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Visita fiscale per depressione

18 Giugno 2020 | Autore:
Visita fiscale per depressione

Il soggetto che si assenta dal lavoro per depressione deve sottoporsi a visita fiscale: le modalità della visita, gli orari e l’esenzione dalle fasce di reperibilità.

La depressione è un disturbo dell’umore che ogni giorno colpisce moltissime persone in tutto il mondo. Può essere provocata da cause differenti come ad esempio da un forte stress, dall’assunzione di farmaci, da gravi problemi personali o da una predisposizione genetica. La forte tristezza e lo stato di prostrazione che derivano dalla depressione possono portare il soggetto che ne soffre a gesti inconsulti come a tentativi di suicidio. Inoltre, la persona affetta da depressione spesso si trova nell’impossibilità di lavorare o comunque di potere gestire la propria attività in modo adeguato.

La depressione, quindi, viene considerata a tutti gli effetti una malattia e i soggetti che ne soffrono hanno diritto ad assentarsi dal lavoro. Perciò, se il medico curante accerta lo stato di depressione nel lavoratore, può prescrivergli un periodo di riposo. Nel relativo certificato deve indicare il numero dei giorni di assenza e la depressione come motivazione.

A livello burocratico, l’iter da seguire è quello solito previsto in caso di malattia. Il lavoratore deve, quindi, sottoporsi a visita fiscale per depressione. Tuttavia, in alcuni casi specifici può usufruire di agevolazioni, stante la peculiarità della patologia di cui soffre.

Qual è l’iter per assentarsi dal lavoro per depressione

In caso di malattia il lavoratore affetto da depressione deve far pervenire l’apposita certificazione telematica all’Inps, attraverso il proprio medico curante o la struttura sanitaria presso la quale si trova in cura. Contestualmente deve avvisare il datore di lavoro dell’assenza e comunicare il numero di protocollo del certificato.

Nel certificato di malattia il medico curante deve indicare:

  • le generalità del lavoratore;
  • la prognosi dei giorni di malattia, nel caso specifico “depressione”;
  • la data ed il luogo di compilazione;
  • l’indicazione della data di inizio o di continuazione della malattia;
  • l’indirizzo del domicilio del lavoratore nel quale deve essere eseguita la visita fiscale.

Il medico deve, quindi, firmare e timbrare il certificato.

In alcuni casi particolari come, ad esempio, quando il lavoratore si è rivolto ad uno specialista (neurologo/psichiatra) per le esigenze correlate alla patologia sofferta, il certificato può essere rilasciato anche da altri medici convenzionati con il Ssn (Servizio sanitario nazionale) o da strutture ospedaliere o di pronto soccorso.

Il certificato di malattia viene inviato dal medico curante al Sac (Sistema di accoglienza centrale) del Mef (ministero dell’Economia e delle Finanze) che, a sua volta, lo inoltra all’Inps. Il datore di lavoro riceve l’attestato di malattia sul quale sono riportati tutti i dati del certificato medico, esclusa la diagnosi per evidenti ragioni di privacy.

Se il lavoratore è dipendente privato ed il medico curante o la struttura sanitaria sono impossibilitati ad inviare la certificazione per via telematica, la consegna può avvenire in forma cartacea sia al datore di lavoro sia all’Inps. Il certificato di malattia può essere inviato in formato cartaceo anche nel caso in cui la malattia implica il ricovero ospedaliero.

Cos’è la visita fiscale e come si svolge

La visita fiscale è quella che viene effettuata dal medico incaricato dall’Inps al fine di accertare lo stato di salute del lavoratore. La stessa si svolge in determinati orari durante i quali il lavoratore deve farsi trovare reperibile presso l’indirizzo indicato nel certificato di malattia.

Nello specifico:

  • per i dipendenti del settore pubblico, gli orari delle visite fiscali vanno dalle 9.00 alle 13.00 e dalla 15.00 alle 18.00;
  • per i dipendenti del settore privato, invece, le visite fiscali possono essere effettuate dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00.

Le fasce orarie sono valide tutti i giorni e le visite fiscali possono avvenire anche in giorni non lavorativi e festivi.

Quali sono i casi di esonero della fasce di reperibilità

In alcuni casi specifici, è stato previsto l’esonero dalle fasce di reperibilità per la visita fiscale, in relazione ai quali bisogna distinguere tra dipendenti pubblici e privati.

I dipendenti pubblici possono ottenere detto esonero se sono affetti da:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • una particolare causa di servizio [1];
  • stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%.

I lavoratori dipendenti del settore privato hanno diritto all’esonero dalle fasce di reperibilità se soffrono di:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • ovvero di stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%.

Solo in questi casi il medico curante al momento della redazione del certificato di malattia, può applicare la segnalazione relativa alle agevolazioni che escludono dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità. In merito, l’Ente di previdenza ha chiarito che la legislazione in vigore non prevede un esonero dal controllo ma esclusivamente dall’obbligo di reperibilità [2]. Questo perché è sempre possibile concordare con l’Inps l’orario della visita fiscale presso il proprio domicilio.

La certificazione del medico curante è di per sé sufficiente a dimostrare le condizioni di salute del lavoratore depresso senza che vi sia necessità di altra certificazione come ad esempio dell’attestazione del Centro di igiene mentale (Cim). Tuttavia, in alcune specifiche situazioni, tale certificazione può essere richiesta dal medico fiscale a conferma e specificazione di quella già rilasciata dal medico curante.

Quali sono gli stati patologici invalidanti che danno diritto all’esonero

In generale, gli stati patologici invalidanti per i quali non vi è l’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità per la visita fiscale da parte dell’Inps, sono i seguenti:

  • sindromi vascolari acute con interessamento sistemico;
  • emorragie severe /infarti d’organo;
  • coagulazione intravascolare disseminata e condizioni di shock – stati vegetativi di qualsiasi etiologia;
  • insufficienza renale acuta;
  • insufficienza respiratoria acuta anche su base infettiva (polmoniti e broncopolmoniti severe, ascesso polmonare, sovrainfezioni di bronchiectasie congenite, fibrosi cistica);
  • insufficienza miocardica acuta su base elettrica (gravi aritmie acute);
  • ischemica (infarto acuto), meccanica (defaillance acuta di pompa) e versamenti pericardici;
  • cirrosi epatica nelle fasi di scompenso acuto;
  • gravi infezioni sistemiche fra cui aids conclamato;
  • intossicazioni acute ad interessamento sistemico anche di natura professionale o infortunistica non Inail (arsenico, cianuro, acquaragia, ammoniaca, insetticidi, farmaci, monossido di carbonio, etc.);
  • ipertensione liquorale endocranica acuta;
  • malattie dismetaboliche in fase di scompenso acuto;
  • malattie psichiatriche in fase di scompenso acuto e/o in trattamento sanitario obbligatorio;
  • neoplasie maligne, in trattamento chirurgico e neoadiuvante chemioterapico antiblastico e/o sue complicanze;
  • trattamento radioterapico;
  • sindrome maligna da neurolettici;
  • trapianti di organi vitali;
  • altre malattie acute con compromissione sistemica (a tipo pancreatite, mediastinite, encefalite, meningite, ecc.) per il solo periodo convalescenziale;
  • quadri sindromici a compromissione severa sistemica secondari a terapie o trattamenti diversi (a tipo trattamento interferonico, trasfusionale).

È ammesso l’esonero dalle fasce di reperibilità per depressione?

Nel caso specifico della depressione, se la malattia dipende da una patologia psichiatrica in fase di scompenso acuto e/o in trattamento sanitario ospedaliero, accertata con una percentuale di un’invalidità superiore al 67%, il lavoratore può beneficiare dell’esonero dalle fasce di reperibilità e può uscire di casa durante le stesse, se così gli è stato prescritto dal medico curante. Quindi, può non rispettare quanto previsto per le visite fiscali ma solo se è il certificato medico che attesta la depressione, a prescrivergli una terapia che prevede lo svago e l’uscire di casa.

In tal senso, si è espressa di recente la Corte di Cassazione [3] la quale ha affermato la non sanzionabilità del lavoratore affetto da esaurimento e depressione, se lo stesso si reca all’esterno ad effettuare attività all’aperto, anche ludiche, durante il periodo di malattia. Ciò in relazione proprio al fatto che la depressione, a differenza delle ordinarie patologie, non trovano giovamento nella permanenza in luoghi chiusi. Pertanto, non è meritevole di sanzione il lavoratore assente per patologie psichiche che effettua attività di svago.

In tutti gli altri casi, invece, bisogna attenersi alle direttive dell’Inps che non prevedono l’esonero dalle fasce di reperibilità nel caso di malattia per depressione. In proposito la Corte di Cassazione [4] ha precisato che il lavoratore può assentarsi da casa, comunicando tempestivamente all’Inps e al datore di lavoro, la lontananza dal luogo di domicilio e la motivazione.

In mancanza della comunicazione o il ritardo di essa, il lavoratore incorre in sanzioni e l’Ente di previdenza può ritenere non valido il giustificativo presentato in secondo momento.

Il lavoratore assente per depressione va pagato?

Un ultimo aspetto da esaminare è quello relativo al trattamento economico del lavoratore in malattia per depressione.

Durante il periodo di assenza il lavoratore non ha diritto a percepire lo stipendio bensì un’indennità sostitutiva (indennità di malattia) erogata dall’Inps. Tale indennità viene corrisposta dall’Ente di previdenza solo dal quarto giorno di assenza in poi mentre i primi tre giorni, se previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, sono a carico del datore di lavoro.

L’indennità di malattia è pari:

  • al 50% della retribuzione media giornaliera, dal 4° al 20° giorno;
  • al 66,66% della retribuzione media giornaliera, dal 21° al 180° giorno.

I lavoratori che percepiscono l’indennità di malattia dell’Inps sono quelli del settore privato, gli impiegati del settore terziario e dei servizi nonché i disoccupati e i lavoratori sospesi dal lavoro a patto che il rapporto di lavoro sia terminato o sospeso da non più di 60 giorni prima dell’inizio della malattia.

Inoltre, durante il periodo di riposo indicato nel certificato medico, il lavoratore depresso non può essere licenziato, salvo i casi in cui il licenziamento non dipende da motivi che non riguardano il dipendente come ad esempio una crisi aziendale.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici l’indennità di malattia viene corrisposta per 18 mesi ed ammonta:

  • al 100% della retribuzione, nei primi 9 mesi di assenza;
  • al 90% della retribuzione, nei tre mesi successivi, quindi dal 10° al 12°;
  • al 50% dello stipendio, dal 13° al 18° mese;
  • dal 18° mese in poi non spetta alcunché.

note

[1] Nello specifico, si tratta di causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della “tabella A” allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, ovvero a patologie rientranti nella “tabella E” dello stesso decreto.

[2] Circolare Inps n. 95 del 7.06.2016.

[3] Cass. sent. n. 21621/2010 e sent. n. 6375/2011.

[4] Cass. sent. n. 64/2017.


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