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Posso evitare il licenziamento per malattia mettendomi in ferie?

29 Marzo 2020
Posso evitare il licenziamento per malattia mettendomi in ferie?

Il datore di lavoro è tenuto a dare le ferie al lavoratore dipendente assente per malattia solo perché sta per scadere il comporto?

La tua malattia si sta protraendo da molto tempo; non hai, però, alcuna intenzione di tornare a lavorare visto che temi una ricaduta. Sei coperto dal certificato medico né la visita fiscale ti fa paura. Tuttavia, il consulente del lavoro ti ha avvisato di non eccedere con le assenze: stai, infatti, per consumare il limite di giorni consentiti dal contratto di lavoro per la malattia. Dopodiché, rischieresti un licenziamento per «superamento del periodo di comporto». 

Dinanzi a una simile eventualità, stai cercando di trovare un sistema per continuare a stare a casa. Così chiedi: posso evitare il licenziamento per malattia mettendomi in ferie? Questa stessa domanda è stata di recente posta alla Cassazione la quale ha avuto modo di rispondere nel seguente modo [1]. 

Il dipendente può scegliere le ferie?

Salvo che il contratto collettivo nazionale di categoria non preveda diversamente, il periodo di ferie è scelto, di comune accordo e sulla base della programmazione aziendale, tra il dipendente e il datore di lavoro. Il datore non può negare al dipendente le ferie nel periodo da questi prescelto se non ci sono valide ragioni. Tra le parti, insomma, deve vigere la regola della buona fede. 

Se, nonostante la programmazione, il lavoratore non gode del periodo minimo di ferie previsto dalla legge entro l’anno di maturazione, il datore può obbligarlo a consumarle, anche per evitare di incorrere in sanzioni o nel risarcimento del danno.

In ogni caso, l’esatta determinazione del periodo feriale spetta al datore di lavoro; il lavoratore ha solo la facoltà di indicare il periodo entro il quale intende fruirne [2].

L’illegittimo diniego al dipendente di usufruire delle ferie, oltre ad essere sanzionato in via amministrativa, può provocare anche un danno non patrimoniale che il datore di lavoro è tenuto a risarcire.

Il dipendente può mettersi in ferie da solo?

Secondo la sentenza della Cassazione qui in commento, il lavoratore non può mettersi da solo in ferie soltanto perché sta scadendo il periodo di conservazione del posto per malattia (il cosiddetto comporto). La legge non attribuisce, infatti, al dipendente l’incondizionata facoltà di sostituire il titolo dell’assenza per interrompere il decorso del comporto.

Certo, in virtù della buona fede che deve sempre animare i rapporti tra datore e dipendente, il primo deve comunque porsi il problema che il dipendente potrebbe perdere il posto di lavoro. Ma l’azienda non è obbligata ad accettare le ferie decise unilateralmente dal lavoratore quando questi può evitare la risoluzione del rapporto con l’aspettativa non retribuita. 

Quanto sopra ha già trovato conferma in altri precedenti dalla stessa Corte Suprema [3] che, con parole più tecniche, ha precisato quanto segue: «il lavoratore assente per malattia non ha incondizionata facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, quale titolo della sua assenza, allo scopo di interrompere il decorso del periodo di comporto, ma il datore di lavoro, di fronte a una richiesta del lavoratore di conversione dell’assenza per malattia in ferie, e nell’esercitare il potere, conferitogli dalla legge, di stabilire la collocazione temporale delle ferie nel corso dell’anno, armonizzando le esigenze dell’impresa con gli interessi del lavoratore, è tenuto a una considerazione e ad una valutazione adeguata alla posizione del lavoratore poiché esposto alla perdita del posto di lavoro con la scadenza del comporto. Tuttavia un tale obbligo del datore di lavoro non è ragionevolmente configurabile quando il lavoratore abbia la possibilità di fruire e beneficiarie di regolamentazioni legali o contrattuali che gli consentano di evitare la risoluzione del rapporto per superamento del periodo di comporto con il collocamento in aspettativa seppur non retribuita».

Dunque, quando il dipendente ancora ammalato può evitare il licenziamento per superamento del comporto mettendosi in aspettativa e, ciò nonostante, si mette invece in ferie può essere licenziato perché prima non ha chiesto il consenso al proprio datore di lavoro. 


note

[1] Cass. sent. n. 7566/20 del 27.03.2020.

[2] Cass. 16 ottobre 2014 n. 21918; Cass. 12 giugno 2001 n. 7951.

[3] Cass. sent. n. 5521/2003 e n. 21385/2004.


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