Adozione figlio del coniuge: il padre biologico deve versare il mantenimento?

17 Giugno 2020 | Autore:
Adozione figlio del coniuge: il padre biologico deve versare il mantenimento?

Cosa succede se la madre forma una nuova famiglia? Vengono meno gli obblighi dei genitori naturali?

Capita spesso che, finita una relazione, gli ex coniugi trovino un altro partner con cui condividere il resto della loro vita. Tuttavia, non capita raramente che il nuovo compagno accolga insieme alla nuova partner anche i figli della stessa che, non avendo più un punto di riferimento, vengono sballottati da una casa all’altra, a seconda delle condizioni di affido stabilite consensualmente o giudizialmente. In questi casi, i rapporti col nuovo compagno della propria mamma possono essere complicati, ma possono anche divenire molto belli, tali da instaurare un rapporto genitoriale vero e proprio. In quest’ultimo caso, vengono in dubbio tutti i diritti e doveri nascenti con il padre naturale. Ad esempio, cosa succede in caso di adozione figlio del coniuge: il padre biologico deve versare il mantenimento? Analizzeremo una recente sentenza della Cassazione, non prima di aver studiato l’istituto dell’adozione e gli obblighi di mantenimento previsti in capo ai coniugi, anche a seguito di separazione o divorzio.

Il diritto al mantenimento

La nascita di un figlio fa sorgere diverse responsabilità e obblighi legali in capo ai genitori: si pensi all’educazione, alla loro istruzione, alla loro salute. Tutti questi elementi formano il concetto di mantenimento, che non riguarda esclusivamente l’aspetto economico, ma anche affettivo, sociale, genitoriale.

Fino a qualche tempo fa, il mantenimento era un diritto che sorgeva solo in capo ai figli legittimi, per tali intendendosi i figli nati in costanza di matrimonio. Questa lettura violava evidentemente il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione. Oggi, grazie alla modifica del codice civile [1], questa distinzione tra figli legittimi e naturali è stata eliminata, riconducendo tutto alla categoria dei figli.

Se durante il matrimonio, il mantenimento dei figli è qualcosa di scontato, non può sempre dirsi lo stesso in caso di avvenuta separazione; qui, subentrano le liti e le guerre economiche che, spesso, colpiscono gli unici incolpevoli della rottura matrimoniale.

Per questo motivo, è spesso il giudice ad intervenire per stabilire l’apporto economico che i genitori devono apportare ai fini del mantenimento del figlio, basandosi sul potere economico di padre e madre al momento della domanda di separazione.

Mantenimento dei figli maggiorenni

Il mantenimento non viene meno neppure con il raggiungimento della maggiore età, ma continua fino a quando i figli non divengono economicamente autosufficienti, evento che, negli anni, si allontana sempre più nel tempo. Oggi, infatti, il percorso di studi, quasi obbligato, porta il figlio a studiare fino ai 25 anni, per ottenere un diploma di laurea; e non sempre, alla fine degli studi, si ottiene immediatamente il posto di lavoro desiderato.

Tuttavia, è possibile per il genitore disfarsi di questo obbligo nei casi in cui dimostri che il figlio non abbia alcuna intenzione di lavorare, certo di avere il contributo del genitore per una buona sopravvivenza all’interno della società. Per questo motivo, la pigrizia dei figli viene punita dai tribunali: un figlio quarantenne, magari laureato, non potrà mai esigere il mantenimento dal proprio genitore, a meno che non esistano delle situazioni di gravità tali per cui l’uomo non sia nelle condizioni di poter adempiere ai propri interessi.

Il diritto di mantenimento può anche non essere escluso del tutto, ma ridotto alla luce dell’impiego di lavoro part-time o temporaneo, tale per cui il proprio figlio continua ad avere la necessità di essere aiutato per arrivare a fine mese.

L’adozione

Prima di analizzare il fulcro della questione, è giusto chiarire la natura dell’istituto dell’adozione [2].

La concezione tradizionale dell’adozione si sostanzia nell’interesse dell’adottante alla trasmissione del nome e del patrimonio, mediante la creazione di un vincolo artificiale.

Ai tempi, rappresentava semplicemente un escamotage per colmare un vuoto sia nei confronti dell’adottante e della sua sorte avversa, sia nei confronti dell’adottato, e del suo diritto ad avere un po’ di quell’amore che mai ha avuto la fortuna di ricevere.

Inizialmente, questo istituto era quindi inteso per soddisfare i soli interessi privatistici delle persone, volti alla devoluzione del nome e del patrimonio. Per questo, non si determinava l’inserimento dell’adottato nella famiglia dell’adottante, e restavano integri i rapporti del primo con la propria famiglia di origine. Erano previsti numerosi divieti, quale quello di adottare in presenza di propri figli legittimi o legittimati, logica conseguenza della finalità:

  • di supplire al difetto di discendenti;
  • ad evitare di attribuire ad un estraneo una quota maggiore rispetto a quella disponibile.

Solo negli anni ‘40, con l’attuale codice civile, si è abbandonata questa concezione strettamente patrimonialistica ed egoistica dell’istituto, introducendo un nuovo interesse perseguito, superiore agli altri: l’interesse del minore. Si è iniziato a guardare esclusivamente ai suoi interessi sociali, personali, educativi e morali, preferendoli agli interessi della famiglia adottante.

Tuttavia, quella concezione tradizionale, focalizzata al solo aspetto patrimoniale della vicenda, rimane in vigore per le adozioni dei maggiorenni, che si limita, quindi, a far conseguire all’adottato i soli diritti successori ed alimentari.

Mantenimento in caso di adozione

La Cassazione, da ultimo [3], si è occupata di un caso riguardante una figlia maggiorenne, adottata dal nuovo marito della madre e della richiesta del padre biologico di porre fine all’assegno di mantenimento.

Secondo il padre naturale, essendo la figlia adottata da altro uomo, con cui stabilmente convive, in un nuovo contesto familiare, e grazie al quale viene aiutata economicamente in modo continuo, per il soddisfacimento delle sue esigenze e necessità quotidiane, si è in presenza di una circostanza che condizioni la revoca dell’obbligo di mantenimento della figlia.

Tuttavia, la Cassazione non è di questo avviso, sostenendo che la maggiore età e l’avvenuta adozione non siano sufficienti alla revoca del mantenimento. Infatti, l’adottato conserva tutti i diritti e i doveri verso la sua famiglia di origine [4], non essendo giustificabile per i genitori biologici dell’adottato tale evento per porre fine ai loro doveri di mantenimento, irrinunciabili e irrevocabili ai danni del figlio naturale nel nostro ordinamento.


note

[1] Legge n.219/2012

[2] Art.291 cod. civ.

[3] Corte di Cassazione, sez. I Civile, n.7555/20 del 27.03.2020

[4] Art.300 cod. civ.


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