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Notifica a familiare non convivente

30 Marzo 2020
Notifica a familiare non convivente

Quando la notifica fatta a un parente che si trova nella casa del destinatario come ospite è valida e quando invece no: come far valere il difetto di notifica. 

La regola vuole che, quando arriva l’ufficiale giudiziario a casa per notificare un atto, questo sia consegnato direttamente nelle mani del destinatario. Se questi, però, dovesse essere temporaneamente assente, la notifica può essere fatta a una persona di casa. Con «persona di famiglia» si intende un familiare convivente con più di 14 anni e che non sia palesemente incapace di intendere e volere. Oltre al familiare convivente, la busta può essere data anche a una «persona addetta alla casa» come la colf (o, nel caso degli uffici, la segretaria). 

Il problema si pone quando ad aprire la porta è una persona che, seppur legata da un rapporto di parentela con il destinatario dell’atto, non convive con lui e si trova nel suo appartamento solo momentaneamente, a titolo di cortesia. Parliamo insomma del classico ospite: si pensi ad una suocera o ad una sorella. Di qui il dubbio: è valida la notifica a familiare non convivente? E soprattutto, come fa l’ufficiale giudiziario a stabilire se il soggetto a cui affida il plico è davvero un convivente stabile o meno? 

Sul punto, si sono sprecate pagine di giurisprudenza. Non perché la questione sia controversa, ma perché uno dei motivi di ricorso più sfruttati contro gli atti giudiziari, le cartelle esattoriali o gli accertamenti fiscali è sempre legato alla correttezza della notifica. E siccome postini e ufficiali giudiziari svolgono spesso un compito legato a rigide formalità, è facile ottenere dal giudice una dichiarazione di nullità della notifica. 

La Cassazione ha cercato di fissare delle regole molto precise in merito alla notifica a familiare non convivente, regole che ripercorreremo nel seguente articolo. 

A chi notificare un atto?

Le regole sulle notifiche, valide sia per gli atti giudiziari che per quelle del fisco, sono contenute agli articoli 138 e seguenti del codice di procedura civile. 

L’articolo 139 fissa un rigido ordine di persone a cui la notifica va consegnata in caso di temporanea assenza del destinatario presso la propria residenza:

  • persona di famiglia o addetta alla casa, purché non minore di 14 anni e non palesemente incapace;
  • in mancanza di questa, al portiere dello stabile ove è sita l’abitazione o l’ufficio del destinatario;
  • in mancanza del portiere, a un vicino di casa che accetti di ricevere la notifica.

Tale ordine delle persone è tassativo: pertanto, si può passare da una categoria all’altra solo in caso di assenza, incapacità o rifiuto del consegnatario precedente.

Familiare non convivente: chi è?

Come dicevamo in apertura, quando la norma parla di persona di famiglia intende un familiare convivente. Questo significa che è nulla la notifica di un atto nelle mani di un familiare che ha la propria residenza in luogo diverso da quella del destinatario e non sia convivente del secondo. La notifica non può essere sanata neanche se l’effettivo destinatario viene a conoscenza dell’atto in modo diverso. Tale principio è stato affermato proprio di recente dalla Cassazione [1].

Ciò che vuol dire la Corte è che non si può ritenere valida la consegna dell’atto ad un indirizzo ove il destinatario non vive più neanche se, in tale abitazione, vivono i suoi familiari.

Di converso, la giurisprudenza ha anche detto che la consegna dell’atto da notificare è validamente effettuata anche quando l’atto è consegnato a persona di famiglia e, con la dizione «persona di famiglia», la norma non fa riferimento al solo rapporto di parentela, né all’ulteriore requisito della convivenza del familiare con il destinatario dell’atto, ma è sufficiente l’esistenza di un vincolo di parentela o di affinità che giustifichi la presunzione che la persona di famiglia consegnerà l’atto al destinatario. 

Questo significa che, nell’ipotesi inversa a quella sopra indicata, ossia di notifica all’indirizzo ove il destinatario è effettivamente residente, l’atto è valido anche se consegnato a un familiare che si trova in quel luogo momentaneamente, come ospite.

Resta, in ogni caso, a carico di chi dichiara di non aver ricevuto l’atto l’onere di provare il carattere del tutto occasionale della presenza del consegnatario in casa propria, senza che a tal fine rilevino le sole certificazioni anagrafiche del familiare medesimo.

In sintesi, possiamo dire che:

  • la notifica in un luogo ove il destinatario non è residente è sempre nulla, anche se l’atto è consegnato a familiare;
  • la notifica nel luogo ove il destinatario è residente è valida solo se consegnata a un familiare, anche se non convivente, purché si trovi lì a titolo di ospitalità anche se occasionale (si pensi alla nonna trasferitasi per qualche giorno). Viceversa, se la presenza del familiare è del tutto occasionale (solo qualche ora), la notifica nelle sue mani è nulla. 

Notifica a familiare non convivente: che fare?

Il contribuente che riceva una notifica presso la vecchia residenza ove non abita più può far valere la nullità dell’atto anche se lo stesso viene accettato dai suoi familiari che ancora vivono in tale appartamento. Non si può, infatti, presumere che questi ultimi abbiano consegnato la busta all’effettivo destinatario.

Di conseguenza, la Corte, richiamando il suo precedente orientamento [2], ha ricordato che la notifica a mani di un familiare del destinatario, eseguita presso la residenza del primo, che sia diversa da quella del secondo, non determina l’operatività della presunzione di convivenza non meramente occasionale tra i due, con conseguente nullità della notificazione medesima, non sanata dalla conoscenza che ne abbia il destinatario.  

Si tratta di un vizio insanabile della notifica che può essere fatto valere, però, solo a determinate condizioni che vedremo nel successivo paragrafo.

Deve altresì considerarsi nulla la notifica dell’atto giudiziario eseguita in mani di un familiare che si dichiari convivente, ma non lo sia, stante il trasferimento altrove dell’effettivo destinatario della notifica [3].

Come dimostrare la non convivenza?

Spetta al contribuente dimostrare che l’atto è stato consegnato a familiare non convivente. A tal fine, come chiarito dalla Cassazione [4], la parentela e la convivenza tra destinatario dell’atto e consegnatario (quest’ultimo dichiaratosi, nella specie, “familiare convivente”) non possono presumersi dall’attestazione dell’agente postale, che fa fede solo delle dichiarazioni a lui rese, non anche dell’intrinseca veridicità del relativo contenuto; sicché, il destinatario, che abbia prodotto a confutazione di tale veridicità un certificato storico di residenza, non è tenuto ad un’ulteriore, impossibile, prova del fatto negativo circa l’assenza di ogni relazione di parentela e convivenza col consegnatario dell’atto.

La sanatoria della notifica a familiare non convivente

Impugnare un atto sostenendo di non averlo mai ricevuto equivale un po’ a riconoscerne l’esistenza e, quindi, ad ammetterne la conoscenza. Il che significa sanare il vizio. Difatti, l’impugnazione per difetto di notifica serve per consentire al contribuente l’esercizio del proprio diritto di difesa che, altrimenti, non potrebbe mai essere esercitato se questi non venisse in possesso dell’atto. Ma se si riesce a dare prova che l’atto è entrato nella disponibilità materiale del destinatario non si può più parlare di nullità.

Ecco allora che l’impugnazione dell’atto per difetto di notifica nasconde un’insidia: il contribuente non può constare l’atto non validamente notificato perché, se così facesse, sanerebbe la nullità. Egli deve allora attendere la notifica del successivo atto e, contestando quest’ultimo, sostenere di non aver mai ricevuto quello precedente e, quindi, di non aver potuto spiegare una propria difesa per tempo. 


note

[1] Cass. sent. n. 7267/2020.

[2] Cass. n. 7750/2011 e n. 25391/2017

[3] Trib. Grosseto, sent. n. 64/2020.

[4] Cass. sent. n. 10543/2019.

Con il ricorso per la Cassazione della predetta sentenza, assistito da memoria, il contribuente articola tre motivi: a) In relazione all’art. 360 cod. proc. civ. comma 1 n. 3 la violazione e falsa applicazione dell’art. 139 cod, proc, civ., per avere la Commissione tributaria regionale erroneamente ritenuto correttamente effettuata la notifica della cartella n. 048/2004/00194192/77 a mani di un familiare che, diversamente da quanto ritenuto, non era più convivente, avendo nelle more il ricorrente cambiato residenza; b) la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 cod. civ. e dell’art. 116 cod. proc. civ., essendosi la Ctr conformata alla decisione di primo grado, pur avendo omesso l’esame delle prove dedotte dal ricorrente: in particolare non era stato esaminato il certificato storico di residenza del ricorrente dal quale poteva evincersi il cambio di residenza, in epoca antecedente alla notifica del provvedimento; c) la violazione e falsa applicazione dell’art. 156 cod. proc. civ. perché, contrariamente a quanto affermato nella sentenza impugnata, non vi era prova che il ricorrente avesse avuto cognizione dell’esistenza della cartella fino alla ricezione del fermo amministrativo, ed era pertanto priva di fondamento l’affermazione dell’avvenuta sanatoria, per raggiungimento dello scopo, della dedotta nullità della notifica, per essere avvenuta a mani di un familiare non convivente e non presso la residenza del contribuente.(…)

Non è contestato che la notifica della cartella n. 19277, prodromica al preavviso di fermo amministrativo, oggetto del ricorso originario, fu eseguita ove il C. si era , nelle more, trasferito come emerge dal certificato storico di residenza, in atti. Secondo un consolidato indirizzo di legittimità, che questo collegio condivide, «la notifica a mani di un familiare del destinatario, eseguita presso la residenza del primo, che sia diversa da quella del secondo, non determina operatività della presunzione di convivenza non meramente occasionale tra i due, con conseguente nullità della notificazione medesima, non sanata dalla conoscenza «aliunde» che ne abbia il destinatario, ove non accompagnata dalla sua costituzione» (Cass. nn. 7750/2011 e 25391/2017). Da tanto consegue, nel caso in esame, che sono prive di riscontro le affermazioni, contenute nella sentenza impugnata, secondo le quali la cartella, prodromica al preavviso di fermo, era stata «ritualmente notificata»; la «notificazione ha raggiunto lo scopo» perché la cartella era stata «tempestivamente impugnata». Sotto quest’ultimo profilo, va in particolare osservato che a essere stato «tempestivamente impugnato» era il preavviso di fermo amm.vo, non la cartella prodromica.


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