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Adesso si profila l’Italexit

27 Marzo 2020 | Autore:
Adesso si profila l’Italexit

L’emergenza Coronavirus ha fatto esplodere gli egoismi europei. Dopo l’ennesima occasione mancata per finanziare gli aiuti, riprende vigore l’idea di un’uscita dell’Italia dall’Ue.

L’idea di un’uscita dell’Italia dall’Europa non è una novità ed anzi è da sempre un tema propugnato dalle forze sovraniste; ma la novità adesso è nella tendenza, che ha ripreso vigore nelle ultime ore e precisamente da quando ieri sera il Consiglio Europeo ha detto no agli Eurobond, un’emissione straordinaria di titoli di Stato garantiti da tutti i membri dell’Unione, in modo da condividere il debito necessario per favorire la ripresa.

Ora sui social esplode l’hashtag #italexit che viene riportato da numerosi esponenti politici e da comuni cittadini, rimbalza su Twitter e Facebook ed esprime la crescita del malcontento di molti italiani di fronte alle istituzioni europee che sembrano sorde proprio nel momento del maggior bisogno. “Leggo in queste ore dichiarazioni in cui si dice ‘meglio salutare l’Europa‘…. Io mi chiedo: per andare dove?” commenta il ministro delle politiche Ue, Enzo Amendola, a Rainews24.

Il quotidiano Repubblica oggi titola in prima pagina “La brutta Europa” e in sottotitolo riporta le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “Allora facciamo da soli” perché le soluzioni all’emergenza Covid-19 “vanno affrontate non nei prossimi mesi ma domani mattina”.

Già, perché il premier – che l’altroieri insieme ad altri otto leader di Paesi europei come Francia e Spagna aveva inviato una lettera a Bruxelles per chiedere gli aiuti e le risorse necessarie a sostenere l’emergenza in atto – dopo il nulla di fatto deciso dal Consiglio Europeo, il massimo organo di vertice composto dai leader dell’Unione, ha perso la pazienza.

“Qui si tratta di reagire con strumenti finanziari innovativi e adeguati a combattere una guerra. Una risposta forte ed adeguata la dobbiamo ai nostri cittadini e in definitiva alla stessa Europa. Che diremo ai nostri cittadini se l’Europa non si dimostra capace di una reazione unitaria, forte e coesa di fronte a uno shock imprevedibile e simmetrico di questa portata epocale?” si è sfogato Conte.

E il nostro primo ministro non è il solo ad essere rimasto deluso: un coro di critiche si solleva da tutte le forze politiche in maniera trasversale – dal M5S alla Lega – contro il rinvio di 15 giorni disposto dal vertice di ieri, che non sembra tener conto della urgente necessità di contenere la crisi economica che sta gravando su cittadini, famiglie e imprese. Addirittura un europeista convinto come l’ex premier Romano Prodi parla di una riunione del Consiglio Europeo che è stata “terribile” e dice, oggi al Mix delle 5 su Radio Uno: “Se non c’è solidarietà adesso che Europa è ?”.

Il no e i “non ci sento” arrivano in particolare dal Nord Europa, paesi come la Germania, la Svezia, l’Olanda e l’Austria che sono meno colpiti dalla crisi o più attrezzati per sopportarla e dunque non sembrano disposti a derogare ai rigidi criteri di bilancio che ora sembrano spezzati. E questo avviene nonostante la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, abbia allentato il patto di stabilità già la scorsa settimana, concedendo i meccanismi di apertura per finanziare gli aiuti necessari.

Tutti i suoi appelli ai Paesi membri alla solidarietà e alla coesione sono rimasti finora inascoltati. Ma non si tratta più, come nel passato, di un’Europa “a due velocità” e della facile distinzione tra Nord e Sud. Il fatto è che l’Unione sembra sorda, paralizzata e incapace di prendere le misure coraggiose e drastiche che tutti invocano e che proprio ora servirebbero.

Lo ha detto autorevolmente anche l’ex governatore della Bce, Mario Draghi, intervenendo a suggerire la migliore via d’uscita dalla crisi: bisogna fare più debito per salvare l’economia, dunque allentare i vincoli in queste condizioni di emergenza, paragonabili alle guerre, che appunto “sono state finanziate da un aumento del debito pubblico”. Per proteggere lavoratori e imprese la ricetta proposta da Draghi è “un’ immediata iniezione di liquidità, essenziale per le aziende per coprire le spese operative durante la crisi, si tratti di grandi, piccole o medie imprese o lavoratori autonomi”.

Un risultato che si sarebbe potuto ottenere subito se ieri fosse stato dato via libera agli Eurobond, o Recovery Bond; ma proprio al momento di decidere, la solidarietà europea prevista dai Trattati si è spezzata  ed è arrivato quel brutto rinvio di due settimane che non fa presagire nulla di buono: le parole per formulare le richieste sono state già spese tutte, come ha ammesso Conte.

Prendere tempo per decidere di non decidere; si è trattato dunque di un escamotage per evitare una rottura drammatica di un’Unione che – adesso lo si percepisce con chiarezza – non è mai stata politica e di coesione d’intenti ma meramente economica e commerciale ed anche sotto questi profili ha funzionato fin quando tutto andava bene ma non adesso, in uno stato di eccezionalità.

“Dobbiamo respingere la miopia e l’egoismo di alcuni governi” europei. I Paesi devono essere in grado di spendere tutto quello di cui hanno bisogno. Per farlo, serve uno strumento comune per garantire il debito”, afferma il presidente del Parlamento Europeo, l’italiano David Sassoli, che incalza: “I governi devono rendersi conto velocemente che l’Europa che emergerà da questa crisi non sarà la stessa. Questa cosa non è ancora sufficientemente compresa”.

Un’Europa senza l’Italia e un’Italia che potrebbe fare a meno dell’Europa è l’ipotesi che inizia a serpeggiare e ad essere presa in considerazione seriamente non più solo nei rumors degli scontenti ma anche dagli esperti e dai nostri rappresentanti nei “piani alti”. Non perché la favoriscano o la incentivino, ma per mettere in allarme sul rischio delle mancate risposte e della carenza di decisioni rapide ed efficaci per contrastare l’emergenza.

Ora anche il Cnel – il nostro Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro, un organismo di rilievo costituzionale che certo non può essere tacciato di parzialità sovraniste – scrive, secondo quanto ci riporta l’agenzia stampa Adnkronos: “L’emergenza in corso, che si sta affrontando con una serie di provvedimenti nazionali privi di coordinamento a livello Ue, rischia di compromettere l’intero progetto europeo. Il Cnel ritiene che la grave crisi in atto obblighi gli Stati membri a realizzare sin da subito un nuovo spazio europeo comune in grado di rispondere con velocità ed uniformità alla variabilità di scenario che caratterizzerà sempre più marcatamente il mondo globalizzato, dai punti di vista economico e sociale così come sanitario ed ambientale”.

Detto in altri termini, l’Unione Europea si spezzerà se non sarà capace di affrontare queste sfide e di reagire in modo efficace. Nel concreto, tra i provvedimenti urgenti che la Ue deve adottare per fronteggiare l’emergenza c’è innanzitutto l’emissione del debito garantito da tutti gli Stati europei (appunto gli Eurobond) ma anche l’erogazione di denaro “a pioggia”, chiamata helicopter money, in modo simile al piano americano del valore di 2mila miliardi di dollari che prevede un’assegno da 1.200 dollari per tutti i contribuenti con un reddito inferiore ai 75mila dollari.

Una misura, quest’ultima, ancor più incisiva e coraggiosa di quelle programmate e respinte, che sinora non si profila neppure all’orizzonte perché non è stata neppure “pensata” e dunque proposta ufficialmente a livello europeo, a comprova della timidezza con cui si agisce a livello sovranazionale.

Il documento del Cnel si intitola “Appello all’Europa“. Significa che c’è ancora speranza che le istituzioni rispondano in tempo. Forse l’occasione di ieri non è stata l’ultima e c’è ancora qualche possibilità di recuperare, ma occorre farlo in fretta: l’Unione si è già incrinata, soprattutto nella fiducia dei cittadini, che soffrono degli egoismi che si stanno manifestando senza più alcuno scrupolo e delle mancate risposte di fronte a un’emergenza sanitaria ed economica ormai drammatica.



6 Commenti

  1. Queste sono solo parole l Italia rimarra nell unione europea finché non scoppierà una rivoluzione perché siamo governati da un pugno d’incapaci che se ne fregano del proprio popolo

  2. L’idea di una unione di civiltà compatibili è sempre stata affascinante, oltre che sensata, ma non è detto che debba ricalcare i confini fisici dell’Europa e gli stati che la compongono. L’Italia potrebbe anche essere il 51° stato degli USA. Sarebbe da approfondire.

  3. Uscire e sanare i nostri bilanci, potrebbe essere fattibile se riportiamo il valore della nostra moneta alla vecchie lire, abbiamo una produzione di prodotti x la dieta mediterranea che tutti ci invidiano, dopo la svalutazione sarà molto più facile esportare e più difficile comprare dall’estero essendo molto più costoso a causa della valuta della nostra moneta, x il turismo ancora meglio x gli straniera della moneta forte con poca spesa vivono nei nostri territori turistici più a lungo incrementandolo molto di più.

  4. Prodi e Draghi, gli artefici principali della nostra rovina, non dovrebbero avere diritto di parola ma essere inquisiti per alto tradimento.

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