Coronavirus: i tre livelli di allerta

31 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: i tre livelli di allerta

Circa un terzo degli italiani sta vivendo una fase di allerta psicologica per l’emergenza sanitaria; di conseguenza, mostra una scarsa aderenza alle prescrizioni sanitarie imposte per il contenimento del contagio.

Come vivono gli italiani questo periodo di quarantena? Quali sono i risvolti psicologici del Coronavirus sulle nostre vite? Quanto incidono la paura e lo stress nella nostra quotidianità? Per contenere la diffusione del Covid-19, il Governo ha emanato decreti su decreti restringendo al minimo la nostra libertà di spostamento, limitando le nostre uscite soltanto a comprovate esigenze lavorative, motivi di salute, ragioni di necessità e di assoluta urgenza (scarica qui il nuovo modulo di autocertificazione). Insomma, siamo tenuti a rispettare rigorasamente un periodo di isolamento. Isolamento che qualcuno definisce con ironia “arresti domiciliari da 41 bis”.

Siamo tenuti a mantenere il distanziamento sociale di sicurezza di almeno un metro. Dobbiamo evitare il contatto fisico: baci, abbracci, strette di mano. Banditi gli sport all’aperto e le passeggiate immersi nella natura, a meno che non si debba portare il cane a spasso per consentirgli di espletare i suoi bisogni fisiologici. Rimandati i concerti, gli spettacoli, le gare sportive. Molte attività lavorative hanno dovuto abbassare le serrande. Tutto per evitare il contagio di questo temibile nemico silenzioso. Eppure, c’è chi non si perde d’animo e si reiventa, spostando a casa le attività che solitamente praticava all’aperto. C’è chi è più scoraggiato e vive con ansia e stress questa situazione, ma si tratta di misure necessarie da osservare per la nostra salute e quella degli altri.

La circolazione della prima bozza del decreto ha allarmato gli italiani che, inevitabilmente, trovandosi in una zona pericolosa, hanno cercato il primo appiglio per fuggire così hanno preso d’assalto le stazioni. Le misure restrittive adottate dal Governo si sono ripercosse sui cittadini, provocando allarmismo, senso di incertezza sul futuro e sulla propria condizione di salute.

Per definire quali sono le reazioni degli italiani all’emergenza sanitaria provocata dal Coronavirus, il Centro di Ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica di Milano ha condotto uno studio su un campione di 1000 individui. L’intento? Analizzare la capacità di engagement, ovvero la capacità di elaborare le preoccupazioni legate allo stato di emergenza dal punto di vista psicologico e di reagire attraverso una risposta collaborativa nel processo preventivo alla diffusione del contagio. E’ stato definito un modello psicologico per la valutazione dell’engagement (People Health Engagement Model) in grado di anticipare le reazioni psicologiche degli italiani e di spiegarne l’aderenza alle prescrizioni di contenimento del Coronavirus.

Profilare gli italiani in base al loro livello di engagement serve a renderli maggiormente consapevoli dell’importanza di rispettare le misure restrittive ed evitare la rapida diffusione del virus; serve rendere efficace la prevenzione del Covid-19, adottando comportamenti sanitari responsabili.

Ma procediamo con ordine e analizziamo nel dettaglio i risultati di questa ricerca.

Stress da Coronavirus

Un terzo degli italiani è sotto stress da Covid-19. E’ quanto emerge dallo studio condotto dal Centro di Ricerca EngageMinds HUB. Ma come si è arrivati a questo risultato? Il People Health Engagement Model (modello elaborato dal team di esperti) consente di fare una diagnosi sullo stadio psicologico in cui si trova il cittadino. Gli stadi sono essenzialmente tre:

  • «allerta»: è la fase in cui si trova chi è particolarmente spaventato e disorientato dall’emergenza sanitaria; pertanto, il soggetto adotta alcuni comportamenti disorganizzati e “pregiudizievoli” per il sistema sanitario;
  • «accettazione»: è la fase in cui si trova chi sta cercando di elaborare la preoccupazione verso la situazione in atto. In particolare, l’individuo tenta di mantenere la calma e di aderire il più possibile alle misure restrittive prescritte, ma ha difficoltà ad essere lucido, razionale e ha a prendere decisioni efficaci in rapporto al rischio di salute a cui potrebbe andare incontro;
  • «equilibrio»: è la fase in cui si trova chi è riuscito ad accettare questa situazione e ad adattarsi, cercando di riscoprire la propria dimensione in questo periodo di isolamento forzato. In questa fase di pieno engagement rientra chi ha ben compreso la necessità di aderire alle misure restrittive e reagire in maniera ottimistica, responsabile, proattiva e in sinergia con le prescrizioni del sistema sanitario.

Quali sono i risultati dello studio?

La ricerca dimostra che solo il 16% degli italiani si trova in una posizione di «equilibrio» psicologico. Lo stadio di «allerta» è stato registrato al sud ed isole e nel nord est.

Il 35% degli italiani intervistati afferma di essere preoccupato per l’emergenza sanitaria; il dato raddoppia tra coloro che si trovano in «allerta» i quali dichiarano: una minore fiducia nei confronti del governo (3% contro il 7% della popolazione dichiara di avere molta fiducia); delle istituzioni sanitarie (7% contro il 19% della popolazione dichiara di avere molta fiducia) e della ricerca (19% contro il 32% della popolazione dichiara di avere molta fiducia).

Chi si trova in questo stato di allerta consulta ripetutamente i social network (20% contro l’11% della popolazione italiana), rischiando di incorrere nelle fake news (leggi le ultime bufale sul Coronavirus, Coronavirus: 10 nuove bufale e curiosità e Le 11 bufale sul Coronavirus).

Solo un terzo degli italiani intervistati è fiducioso nell’efficacia dei vaccini (28%), fiducia che cresce soprattutto tra chi è nella posizione di “equilibrio”.

Come incide la preoccupazione sulla spesa degli italiani

I vari livelli di engagement si riflettono anche sulla spesa al supermercato: i cittadini «in allerta» hanno fatto scorte di cibo superori rispetto alla media degli italiani (9% contro 6%). Tra gli acquisti: alimenti in lattina; farmaci (13% contro il 9% degli italiani); prodotti per la disinfezione personale (27% contro 18%). Chi è in uno stato di allerta teme di acquistare prodotti alimentari provenienti dalle “zone focolaio” (solo il 35% li acquisterebbero contro il 51% degli italiani e l’85% di chi si trova in “equilibrio”).

Perché profilare i cittadini in relazione al livello di engagement?

Prevedendo il profilo di engagement dei cittadini consente di accompagnarli gradualmente in questo processo di maturazione psicologica dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, al fine di mettere in atto condotte aderenti al sistema sanitario e alle prescrizioni. Questa emergenza sanitaria può favorire un cambio culturale intervenendo sul modo di rapportarsi al sistema sanitario.

Approfondimenti

Per maggiori informazioni leggi i miei articoli:



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