Coronavirus, ecco quanto ci vorrà per il vaccino

27 Marzo 2020
Coronavirus, ecco quanto ci vorrà per il vaccino

L’Organizzazione mondiale della sanità, in conferenza stampa a Ginevra, fa una prima ipotesi e raccomanda di non usare terapie finora inefficaci.

Nuovo intervento dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sullo stato di avanzamento della pandemia di Coronavirus. Un’occasione per fare il punto sulla quantità dei casi registrati e su come il mondo sta rispondendo all’emergenza. Alla conferenza stampa a Ginevra erano presenti il direttore dell’organizzazione Tedros Adhanom Ghebreyesus e Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il Coronavirus dell’unità Oms malattie emergenti.

Vaccino, terapie, test 

Per la prima volta l’ente diretto da Tedros Adhanom Ghebreyesus, punto di rifermento mondiale a livello sanitario, si sbilancia sui tempi per un vaccino che immunizzi dal virus Covid-19. Secondo l’organizzazione serviranno 18 mesi, forse più, per averne uno pronto. È stato detto oggi, nel corso della consueta conferenza stampa per fare il punto sull’epidemia globale. “Per un vaccino ci vorranno almeno 18 mesi. Nel frattempo, riconosciamo l’urgente bisogno di terapie per curare i pazienti e salvare vite”, ha detto il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra. “Chiediamo alle persone e ai paesi – ha aggiunto – di astenersi dall’utilizzare terapie che non hanno dimostrato di essere efficaci nel trattamento di Covid-19. La storia della medicina è disseminata di esempi di farmaci che hanno funzionato su carta o in provetta, ma non hanno funzionato nell’uomo o erano dannosi”.

L’Oms informa che c’è una dozzina di paesi che “sta eseguendo test sierologici che ci daranno un quadro del livello di circolazione del virus nei vari Stati e all’interno delle varie fasce d’età. Stiamo aspettando con ansia questi risultati e appena pronti li renderemo noti”. Lo ha sottolineato Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per il Coronavirus dell’unità malattie emergenti dell’organizzazione. “Alcuni paesi – ha aggiunto – stanno analizzando anche campioni prelevati da pazienti ricoverati per altri motivi sanitari. Stiamo lavorando per la valutazione e la standardizzazione dei metodi di rilevazione”.

I numeri dell’epidemia globale

I dati sono da pandemia senza precedenti, come detto oggi anche dal commissario straordinario all’emergenza in Italia, Domenico Arcuri. “Ora ci sono più di mezzo milione di casi confermati di Covid-19 nel mondo e oltre 20mila decessi – ha fatto presente il direttore Ghebreyesus -. Sono numeri tragici, ma ricordiamo anche che ci sono centinaia di migliaia di sopravvissuti“, ha detto il direttore dell’organizzazione.

L’Oms ha espresso preoccupazione per l’avanzata dell’epidemia in Africa e soddisfazione per la coesione che vede in Europa. “È importante che ci sia uno sforzo comune da parte dell’Unione europea”, ha detto il direttore Ghebreyesus, rispondendo a chi gli chiedeva un parere sulle difficoltà dei paesi europei nel trovare una risposta sinergica. “Queste sono informazioni nuove per me – ha risposto – perché mi risulta che ci siano incontri regolari fra i diversi paesi, con al centro l’Ecdc (European Center for Diseases Control) e anche con i nostri esperti”.

Buone e cattive notizie

Una buona notizia, annunciata dai vertici dell’organizzazione, è che “anche in Norvegia e Spagna i primi pazienti saranno presto arruolati nel Solidarity Trial, che confronterà la sicurezza e l’efficacia di quattro diversi farmaci o combinazioni di farmaci contro Covid-19. Questo è uno studio storico che ridurrà drasticamente il tempo necessario per generare prove solide sul funzionamento dei medicinali. Oltre 45 paesi stanno contribuendo e molti altri hanno manifestato interesse. Più paesi si uniranno, più velocemente avremo risultati”.

Ma c’è anche una cattiva notizia, che allo stesso tempo è una “non notizia”, non essendo un fatto nuovo. Avevamo già sperimentato quanto la pandemia abbia stimolato la fantasia di criminali vari tra pirati informatici e gente che strumentalizza, a vario titolo, l’epidemia per lucrarci sopra. “Crisi come questa fanno emergere il meglio e il peggio dell’umanità – ha dichiarato il numero uno dell’Oms -. Recentemente abbiamo visto un aumento di truffe, attacchi informatici usando il nome dell’Oms, il mio nome e la parola Covid-19″.

L’Oms ritiene la mancanza di dispositivi di protezione “tra le minacce più urgenti”. Tanto più importanti sono le misure di distanziamento sociale, necessarie per combattere la pandemia. “È per un periodo limitato – ha cercato di rassicurare il direttore – e per il bene di tutti se si limitano le libertà delle persone. Senza questo non penso che questo virus possa essere fermato. Abbiamo detto ai governi di fornire informazioni alle popolazioni e questo ha creato fiducia nella comunità verso i governi stessi. Quando la comunità ha fiducia gli si può chiedere questo. D’altro canto è qualcosa che riguarda la sicurezza di tutti e tutti devono contribuire“.



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