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Termine impugnazione delibera assembleare

11 Aprile 2020
Termine impugnazione delibera assembleare

Ho ricevuto con raccomandata A/R il verbale di un’assemblea condominiale tenutasi in seconda convocazione in cui sono stati approvati dei preventivi di lavori straordinari extra capitolato di altri lavori di rifacimento totale del tetto tuttora in corso.  Le delibere prese mi danneggiano a diversi livelli di diritti.

Inoltre, il protrarsi di questa situazione rischia di farmi perdere il diritto ad interrompere l’usucapione ventennale di due condomini, che si comportano come proprietari di alcuni beni, ma non ne hanno il titolo.

Vorrei sapere da quando decorrono i termini per l’impugnazione delle delibere prese e se posso chiedere la sospensione dell’efficacia esecutiva delle delibere prese.

Secondo il codice civile (art. 1137) contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente, dissenziente o astenuto può adire l’autorità giudiziaria chiedendone l’annullamento nel termine perentorio di trenta giorni, che decorre dalla data della deliberazione per i dissenzienti o astenuti e dalla data di comunicazione della deliberazione per gli assenti.

Dunque, se il lettor era assente all’assemblea, i 30 giorni per impugnare la delibera decorrono da quando ne ha avuto conoscenza mediante raccomandata con avviso di ricevimento.

Il medesimo articolo sopra citato ha cura di specificare che l’azione di annullamento non sospende l’esecuzione della deliberazione, salvo che la sospensione sia ordinata dall’autorità giudiziaria. L’istanza per ottenere la sospensione proposta prima dell’inizio della causa di merito non sospende né interrompe il termine per la proposizione dell’impugnazione della deliberazione.

Dunque, in attesa della decisione nel merito del giudice si deve proporre, anche contestualmente all’impugnazione, una specifica istanza di sospensione degli effetti della deliberazione. L’istanza di sospensione deve fondarsi su questi due elementi:

  • il cosiddetto fumus boni iuris, cioè l’apparenza immediata che le ragioni addotte nel ricorso siano fondate e, pertanto, accoglibili (in altre parole, le Sue ragioni devono apparire lampanti al giudice);
  • il cosiddetto periculum in mora, cioè il pericolo che, nelle more del procedimento, un Suo diritto possa essere irrimediabilmente leso.

Affinché una delibera sia impugnabile occorre che la stessa sia adottata in difformità alla legge o al regolamento condominiale. Si dovrà pertanto inquadrare bene il motivo di illegittimità della delibera, pena il rigetto del ricorso con conseguente probabile condanna alle spese del procedimento.

Per quanto concerne l’usucapione, si ricorda che l’interruzione della stessa può avvenire solamente mediante regolare notifica di atto di citazione con cui il legittimo proprietario rivendica la titolarità del bene (azione di rivendicazione ai sensi dell’art. 948 cod. civ.). Secondo la giurisprudenza, è sufficiente anche il tentativo di mediazione obbligatoria per interrompere i termini: per legge, infatti, ogni volta che si intende agire con un’azione avente ad oggetto i diritti reali (proprietà, usucapione, enfiteusi, ecc.) occorre obbligatoriamente tentare la mediazione con la controparte; solo nel caso di esito negativo si potrà procedere in tribunale.

E infatti, il decreto legislativo n. 28/2010 sancisce l’equiparazione della domanda di mediazione alla domanda giudiziale in relazione agli effetti sulla prescrizione (articolo 5, comma 6: «Dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione gli effetti della domanda giudiziale»).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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