Coronavirus: ci sarà un prelievo forzoso sui conti correnti?

31 Marzo 2020 | Autore:
Coronavirus: ci sarà un prelievo forzoso sui conti correnti?

Molti temono un saccheggio dei depositi privati per sanare le finanze pubbliche. È un’ipotesi possibile ma remota e di fatto impraticabile ora. Vediamo perché.

Emergenze straordinarie richiedono risposte eccezionali. E la pandemia provocata dal Coronavirus è certamente un evento con impatto sanitario ed economico che non ha precedenti nella storia recente, tanto da meritare ormai un posto tra i primi nella classifica dei virus più letali di sempre.

In occasione di questa crisi – che è arrivata all’improvviso ed è diventata in breve tempo così grave da sconvolgere le vite di tutti, mettendo a dura prova la salute dei cittadini e dei bilanci di famiglie, imprese e Stati – molti temono che sia possibile arrivare a un prelievo forzoso di una quota percentuale delle somme depositate sui conti correnti. Sarebbe un blitz improvviso, una soluzione brutale che attingerebbe alle cifre disponibili in un determinato giorno, riversandole automaticamente allo Stato; una sorta di saccheggio dei depositi privati.

Mettere mano sul prezioso giacimento dei risparmi degli italiani depositati nelle banche potrebbe essere in effetti una tentazione per acquisire facilmente e subito le risorse necessarie a fronteggiare l’emergenza economica. In Italia accadde già nel 1992, quando il Governo Amato impose un prelievo del 6 per mille sul saldo attivo delle somme in giacenza, che colpì tutti i conti correnti in modo indiscriminato.

Oggi la preoccupazione che ciò accada nuovamente sorge legittima, ma ha un fondamento, come vedremo subito, solo apparente. L’ipotesi di un intervento straordinario di questo tipo che colpisca all’improvviso i risparmi degli italiani è da ritenersi molto remota e improbabile nel quadro attuale per numerose ragioni. Teoricamente sarebbe un modo estremo, ma possibile, per superare la difficile situazione finanziaria in cui versano le casse dello Stato, messe a dura prova dalla sospensione dei versamenti fiscali e dalla necessità di finanziare tutti gli onerosi interventi necessari per la ripresa.

Facendo il punto della situazione, 25 miliardi sono già stati stanziati con il decreto Cura Italia e altri 30 miliardi circa sono in arrivo nel prossimo decreto di aprile che il governo sta mettendo a punto. Sono stanziamenti ingenti, superiori all’ammontare di cui lo Stato concretamente dispone in questo momento. Ma si è già deciso che le risorse necessarie a finanziare gli interventi saranno procurate ricorrendo al deficit; aumenterà cioè il debito pubblico. L’Unione europea ha già allentato i vincoli del Patto di stabilità e lo consente.

Inoltre bisogna notare che il prelievo forzoso del 1992 fu deciso per fronteggiare una situazione di emergenza che riguardava solo l’Italia, che in quel periodo si trovava a serio rischio di default irreversibile ed era colpita da forti attacchi speculativi sulla lira che richiedevano una risposta blitz, immediata. Servivano urgentemente risorse finanziarie non reperibili in altri modi. Il Paese si trovava sull’orlo dell’abisso finanziario.

E soprattutto in quella crisi l’Italia era sola, senza aiuti di altri Stati o dell’Unione europea ed esposta agli attacchi di potenze finanziarie private che aggredivano finanziariamente la nostra valuta. Una situazione profondamente diversa da quella attuale. Non c’era, come oggi, la possibilità di ricorrere a strumenti alternativi: l’aumento del debito pubblico, le politiche comunitarie, l’emissione di titoli come gli Eurobond per condividere il debito con gli altri Stati membri e neppure il sostegno di una Banca centrale europea o un meccanismo salvastati simile al Mes.

L’attuale crisi provocata dal Covid-19 è mondiale, generalizzata e riguarda tutti; non c’è chi possa o voglia muoversi per speculare proprio contro l’Italia in modo preoccupante. La Banca centrale europea, dopo le incertezze e gli errori iniziali, che hanno provocato il necessario intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha messo in campo a salvaguardia dell’Euro e della tenuta degli Stati membri una potenza di fuoco eccezionale, del valore di 750 miliardi di euro, ampiamente sufficiente a scoraggiare in partenza chiunque voglia attaccare il nostro Paese o altri Stati dell’Unione.

C’è poi una considerazione di opportunità politica che sconsiglia a qualsiasi Governo di imporre in questo grave momento storico una virus tax o prelievi forzosi di qualsiasi genere: sarebbe una scelta suicida che non risolverebbe, se non per un brevissimo periodo, i conti dello Stato ma li farebbe precipitare al collasso senza possibilità di ritorno.

Sarebbe come uccidere la gallina, cioè il contribuente, che produce le uova, cioè paga le tasse. Far crollare la fiducia, ridurre allo stremo i privati e far fallire gli autonomi, il popolo delle partite Iva e le imprese che danno lavoro sarebbe la mossa peggiore e chi è al governo lo sa. Per le finanze italiane è meglio sopportare qualche mese di sospensione del gettito che deriva dalle imposte e finanziare – come sta avvenendo – il pacchetto di interventi a favore di lavoratori, famiglie e imprese ricorrendo ad altri strumenti piuttosto che imporre all’improvviso un prelievo una tantum. Nei periodi di crisi profonda, come nelle guerre, la scelta peggiore è quella di inasprire la tassazione.

Il prelievo forzoso sarebbe un fuoco di paglia, fornirebbe un ammontare di denaro destinato a esaurirsi presto e il gioco non varrebbe la candela ma anzi ridurrebbe allo stremo e indurrebbe chi può farlo – cioè i più ricchi, quelli che detengono il maggior ammontare delle risorse – a spostare i propri capitali all’estero e a non investire e detenere mai più qualsiasi forma di ricchezza in Italia.

Per acquisire risorse fresche è dunque meglio per lo Stato ricorrere a nuove emissioni di titoli di Stato, nostrani o anche europei, magari allungando un po’ la scadenza in modo da avere più tempo per rimborsare i prestiti o, se sarà possibile superando le attuali opposizioni, ricorrere alla via europea per ottenere i finanziamenti necessari, superando il rigorismo e gli egoismi che i Paesi nordici, capitanati dalla Germania, ancora manifestano.

Infine c’è da notare che proprio in questi giorni spuntano le soluzioni contrarie, che vanno in direzione opposta a quella del prelievo forzoso: dal reddito di cittadinanza rafforzato al nuovo reddito di emergenza, passando per l’erogazione degli aiuti stabiliti dal decreto Cura Italia proprio attraverso i conti correnti. Perciò si tratterebbe di dare soldi agli italiani, non di toglierli; fermo restando che, a emergenza conclusa, occorrerà riformulare l’intera politica fiscale e stabilire un tipo di tassazione dosata in base all’effettiva ricchezza e capacità contributiva di ciascuno. Ma questo non avverrà certo ora. Difatti di fronte all’emergenza sono stati rinviati tutti i progetti di riforma fiscale che erano stati messi in cantiere e che avrebbero dovuto realizzarsi, nelle intenzioni del Governo prima dello scoppio dell’epidemia, proprio entro il mese di aprile.



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1 Commento

  1. Grazie, Avv.to (Dr.???) Remer per la chiarezza di quanto ha scritto, comprensibile anche a un ” soggetto fiscalmente sottosviluppato” quale lo scrivente… Se anche i soloni che ci propinano in materia discorsi fiume da anni ai quattro punti cardinali fossero così chiari, forse saremmo meno ignoranti e meno maldisposti verso di loro… Ma è solo utopia. Meglio se il popolo resta somaro… Cui prodest?

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