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Coronavirus: la denuncia in Procura dei medici esposti al contagio

27 Marzo 2020
Coronavirus: la denuncia in Procura dei medici esposti al contagio

Sotto accusa la mancanza di dispositivi individuali di protezione e l’uso delle mascherine chirurgiche, autorizzate dall’Oms ma considerate inefficaci.

“Ci chiamano eroi, ma non vogliamo diventare martiri”: non usa mezzi termini il segretario nazionale dell’Associazione medici Anaao, Carlo Palermo, nell’illustrare all’Adnkronos Salute la decisione di denunciare alle Procure della Repubblica competenti la grave situazione di esposizione al contagio.

Mentre si allunga di ora in ora la lista dei medici uccisi da Covid-19, sia negli ospedali sia sul territorio (attualmente i camici bianchi deceduti sono 44) il sindacato reagisce e proclama: “E questa è la dimostrazione che mancano i dispositivi di protezione. Siamo arrivati impreparati all’epidemia: non c’era lo stoccaggio di questi materiali, e i piani pandemici non erano aggiornati”, dice il segretario Anaao.

Da qui la forte iniziativa: “Per questo, dopo le diffide alle aziende sanitarie, abbiamo presentato degli esposti alle Procure di Piemonte, Emilia Romagna, Campania, Calabria e altre regioni. I procuratori ci diranno di chi è la colpa”, annuncia Carlo Palermo.

“Stiamo combattendo contro il coronavirus una guerra organizzata senza armi e munizioni, senza dotazioni efficaci – afferma -. I nostri medici sono stati mandati in prima linea senza elmetti e fucili: con semplici mascherine chirurgiche che, come ormai tutti sanno, non proteggono chi le indossa, ma gli altri. Ecco dunque i numeri dei caduti, che vediamo ogni giorno”.

“Chiediamo di poter lavorare in sicurezza. Ma chiediamo anche tamponi per gli operatori esposti. Gli ospedali – conclude Palermo – sono stati trasformati in una bomba biologica. Occorre cambiare, infine, l’articolo 7 dell’ultimo decreto legge, che esclude i sanitari esposti dalla quarantena obbligatoria”.



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