Il Made in Italy si rafforza sui prodotti alimentari

30 Marzo 2020
Il Made in Italy si rafforza sui prodotti alimentari

Obbligo indicazione di origine per pasta, riso e derivati del pomodoro: un decreto interministeriale dell’Agricoltura e del Mise fissa i termini e le condizioni. 

È stato prorogato fino al 31 dicembre 2021 l’obbligo di indicazione dell’origine del grano per la pasta di semola di grano duro, dell’origine del riso e del pomodoro nei prodotti trasformati, che altrimenti sarebbe scaduto il 1° aprile.

Si tratta di un sostegno importante ai prodotti alimentari tipici del Made in Italy che necessitano di essere individuati e contraddistinti quando vengono immessi in commercio, per consentire ai consumatori, in Italia e all’estero in caso di esportazione, di riconoscerne la provenienza e la qualità.

I Ministri delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, hanno firmato oggi il decreto ministeriale che prolunga i provvedimenti nazionali in vigore oltre il 1° aprile, data di entrata in applicazione del regolamento europeo 775 del 2018.

”L’Italia – hanno dichiarato i Ministri Bellanova e Patuanelli all’agenzia stampa Adnkronos – si conferma all’avanguardia in Europa per la trasparenza delle informazioni al consumatore in etichetta. Non possiamo pensare a passi indietro su questa materia e per questo abbiamo deciso di andare avanti. Diamo certezze alle imprese di tre settori chiave per l’agroalimentare italiano”.

Ora ci sono altri passi da compiere: “Chiediamo anche all’Europa di fare scelte coraggiose nell’ambito del Green Deal e della strategia ‘Farm to Fork’, introducendo a livello europeo l’obbligo di indicare l’origine per tutti gli alimenti“, affermano i due ministri.

“Chiediamo ancora una volta alla Commissione Ue – proseguono Bellanova e Patuanelli- di andare incontro anche alle richieste delle imprese, che oggi devono fronteggiare i danni da Covid-19, e di spostare di almeno un anno l’applicazione del regolamento 775”.

“Una norma che non ci piace e alla quale oggi, con tante imprese che producono imballaggi chiusi in Europa, è difficile adeguarsi”, concludono.



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