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Coronavirus: che succederà dopo Pasqua

31 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: che succederà dopo Pasqua

Governo e Comitato tecnico valutano come impostare la graduale riapertura delle attività dopo Pasquetta. Sempre che la curva dei contagi lo consenta.

Sarà che l’anagrafe lo rende ottimista, ma il ministro della Salute Roberto Speranza comincia a vedere la luce in fondo al tunnel e, pur con le dovute cautele, si azzarda a proporre una data per la fine della quarantena così come l’Italia la sta vivendo in questo momento: ancora uno sforzo di una decina di giorni, fino a Pasqua, e poi, piano piano, il Paese potrà risorgere dal calvario del coronavirus. Intendiamoci: niente facili entusiasmi perché se dal 13 aprile in poi, cioè dal giorno di Pasquetta in avanti, cominceranno a cambiare le cose, si farà un passo alla volta e con la stessa prudenza di chi cammina su un campo minato cercando di arrivare alla meta senza saltare prima in aria.

Speranza ha parlato della Pasqua come punto di svolta dopo avere incontrato il Comitato tecnico-scientifico della Protezione civile che, insieme al Governo, detta il ritmo degli ormai famosi Dpcm firmati a raffica da Giuseppe Conte. Sul tavolo del vertice che si è svolto ieri c’era la domanda che tutti gli italiani si pongono da giorni: quando ne verremo fuori dall’emergenza? O, per lo meno, quando si comincerà ad allentare una corda che se si tira ancora un po’ può finire per spezzarsi? Forse queste domande vanno poste al contrario, cioè: fino a quando si resterà nell’attuale situazione? Sembra la stessa domanda, ma a questa è più facile rispondere.

Quel che è stato deciso ieri è che fino a Pasqua non cambierà nulla, e che poi si vedrà. Cedere prima sarebbe un rischio troppo alto: i giorni di festa potrebbero essere una tentazione troppo forte per chi vuole prendersi una boccata d’aria dopo settimane di clausura. Si prenderà una decisione dati alla mano, osservando ed interpretando la curva dei contagi. Se l’Italia sarà pronta potrà iniziare a passo di lumaca il cammino verso la normalità. Si partirebbe dalla riapertura delle industrie, dopo un consulto con le parti sociali, cioè con sindacati ed imprenditori. Nel frattempo, come annuncia il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, arriverà l’ennesimo decreto per rinviare le scadenze fiscale e procurare ulteriori aiuti alle partite Iva e al sistema produttivo.

Dopodiché, potrebbe essere il turno di alcuni negozi, in particolare di quelli che non prevedono uno stretto contatto con i clienti. Successivamente, sarebbe possibile prendere un caffè al bar o mangiare un piatto di pasta al ristorante o in pizzeria, pur mantenendo le distanze interpersonali. Infine, arriverebbe la riapertura di cinema e teatri. Cose che sarebbe possibile fare non prima dell’inizio del mese di maggio. Anziani e bambini saranno invitati a restare a casa e, comunque, nel caso in cui vogliano uscire a fare una passeggiata, a prendere le dovute precauzioni. Il tutto, come detto, solo se la curva dei contagi conferma il trend in discesa.

Cauto, comunque, il presidente del Consiglio Conte: «È prematuro ancora fare previsioni rispetto ai tempi in cui tutte le attività produttive e le attività commerciali potranno ripartire – mette le mani avanti il premier –. Ci auguriamo di poter tornare quanto prima alla normalità, riducendo gradualmente le restrizioni per evitare che gli sforzi sin qui compiuti da tutto il Paese siano vani».


note

Autore immagine: Canva.com


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