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Pensione anticipata: tassa sul licenziamento

20 Settembre 2021 | Autore:
Pensione anticipata: tassa sul licenziamento

Il datore di lavoro che licenzia il dipendente prossimo alla pensione deve pagare il ticket sul licenziamento?

Il datore di lavoro, nella generalità dei casi in cui licenzia un dipendente, è obbligato a pagare il cosiddetto ticket sul licenziamento, o tassa sul licenziamento: si tratta di un contributo aggiuntivo dovuto all’Inps, pari a 547,41 euro (valore 2021) per ogni anno di lavoro effettuato. L’importo massimo del contributo è pari a 1.642,54 euro (valore corrispondente a 3 anni di lavoro, per il 2021).

Ma se il datore di lavoro procede al licenziamento perché il dipendente va in pensione, questo contributo è ugualmente dovuto? Se il dipendente matura il diritto alla pensione anticipata, la tassa sul licenziamento deve essere versata? E se matura le condizioni per la pensione di vecchiaia?

Innanzitutto, è opportuno osservare che, nella generalità dei casi, è il lavoratore avente diritto alla pensione a rassegnare le dimissioni: il contributo sul licenziamento non è dovuto se il rapporto cessa in seguito alle dimissioni volontarie del dipendente (mentre è dovuto se le dimissioni sono per giusta causa o durante il periodo di maternità), oppure nelle seguenti ipotesi:

  • scadenza del contratto a termine;
  • risoluzione consensuale, al di fuori della procedura di conciliazione obbligatoria introdotta dal Jobs Act;
  • licenziamento del lavoratore domestico (colf e badanti);
  • licenziamento di lavoratori assicurati presso la gestione Inpgi (giornalisti);
  • licenziamento di operai agricoli;
  • licenziamento di apprendisti di 1° livello;
  • licenziamento di lavoratori extracomunitari stagionali;
  • decesso del lavoratore;
  • licenziamento del lavoratore collocato in Isopensione;
  • cessazione del rapporto di lavoro per esodo dei lavoratori anziani concordata a seguito di accordi sindacali nell’ambito di procedure di licenziamento collettivo;
  • cessazione nell’ambito di processi di riduzione di personale dirigente, conclusi con accordo firmato dall’associazione sindacale stipulante il contratto collettivo di lavoro della categoria;
  • interruzioni dei rapporti di lavoro afferenti a processi di incentivazione all’esodo che diano luogo a un assegno straordinario [1];
  • aziende in procedura fallimentare o in amministrazione straordinaria richiedenti la cassa integrazione straordinaria (Cigs);
  • interruzione del rapporto di lavoro conseguente a licenziamenti effettuati in conseguenza di cambio appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in applicazione delle clausole sociali che garantiscano continuità di occupazione;
  • interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere (se impossibile la ricollocazione del lavoratore);
  • datori di lavoro tenuti al versamento del contributo di ingresso alla procedura di mobilità, per evitare la doppia imposizione;
  • lavoratore già pensionato.

La finalità del ticket del licenziamento è infatti quella di coprire, parzialmente, gli oneri legati all’indennità di disoccupazione Naspi: relativamente alle cessazioni per le quali il lavoratore non può accedere alla prestazione, la tassa non è dunque dovuta. Il ticket non è dovuto alla cessazione del contratto a termine, in quanto il datore, in relazione a questo contratto, paga un contributo addizionale finalizzato a finanziare la Naspi.

Il lavoratore che matura i requisiti per la pensione può essere licenziato?

Il datore di lavoro privato può licenziare il lavoratore che raggiunge i requisiti per la pensione? IL cosiddetto “licenziamento ad nutum”, cioè, in parole semplici, il licenziamento libero, senza obbligo di motivazione, da parte del datore di lavoro privato, è possibile quando il lavoratore compie l’età pensionabile, sino al 31 dicembre 2022 pari a 67 anni: il dipendente deve però aver maturato, oltre al requisito di età, il requisito contributivo utile alla pensione di vecchiaia, pari a 20 anni di contributi.

Se azienda e lavoratore si accordano, il dipendente può restare in servizio sino a 71 anni, attuale requisito di età necessario al raggiungimento della pensione di vecchiaia contributiva (accessibile ai lavoratori privi di anzianità contributiva anteriore al 1996, o a coloro che optano per il calcolo integralmente contributivo del trattamento con il computo di tutti i versamenti presso la gestione separata.

Prima del compimento dei 67 anni, l’azienda non ha la libertà di licenziare, ma valgono le regole generali, in tema di scioglimento del rapporto di lavoro, quindi il licenziamento è possibile per giusta causa, giustificato motivo soggettivo (ad esempio, licenziamento disciplinare) o oggettivo (licenziamento per motivi economici).

Farebbe eccezione il solo caso in cui sussista un’apposita clausola nel contratto collettivo applicato, che preveda la possibilità di terminare il rapporto compiuta una determinata età, solitamente pari a 65 anni: in buona sostanza, al compimento dei 65 anni, o del diverso limite di età previsto dal contratto collettivo, il dipendente potrebbe essere licenziato, sussistendo l’apposita clausola risolutiva nell’accordo collettivo. Sul punto, però, gli orientamenti della giurisprudenza non sono concordi; licenziare a una determinata età a causa delle previsioni del contratto collettivo sarebbe possibile solo se è presente la giusta causa, un giustificato motivo oggettivo o soggettivo. Per approfondire: Licenziamento e pensionamento forzato.

Lavoratore che matura i requisiti per la pensione anticipata: la tassa sul licenziamento è dovuta?

In generale, il lavoratore licenziato che matura i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria [3] non può accedere all’indennità di disoccupazione Naspi.

In questi casi, pertanto, se il diritto alla pensione decorre dal giorno successivo all’interruzione del rapporto di lavoro, l’obbligo di pagamento del ticket di licenziamento non sussiste, in quanto non sorge il teorico diritto alla Naspi.

Al contrario, qualora sussista per il lavoratore il teorico diritto alla Naspi sino alla decorrenza della pensione, il datore di lavoro è tenuto all’obbligo di versare la tassa sul licenziamento.

Se la decorrenza della pensione è subordinata a un periodo di attesa a partire dalla maturazione dei requisiti, cioè a un periodo di finestra, è possibile fruire dell’indennità di disoccupazione fino alla prima decorrenza utile del trattamento [4].

Lavoratore che matura i requisiti per una pensione agevolata: la tassa sul licenziamento è dovuta?

In relazione al trattamento di pensione anticipata quota 100, è stato chiarito che la Naspi può essere fruita anche dal disoccupato che ha già maturato i requisiti per questa tipologia di pensione, se non si avvale del trattamento, quindi se decide di pensionarsi. Lo stesso vale per chi matura i requisiti per particolari tipologie di pensione anticipata agevolata, come l’opzione donna, e per chi matura i requisiti pensionistici attraverso ulteriori strumenti come la totalizzazione nazionale, l’Ape sociale, la ricongiunzione.

In buona sostanza, il ticket deve essere pagato in tutti i casi in cui il lavoratore licenziato matura un trattamento pensionistico diverso dalla pensione di vecchiaia o dalla pensione anticipata ordinaria, a prescindere dal fatto che il lavoratore non usufruisca, in concreto, della Naspi, optando invece per l’accesso immediato alla pensione.

Lavoratore che matura i requisiti per l’assegno d’invalidità: la tassa sul licenziamento è dovuta?

L’obbligo del ticket di licenziamento è previsto infine per i titolari dell’assegno ordinario di invalidità. La Corte costituzionale [5] ha infatti previsto il diritto di opzione tra il mantenimento dell’assegno ordinario di invalidità e l’erogazione dei trattamenti di disoccupazione. Di conseguenza, dato che il lavoratore può optare per la Naspi in luogo dell’assegno, l’interruzione del rapporto di lavoro comporta sempre l’obbligo contributivo della tassa sul licenziamento, a prescindere dall’effettiva richiesta dell’indennità di disoccupazione.


note

[1] Circolare Inps 40/2020.

[2] Art.3 co. 3 DM 282/1996.

[3] Art.24 co. 10 DL 201/2011.

[4] Circolare Inps 88/2019.

[5] Corte costituzionale, sentenza 234/2011.


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