Business | Articoli

Dove mettere i risparmi in caso di default

29 Marzo 2020 | Autore:
Dove mettere i risparmi in caso di default

Come proteggere il denaro dai crac finanziari e dalle emergenze economiche e come far crescere il valore degli investimenti nonostante tassi bassi e recessione.

L’emergenza Coronavirus ha segnato una svolta e quando sarà cessata nulla sarà più come prima. Non è, infatti, una delle consuete tempeste finanziarie o crisi economiche che periodicamente affliggono i mercati e destinata a cessare in pochi anni, ma qualcosa di più profondo che ha sconvolto i sistemi produttivi e sociali in maniera irreversibile.

Ne soffrono anche gli Stati e le organizzazioni internazionali come l’Unione Europea, che scricchiola ed è messa a dura prova dall’urgente necessità di liquidità richiesta dai Paesi membri per sostenere le proprie economie, tant’è che c’è chi arriva a profilare il rischio di un default per quelli meno robusti e più esposti, tra cui purtroppo l’Italia è tra i candidati in prima fila.

Non è un pericolo concreto all’orizzonte, ma rimane un’eventualità ipotizzabile e con cui bisogna fare i conti: quando si tratta di risparmi ed investimenti occorre – come per la vita, la salute e gli altri beni primari – tutelarsi bene contro il rischio massimo, in modo da essere premuniti e coperti se malauguratamente dovesse verificarsi e spazzare via i risparmi accumulati in anni di lavoro e sacrifici.

Di fronte a una situazione del genere, ti chiederai se e come è possibile cautelarsi e garantirsi dal pericolo di poter perdere tutto o buona parte del gruzzolo che possiedi. Per mettersi al sicuro da uno tsunami, la grande onda improvvisa che travolge tutto, ci sono essenzialmente due modi: il primo è costruire lontano dal mare, il secondo è stare il più alti possibile.

Tradotto in termini finanziari, significa che si può scegliere in partenza di evitare i rischi tenendosene alla larga e allora si preferiranno impieghi del capitale più sicuri a pena di ottenere un minor rendimento e guadagno, oppure si può risparmiare e investire anche azzardando e puntando a rendimenti più elevati, ma con lungimiranza in modo da ridurre il più possibile il pericolo di essere colpiti dall’onda, ad esempio diversificando in vari impieghi, settori e prodotti.

Più facile a dirsi che a farsi – giustamente penserai – anche perché di fronte a una crisi profonda, duratura e generalizzata come quella del post pandemia Coronavirus nessun settore appare immune da conseguenze pregiudizievoli.

Vediamo allora quali sono i principali rischi e i correlativi che connotano i vari tipi di impiego dei risparmi, per decidere la loro allocazione più sicura ma anche più conveniente rispetto al pericolo di default. Il pericolo di un incidente non è un buon motivo per non mettersi in viaggio, ma metterlo in conto può aiutare ad adottare le dovute precauzioni.

Gli impieghi liquidi

Per liquidità intendiamo le somme di pronto impiego, da quelle in denaro contante a quelle depositate sui conti correnti, che però in questo periodo hanno un rendimento zero o addirittura negativo e comportano spese di tenuta che possono superare facilmente i 100 euro all’anno.

Se è necessario avere un conto per le proprie spese ed esigenze di vita e per ricevere gli accrediti di stipendio, pensione o altri emolumenti, non lo è invece per tenere depositate in giacenza somme oltre il necessario.

Il denaro contante

D’altronde tenere i soldi sotto il materasso comporta il rischio di vedersi erodere il capitale dall’inflazione che, per quanto contenuta, continua a rosicchiare il potere d’acquisto, permettendo di acquistare in futuro con la stessa somma molti meno beni rispetto ad oggi.

Inoltre, nel caso estremo di shock delle istituzioni l’inflazione esploderebbe e le banconote si trasformerebbero in carta straccia, oltre a perdere il loro corso legale, come accadde ad esempio nella Germania di Weimar all’indomani della prima guerra mondiale. Il denaro in sé non è collegato a nessuna attività economica e rappresenta un rischio estremo; serve per la circolazione monetaria, non certo per l’accumulo di piccoli o grandi tesori alla “zio Paperone”. Insomma, il contante va gestito ma è tutto fuorché uno strumento di investimento.

Tenere i propri risparmi in questa maniera è dunque una pessima scelta ed inoltre, in un’epoca in cui si stanno diffondendo i pagamenti elettronici e si potenziano gli occhi del Fisco, c’è il rischio di subire un accertamento dell’Agenzia delle Entrate che ti potrà chiedere conto della sproporzione tra i redditi dichiarati e il tenore di vita sostenuto. Per lo stesso motivo anche i prelievi in contanti dal conto corrente devono sempre essere mantenuti nei limiti del necessario e in equilibrio con i proventi reddituali.

I conti correnti

Tenere i soldi in banca è sicuro oppure no? È una domanda di sempre, ma l’emergenza Coronavirus ci ha abituati a un rapido susseguirsi di decreti emanati all’improvviso dal Governo per fronteggiare il diffondersi dei contagi ma anche per adottare provvedimenti economici. Finora, sono state misure di sostegno alla crisi che ha colpito le varie classi sociali, dai lavoratori dipendenti e autonomi agli imprenditori e commercianti, ma ci sono anche interventi finalizzati alla ripresa economica. Esaminiamo allora meglio cosa può accadere.

Il pericolo della patrimoniale

L’ipotesi di una patrimoniale, cioè di un prelievo forzoso dai conti correnti in percentuale sull’ammontare, non è mai del tutto esclusa. In passato fu realizzata, come nel 1992 quando fu sottratto lo 0,6% dell’ammontare dei depositi bancari presenti in un determinato giorno, senza alcun preavviso. Oggi una misura del genere sembra però meno facilmente praticabile e non rientra affatto nei programmi del Governo.

Sarebbe, infatti, un suicidio di politica economica finanziare la ripresa attraverso un’imposizione straordinaria e forzata, quando tutti gli indicatori depongono nel senso di realizzare la crescita aumentando il deficit, cioè il debito pubblico, senza aggravare ulteriormente la posizione dei contribuenti già fortemente penalizzati dalla crisi.

Il Fondo di tutela depositi

Perciò non temere di continuare a tenere i tuoi soldi depositati in banca per questo motivo. D’altronde, il rischio di default degli istituti creditizi – il crac delle banche che si è spesso verificato nella storia italiana recente – è neutralizzato dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, che opera fino a 100.000 euro per ciascun conto. Un limite adeguato a proteggere i risparmi della maggior parte degli italiani e che oltretutto è “moltiplicabile” per chi ha maggiori disponibilità e può aprire diversi rapporti ciascuno entro questo ammontare.

Gli impieghi vincolati

A differenza degli impieghi liquidi, qui c’è il vincolo di tenere depositate le somme per un determinato periodo – variabile, a seconda delle forme, da 3 mesi a 5 anni e oltre – con il premio di un rendimento aggiuntivo rispetto agli impieghi liquidi. Questo, come vedremo ora, avviene senza penalizzare eccessivamente la sicurezza.

I conti deposito

Sono gli strumenti che vanno per la maggiore in periodi di crisi recessiva come quello attuale, connotato anche da prolungati tassi bassi di interesse. Il conto deposito vincolato è una buona scelta se non hai necessità di ritirare i tuoi soldi prima della scadenza programmata, altrimenti dovresti rinunciare agli interessi promessi alla scadenza.

Non è di certo la soluzione più redditizia, ma si spuntano rendimenti maggiori rispetto ai conti correnti semplici e senza vincoli di prelievo. Sul fronte della sicurezza, anche per questi prodotti opera il Fondo di tutela che abbiamo visto nel paragrafo precedente e con lo stesso limite di 100.000 euro per ciascun conto.

Inoltre, proprio nei momenti di recessione, le offerte di prodotti di questo tipo tendono a incrementarsi e c’è la possibilità di spuntare rendimenti interessanti tra le decine di proposte presenti sul mercato. L’importante è confrontarle bene prima di decidere e affidarsi a istituti presenti sul territorio italiano e con l’autorizzazione delle Autorità di vigilanza ad operare nel nostro Paese. Diffida, invece, di strumenti proposti da call center o da siti esteri che non indicano la presenza di una stabile organizzazione in Italia.

I titoli di Stato e le obbligazioni

In un periodo di tassi di interesse bassi e ridotti al minimo, come quello che da alcuni anni stiamo vivendo è già molto difficile ottenere rendimenti “decenti” ma almeno, investendo in titoli di Stato o obbligazioni di emittenti sicure, il capitale è abbastanza protetto, anche se non del tutto perché c’è il rischio di rimetterci una fetta rivendendo i titoli prima della scadenza se nel frattempo i tassi dovessero risalire.

I periodi di recessione aumentano il rischio di default di alcuni Stati più deboli o esposti e l’Italia, purtroppo, è considerata tra questi. Uno Stato, tecnicamente, non può fallire in senso economico, ma può crollare il valore dei titoli pubblici che emette e così azzerare i risparmi di chi ha investito in essi.

Lo spread misura proprio il differenziale di sicurezza tra i nostri titoli di Stato e quelli omologhi tedeschi, considerati più sicuri. Chi acquista quelli italiani ottiene un rendimento maggiore perché rischia di più in termini di insolvenza; un grado che attualmente è misurato dal mercato nella misura di 2 o 3 punti percentuali.

Così è meglio diversificare e acquistare un paniere di titoli internazionali, dei Paesi o degli emittenti privati più sicuri nel mondo. Tenendo sempre presente che il valore di titoli di Stato e obbligazioni oscilla in relazione ai movimenti valutari e alle variazioni dei tassi di interesse, cui reagiscono in modo molto sensibile.

Questo significa che quando li acquisti dovresti essere certo di poterli mantenere sino alla scadenza e in questo caso il rischio di perdere il capitale – con una buona diversificazione e investendo nelle emissioni più solide, come abbiamo detto – sarà estremamente ridotto; altrimenti, se fossi costretto a rivenderli prematuramente, potresti subire una perdita anche consistente.

L’investimento postale

I Buoni postali fruttiferi e le altre forme di investimento postale si caratterizzano per offrire un rendimento leggermente più basso di quello dei titoli omologhi di pari durata ma una sicurezza “percepita” come maggiormente garantita, per il fatto che qui la garanzia proviene dalla Cassa depositi e prestiti che è partecipata e posseduta dallo Stato. Le poste, inoltre, offrono una consulenza mediamente più accurata e personalizzata di molte banche e godono di una tradizionale maggior fiducia dei cittadini, finora mai delusa.

Sono quasi tutte forme di investimenti vincolati, a scadenze anche molto lunghe, di 20 anni e più, che spaziano in un ampio ventaglio, dai libretti ai prodotti assicurativi. Il rischio di default dell’emittente è minimo, analogo a quello dello Stato italiano; ci sono poi diversi prodotti che consentono di bilanciare il rischio e il rendimento, con un’offerta “multiscelta” che non ha nulla da invidiare a quella delle banche e delle società finanziarie specializzate negli investimenti.

Azioni e materie prime 

Se finora abbiamo navigato in mare, ora arriviamo nell’oceano. Le azioni stanno mettendo a dura prova la fiducia degli investitori. Il crollo di oltre il 40% di quasi tutte le Borse mondiali – dagli Usa all’estremo Oriente, passando per tutta l’Europa – determinato dalla pandemia Covid-19 non lascia scampo; così molti investitori stanno vedendo il valore dei propri titoli o prodotti finanziari, come i fondi comuni o gli Etf, assottigliarsi come neve al sole.

I titoli azionari e le Borse

Che fare in queste situazioni? Per chi ha già investito, la regola base è tenere i nervi saldi e stare liquidi o possibilmente fermi. Questo significa evitare spostamenti di capitale inconsulti, disinvestimenti determinati dal nervosismo, dall’emotività o dalla paura.

Se il portafoglio è costruito bene e con i giusti asset, un’adeguata diversificazione e una composizione adatta alla propria propensione al rischio (realizzando l’appropriato mix tra azioni, obbligazioni e impieghi monetari in base all’orizzonte temporale dell’investimento di ciascuno), non c’è motivo di preoccuparsi troppo, a meno che non si abbia la necessità di tornare in possesso dei propri soldi prima delle scadenze previste, nel qual caso sarebbe inevitabile una perdita.

Se, invece, ti stai affacciando sul mercato azionario proprio nei momenti di maggior crisi e recessione, considera che non sempre i prezzi ridotti rappresentano una buona opportunità di acquisto; ci sono alcune buone occasioni, ma bisogna saperle selezionare e non è affatto facile riconoscerle e scegliere il timing migliore, il momento giusto per entrare nel mercato: i prezzi potrebbero scendere ancora e di molto.

La protezione del capitale

Quando le prospettive della ripresa economica sono lontane, il rischio di fallimento di molte società quotate in Borsa è dietro l’angolo e in questi casi il valore dell’investimento non è affatto garantito; soltanto comprando determinati strumenti – offerti dalle banche e dagli sportelli postali – è possibile “proteggersi” dal calo delle quotazioni oltre una determinata percentuale, pagando un prezzo in termini di abbattimento dei rendimenti in caso di crescita delle quotazioni.

Ad esempio, per proteggere l’80% del capitale in caso di discesa delle quotazioni nei prossimi 5 anni si rinuncia in partenza al 20% degli incrementi di valore che potrebbero realizzarsi nello stesso periodo. Può essere un metodo efficace per chi desidera predeterminare in partenza il livello di rischio senza perdere la possibilità di affacciarsi sui mercati azionari e godere della crescita in caso di ripresa.

L’oro e le altre materie prime

Un discorso analogo vale per le materie prime: petrolio, oro, grano, platino, diamanti, alluminio e molte altre merci di scambio (non solo quelle preziose) sono quotate sui mercati mondiali ed è possibile acquistare il loro indice tramite un Etf, acquistabile presso qualunque banca fisica oppure online.

Ma anch’esse, come e anche più delle azioni, sono esposte alle oscillazioni dei mercati in base a numerosissimi fattori. Nemmeno l’oro, tradizionalmente considerato un bene rifugio, sta beneficiando della discesa dei mercati azionari e obbligazionari. Non si muove, cioè, in senso inverso, o almeno non sempre e dunque non garantisce adeguatamente dalle fasi di recessione e dalle depressioni economiche. Puoi acquistarne una piccola quantità in percentuale rispetto ai tuoi risparmi, per coprirti da una parte dei rischi di crollo delle quotazioni degli impieghi finanziari, ma nel breve o medio periodo potresti rimetterci perché nel frattempo anche l’oro scende, come è avvenuto per buona parte del decennio trascorso, che non ha più rivisto i massimi toccati nel 2011.

Approfondimenti

Se vuoi saperne di più sugli argomenti che abbiamo esposto leggi anche:



2 Commenti

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube