno in teoria – per avere la collocazione dei figli così come un sopravvenuto stato di disoccupazione non comporta la perdita di tale diritto.  


note

Autore immagine it.depositphotos.com


1 Commento

  1. Salve, e nel caso in cui sia il genitore non convivente ad essere disoccupato , rimanendo fermo il fatto che Il diritto di abitazione rimanga al genitore convivente , resta l’obbligo di mantenimento del figlio allo stesso ?

Rispondi a Luciano Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube