Bollettino giornaliero sul Coronavirus: sono dati reali?

27 Marzo 2020
Bollettino giornaliero sul Coronavirus: sono dati reali?

I dati quotidiani della Protezione civile sono discussi: hanno un significato e se sì quale? Ecco qual è la loro attendibilità.

I dati quotidiani appaiono sconfortanti: dopo quattro giorni di costante diminuzione, il bollettino giornaliero della Protezione Civile – che riporta il numero dei nuovi contagi, dei decessi e dei guariti –  ha ripreso a salire. Oggi la tendenza preoccupante è soprattutto in Lombardia dove la curva continua a crescere.

Tutto questo crea una notevole ansia: le severe misure di prevenzione stanno funzionando o non servono? Se lo chiedono in molti. Ma la verità non è nella statistica e i dati vanno interpretati. Non si può dire giorno per giorno se il Coronavirus è stato debellato. E bisogna capire come vengono misurate queste cifre e, dunque, qual è il significato che offrono.

Lo spiega bene all’Adnkronos Salute l’infettivologo dell’Iss, l”Istituto superiore di sanità, Giovanni Rezza:  “I dati vanno letti su più giorni” e i modelli matematici “vanno fatti su data di insorgenza dei sintomi o su indicatori forti come il numero di ospedalizzazioni, che comunque non sono aumentate”, sottolinea parlando su Radio24 dei dati allarmanti diffusi ieri.

L’esperto ribadisce che “è normale vedere alti e bassi, quello che è importante valutare è l‘andamento complessivo della curva. Per avere un quadro realistico e vedere gli effetti delle misure adottate ci vuole ancora del tempo: dobbiamo aspettare fine mese”.

Ma allora i dati giornalieri non servono oppure  rimangono utili? “Un bollettino quotidiano di questo tipo – spiega Rezza – si fa tramite le Regioni, che danno dati aggregati al ministero, e lo si è fatto” per una questione di trasparenza e tempestività. “Ma si tratta di dati condizionati dal fatto che i contagi risalgono a 5-10 giorni fa, poi ci sono i tempi della notifica. I dati sono molto dipendenti dal numero di tamponi fatti e dai tempi delle notifiche. Quindi abbiamo questa altalena: per uno o due giorni le cose vanno meglio. Poi magari, come ieri, si fanno più tamponi e…” si comprende da cosa dipendono i nuovi dati della Lombardia.

Forse si è individuato il nodo: “la fluttuazione del numero di casi da un giorno all’altro è strettamente legata alla quantità di tamponi effettuati ‘day by day‘ e, soprattutto, al lavoro dei laboratori di analisi che, per i motivi più svariati, possono esaminarne di più una volta rispetto all’altra”, aggiunge un altro infettivologo, Paolo Grossi, intervistato dal ‘Corriere della Sera’.

In Lombardia ieri sono stati effettuati 6.047 tamponi, il giorno prima 4.971, il 24 marzo 3.453. Sono stati svolti più test perché ci sonopiù ammalati, oppure i laboratori hanno elaborato più analisi un giorno rispetto all’altro? “E’ una domanda a cui è quasi impossibile rispondere. Probabilmente la verità è nel mezzo – chiarisce Grossi – La capacità di elaborare risultati dei laboratori può variare da un giorno all’altro. Nello stesso tempo ci possono essere più malati a domicilio che all’improvviso si aggravano e vengono ricoverati e, dunque, tamponati in ospedale. Oppure di pazienti sintomatici sottoposti all’esame nelle proprie case dopo i provvedimenti del 23 marzo di Regione Lombardia”.

Se è così e i dati sono “ballerini” perché dipendono da circostanze esterne, anche di tipo organizzativo e dai risultati che provengono dall’esame dei tamponi, svolti nei giorni precedenti, che poi si accumulano nello stesso giorno e “fanno statistica”, non sarebbe meglio allora un bollettino settimanale? “Noi all’Iss lo facciamo bisettimanale, raccogliamo i dati anche per data insorgenza dei sintomi, e questo ci approssima di più” alla situazione reale. Ma in questo caso “questi dati hanno il difetto di qualche giorno di ritardo“, spiega Rezza dell’Iss.

Allora c’è una comunicazione o un’interpretazione sbagliata dei dati? “Io trovo corretto che le autorità li comunichino in modo trasparente giorno per giorno, dopodiché la popolazione deve capire che i risultati di un singolo giorno non sono significativi“, conclude Grossi.



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