Coronavirus, possibile proroga fino a maggio

30 Marzo 2020
Coronavirus, possibile proroga fino a maggio

Avevamo già capito tutti che “il giorno della libertà” non sarebbe stato il 3 aprile. Mentre ci attende un sicuro stop fino al 18, spunta la possibilità di un ritorno alla normalità ancora più a lungo termine.

Tre aprile addio. Lo sapevamo, anche se non abbiamo voluto crederci fino all’ultimo. Ci siamo augurati che il lungo stop alla vita normale causa coronavirus si protraesse fino a dopo Pasqua e, in effetti, sarà certamente così: sappiamo già che Palazzo Chigi ha in mente di estendere le restrizioni pensate con scadenza inizio aprile al 18 dello stesso mese. Pensiero che diverrà realtà probabilmente giovedì, come già annunciato su questo portale. Quindi? Vuol dire che il 19 aprile riapriranno fabbriche, scuole ecc.? Crediamo di no.

La lunga attesa della normalità

È possibile che le restrizioni anticontagio da coronavirus volute dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, su parere di un comitato tecnico-scientifico, si protrarranno fino a maggio. I principali quotidiani italiani, come il Corriere della Sera, ne danno notizia oggi, arrivando a spingere l’asticella dei divieti molto più in là di quanto, probabilmente, potessimo immaginare. Già stabilita, scrive Fiorenza Sarzanini, “una conferma delle chiusure fino al 18 aprile e una possibile nuova proroga fino a maggio. Troppo alto il rischio che – qualora si decidesse di allentare sia pur di poco le misure – ci sarebbero violazioni gravi rispetto alla necessità di mantenere la distanza e di stare protetti con le mascherine e gli altri dispositivi”. Nello stesso articolo del Corriere, Sarzanini parlava del sabato appena trascorso, 28 marzo, come di una “giornata nera”: 4942 persone non in regola, tra passeggiatori incalliti a piedi o in auto, qualcuno perfino incurante dell’obbligo di dover stare in quarantena in quanto positivo al Covid-19.

L’importanza di non abbassare le guardia

Segni di un’inevitabile stanchezza, trapelata anche dalle parole dell’ex premier e attuale leader di Italia Viva Matteo Renzi, intervistato nei giorni scorsi da Avvenire. Più che una proposta, la sua propensione per una riapertura graduale delle attività è sembrata il segnale di un’insofferenza serpeggiante. Certamente comprensibile dopo tre settimane di distanziamento sociale, zero abbracci e vita sociale limitata alle videochiamate. Ma il coro che si è levato, in risposta all’idea di Renzi, è stato quello di un no categorico, specie dagli ambienti scientifici. Il commento del virologo Roberto Burioni, via Facebook, non si è fatto attendere: “In questo momento la situazione è ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve”, per poi aggiungere che “quando riapriremo (e non sarà tra dieci giorni) bisognerà andare in giro con la mascherina“. Certo è che una chiusura più a lungo termine ci consentirebbe di stare più tranquilli, in termini di probabilità di riuscire a evitare una ricaduta che ci farebbe tornare al punto di partenza.

Sulla stessa linea di Burioni, Massimo Ciccozzi, responsabile del gruppo di epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che ha rilasciato in queste ore una dichiarazione all’Adnkronos: “I numeri degli ultimi giorni inducono a un cauto ottimismo, ma attenzione a parlare di riapertura: dobbiamo andarci con i piedi di piombo. I test sierologici saranno utili per capire chi ha sviluppato gli anticorpi contro Covid-19 e quanto restano in circolo, anche per programmare una ripresa ragionata e modulata delle attività”. Se il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, ha sottolineato l’esigenza di aspettare fino a dopo Pasqua, “io preferiscono non sbilanciarmi – dice Ciccozzi – il punto è non vanificare i risultati ottenuti. Potremo riaprire quando la curva sarà pari a zero, o molto vicina: adesso non sappiamo neanche se abbiamo superato il picco. Questo è importante per evitare una seconda ondata”.



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