Confisca pro quota dell’immobile della moglie dell’evasore

30 Marzo 2020
Confisca pro quota dell’immobile della moglie dell’evasore
Può scattare quando il marito migliora un locale della consorte con proventi criminali. Lo ha deciso la Cassazione, respingendo il ricorso di una coppia.
Se il marito migliora un immobile di proprietà della moglie con soldi sporchi l’immobile può essere confiscato pro quota: non interamente, quindi, ma soltanto per una misura equivalente al maggior valore del bene, aumentato dall’avervi reinvestito i proventi di attività criminali. Lo ha deciso la Cassazione.
Una sentenza di oggi [1] risponde a una semplice domanda: che succede quando parte di un edificio viene ristrutturata con fondi illeciti? Se ne può confiscare una parte, dicono i giudici della Cassazione, sotto forma di una “quota ideale”. Tutto sta nell’individuare questa quota.
Immaginiamo di possedere un immobile, ma di avere un marito che lo abbia ristrutturato con risorse illecite che si è procurato. Nessuno potrà confiscarci l’immobile per intero. Questo può succedere in una sola circostanza, cioè quando gran parte del valore del bene dipende dagli investimenti illeciti che vi sono stati fatti. In generale, invece, sappiamo che lo Stato può requisire solo i beni ricavati da attività criminali oppure una parte di essi.
Il problema del sequestro o della confisca, in un caso del genere, può quindi riguardare concretamente soltanto alcune “porzioni” del bene, quelle immediatamente riconducibili all’attività illegale, cioè quelle sulle quali si è investito con lavori pagati con proventi criminali. Ma siccome queste porzioni del bene non sono “scorporabili” dal resto dell’immobile, ecco che la confisca avviene “pro quota“, cioè per una parte che, come dicevamo prima, è pari all’incremento patrimoniale avuto grazie agli incassi illegittimi.
Nel caso concreto, esaminato dalla Cassazione, per esempio, si parlava di una coppia alla quale è stata confiscata una parte del valore di un immobile, intestato alla moglie, perché il marito aveva fatto dei lavori di ampliamento abusivi, con i soldi che guadagnava dalle estorsioni. I giudici hanno confiscato 200mila euro al marito e ne hanno restituiti 45mila alla moglie.

note

[1] Sentenza n. 10888/20 depositata il 30 marzo 2020.


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