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Coronavirus, Conte: l’Europa così non ha senso

28 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus, Conte: l’Europa così non ha senso

Il premier insiste sulla necessità di misure urgenti ed unitarie: «L’intero edificio europeo rischia di perdere la ragion d’essere». Con lui anche la Francia.

Non è per nulla ottimista Giuseppe Conte quando pensa a come si sono messe le cose in Europa per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Il premier italiano continua a rivolgere degli avvertimenti a Bruxelles, affinché non vengano compiuti «errori tragici». L’ultimo, lo lancia questa mattina dalle pagine del Sole 24Ore, a cui ha rilasciato una lunga intervista: «L’intero edificio europeo rischia di perdere la sua ragion d’essere», ha avvertito Conte. Come a dire: se non cambia l’atteggiamento, se non si dà una risposta unitaria, immediata ed efficace alla crisi, tanto vale che salti tutto. Ciascuno andrebbe avanti per la sua strada, ma «l’inerzia – lamenta il premier – consegnerebbe ai nostri figli il costo immenso di un’economia devastata».

Conte fa una doppia proposta all’Europa. La prima, un piano straordinario di ricostruzione simile a quello adottato negli Stati Uniti ed in Cina. La seconda, la creazione di uno strumento di debito comune europeo che consenta di ricostruire il tessuto economico e sociale dei Paesi membri. È il cosiddetto European Recovery Bond, o Coronabond che dir si voglia.

Quello che il nostro presidente del Consiglio vuole che resti parcheggiato, il più a lungo possibile, è il Mes, cioè il Meccanismo europeo di stabilità. Giovedì, nel corso di quell’infuocato Consiglio europeo in videoconferenza, «ai colleghi che ragionavano di Mes – racconta il premier – ho replicato che non v’è ragione di affannarsi, perché non è di questo che adesso abbiamo bisogno. Il Mes è uno strumento costruito per prestare soccorso a singoli Stati membri che attraversano tensioni finanziarie ricollegate a shock asimmetrici. Il coronavirus sta invece causando uno shock simmetrico, con l’effetto di deprimere, in modo sincrono e completamente inatteso, i nostri sistemi economici e sociali. Qualcosa di completamente differente rispetto alla crisi del 2008. Siamo a un passaggio critico della storia europea».

Conte, insomma, insiste sulla necessità di agire tutti insieme con degli strumenti comuni e non con delle soluzioni che tutelino le singole realtà. Ma se l’Europa non dovesse approvare degli aiuti concreti, come farà il Governo italiano a garantire la ripresa economica del Paese? «Ritengo – spiega Conte – che il nuovo decreto di aprile debba portare il nostro sforzo complessivo di bilancio a una soglia ben superiore ai 50 miliardi. L’azione della Bce ha frenato le spinte speculative e ci consente di ricorrere con tranquillità al mercato per finanziare la nostra spesa». L’Italia da sola ce la può fare, sostiene Conte, ma «sarebbe un grave errore per l’Europa se, di fronte a una sfida comune di questa portata, non riuscisse ad approntare nuovi strumenti in grado di dare una risposta forte e solidale. Ne uscirebbe sconfitta l’intera Europa e indebolita l’intera economia continentale».

A sostenere la tesi di Giuseppe Conte è arrivato anche il discorso di ieri sera alla nazione di Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha constatato come «nell’Unione Europea, la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, abbiano assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni», ha incalzato Mattarella, «superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa».

Al fianco dell’Italia, oltre alla Spagna, c’è pure la Francia. Il presidente Emmanuel Macron, in un’intervista a La Repubblica, premette che non vuole «un’Europa egoista e divisa», si schiera apertamente con le posizioni italiane e avverte: «Non supereremo questa crisi senza una solidarietà europea forte, a livello sanitario e finanziario».



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