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Lo scontro sulla legge elettorale: se il Parlamento non decide?

Pubblicato il 7 ottobre 2013

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> Pubblicato il 7 ottobre 2013

Le proposte di riforma al vaglio della Commissione Affari Costituzionali oscillano tra il ritorno al Mattarellum e al proporzionale: nel rischio ingovernabilità, la Corte Costituzionale potrebbe limitarsi a inviare solo un monito per spronare il Parlamento ad agire.

Superato lo scoglio della fiducia al Governo, è ricominciato il balletto sulla riforma elettorale.

Tutte le forze politiche, a parole, dicono di voler rimettere mano all’attuale legge (il cosiddetto “Porcellum”), ma di fatto, dietro alle dichiarazioni di facciata, c’è ancora chi pensa che sia meglio – almeno per ora – non cambiare nulla.

Probabilmente, però, questa volta qualcosa si muoverà. Infatti, a favore della imminente riforma militano due fattori:

– da un lato, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha più volte ribadito la necessità di modificare l’attuale premio di maggioranza, un meccanismo perverso che consente, con pochi voti di scarto, di prendere le decisioni più importanti per la vita del Paese;

– dall’altro lato, vi è la spada di Damocle della Corte Costituzionale, che a breve si dovrà pronunciare proprio sulla legittimità costituzionale del Porcellum, potendo così intervenire laddove il Parlamento non ha intenzione di fare (sulle censure sollevate contro la legge elettorale, leggi l’articolo: “Cosa succederà se, nei prossimi giorni, la legge elettorale (Porcellum) sarà dichiarata incostituzionale”).

Per quanto tuttavia autorevoli siano il Presidente della Repubblica e la Consulta, la decisione finale spetterà alle due Camere del Parlamento cui i primi non possono sostituirsi.

Certo, la Corte Costituzionale ha il potere di cancellare dal nostro ordinamento le leggi o parti di esse. Le alternative potrebbero essere sono due:

– o la Corte dichiarerà incostituzionale tutta la legge Calderoli (ipotesi invero improbabile), nel qual caso tornerà il precedente testo elettorale, il cosiddetto “Mattarellum” (un maggioritario corretto da una sensibile quota proporzionale);

– oppure si limiterà a correggere alcune parti della legge, suggerendo al Parlamento determinate modifiche.

C’è chi ritiene che per la Corte si tratti di una decisione impossibile da prendere e, pertanto, l’ipotesi più probabile è che si limiti ad un altro monito solenne per spronare la classe politica ad agire. La riforma elettorale è una decisione eminentemente politica e deve essere presa nelle sedi competenti.

Intanto la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha iniziato a valutare le possibili alternative che, al momento, sembrano essere tre:

1) il ripristino della legge Mattarella (con correzioni).

Il difetto di questa ipotesi è che, posta l’attuale frammentazione dei partiti, non è detto che le elezioni producano un vincitore con una maggioranza di seggi.

2) il doppio turno di lista con premio di maggioranza.

In pratica, invece di assegnare il premio, come ora, in un turno solo, lo si assegna in due turni. In questo modo verrebbe corretto il maggior difetto del cosiddetto Porcellum: ossia l’attribuzione del potere decisionale sulla base di pochi voti di scarto.

3) la Mattarella rivista con premio di governabilità.

Tale opzione vorrebbe assegnare il 50% dei seggi in collegi uninominali con la formula della maggioranza relativa, l’altro 50% con formula proporzionale. Se nessuna lista arriva al 55% dei seggi nelle due camere le due liste più votate si contendono al ballottaggio il premio di governabilità a meno che una lista non abbia superato il 42% dei voti. In questo caso il premio verrebbe assegnato già al primo turno.

Il problema principale, però, è che anche una legge elettorale perfetta potrebbe comunque dare risultati abnormi nel nostro sistema bicamerale, laddove Camera e Senato hanno gli stessi poteri, ma sono elette da soggetti diversi (alla Camera possono votare i maggiorenni, al Senato solo coloro che hanno compiuto 25 anni). I profondi mutamenti nel comportamento di voto degli italiani hanno infatti aumentato notevolmente la probabilità di maggioranze diverse nelle due camere.

E così rimane sempre il problema che il voto produca pasticci.


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