Coronavirus: possibile un Reddito di emergenza per tutti

28 Marzo 2020
Coronavirus: possibile un Reddito di emergenza per tutti

La proposta del viceministro dell’Economia va oltre l’incremento dell’attuale sussidio. Sarebbe estesa anche ai lavoratori autonomi, garantendo una “cifra dignitosa”.

Oltre il Reddito di cittadinanza potrebbe arrivare il reddito di emergenza e sarebbe molto più ampio perché la platea riguarderebbe tutti i lavoratori, dipendenti o autonomi.

È la proposta formulata oggi dal viceministro all’Economia e Finanze, la pentastellata Laura Castelli che in un’intervista al quotidiano La Stampa riportata anche dall’agenzia Adnkronos dice apertamente: “serve un reddito di emergenza per tutti” e specifica che “servono 100 miliardi per ricostruire”.

Laura Castelli avverte che “gli autonomi vanno equiparati ai lavoratori dipendenti” perché “non possiamo permetterci lotte sociali”. Le misure di sostegno economico previste nel decreto legge Cura Italia prevedono infatti notevoli differenze tra i dipendenti e i co.co.co. da un lato e gli autonomi con partita Iva dall’altro e questo ha creato già numerose polemiche nelle categorie interessate.

Una proposta che supera quella formulata, sempre stamane, dal ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che dalle colonne del quotidiano La Repubblica rilancia l’idea di un aumento del Reddito di cittadinanza di alcune centinaia di euro per arrivare a un livello di 1.000 o 1.100 euro mensili, eventualmente allargando le soglie reddituali di accesso per incrementare il numero dei beneficiari.

Un potenziamento del Reddito che, però, non sarebbe ampio come quello auspicato adesso dalla sua collega di Governo, che mira a rendere il sussidio esteso a tutta la categoria dei lavoratori (non ha parlato di agganci a fasce di reddito e limiti oltre determinate soglie).

Certo è che la politica si sta attualmente orientando in direzione di un Reddito di cittadinanza rafforzato e ciò che ancora divide è il modo di attuarlo, con i limiti di accesso e le somme da destinare per il sussidio.

Sulla cifra da erogare Castelli non si è espressa, ma ha parlato di una “cifra dignitosa“, che perciò dovrebbe essere alquanto superiore ai 600 euro previsti dal decreto Cura Italia come indennizzo per i lavoratori colpiti dall’emergenza, una somma già giudicata insufficiente da molti esponenti politici e sindacali a garantire il sostegno necessario.

Ma l’attuale proposta guarda anche al finanziamento delle risorse indispensabili a garantire questo nuovo sussidio. “Perché non possiamo lanciare dei bond garantiti dalle Cdp, le Casse depositi e prestiti europee?” si chiede Castelli. “Siamo consapevoli che la tenuta dell’Italia dipende da paure che vanno rassicurate. Siamo già al lavoro su una rete territoriale di assistenza” assicura il vice ministro.

E lancia anche una frecciata all’ex governatore della Bce, Mario Draghi, che ha proposto una ricetta di maggior debito pubblico e maggior assistenza a imprese e lavoratori, per sostenere la ripresa economica:  “Draghi dice di stare attenti a chi perde il reddito? Forse è diventato un fan di M5S” osserva ironica la viceministro all’Economia.

Infine, ce n’è anche per l’Unione Europea, che a giudizio della Castelli non si sta muovendo nella direzione giusta: “Non possiamo rientrare nel patto di stabilità con le vecchie regole”, dice con riferimento all’allentamento dei vincoli di bilancio che però non è stato ancora seguito da misure concrete. Castelli argomenta che “servono garanzie dall’Europa che poi non ci troviamo con la Troika in casa”.

La proposta Castelli viene subito rilanciata dal capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi che su Facebook scrive: “Chi fino a ieri voleva abolire il Reddito di cittadinanza, oggi vuole estenderlo. Dunque avevamo ragione: se 2,5 milioni di persone resistono, è grazie alla misura voluta dal M5S. Ora lavoriamo insieme a uno strumento analogo per chi è senza reddito: un reddito di emergenza“.

Il conto da pagare per finanziare l’emergenza sarà sicuramente salato e molto dipenderà dalle prossime scelte dei vertici dell’Unione, oltre che dal pacchetto di riforme del valore di almeno 50 miliardi complessivi che il Governo sta già mettendo a punto con il nuovo “decreto Crescita” a prescindere dagli aiuti che, forse, giungeranno da Bruxelles. Il provvedimento in arrivo dovrebbe aggiungersi al pacchetto di interventi iniziali previsto dal Cura Italia e attuare la fase 2 dell’emergenza, quella delle risorse necessarie per sostenere la ripresa economica.



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