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Esercizio abusivo della professione

31 Marzo 2020 | Autore:
Esercizio abusivo della professione

Quali professionisti possono incorrere nel reato di esercizio abusivo? Chi sono le persone punite? Come fare denuncia?

In Italia non è possibile fare il lavoro che si vuole senza le dovute autorizzazioni: per alcune professioni, infatti, occorre una speciale abilitazione che viene rilasciata direttamente dallo Stato dopo il superamento di un apposito esame oppure al conseguimento di uno specifico titolo. Contravvenire a queste norme significa incorrere in un vero e proprio reato: l’esercizio abusivo della professione.

In pratica, chi vuole diventare avvocato, dentista, ingegnere, architetto, o comunque esercitare una libera professione, può farlo solamente a determinate condizioni che, se non rispettate, fanno scattare il reato. Purtroppo in Italia sono tanti i professionisti che si spacciano per tali ma che, in realtà, non hanno le carte in regola per poter esercitare quel mestiere (a tal proposito, ti consiglio la lettura degli articoli dedicati a come scoprire un falso dentista e come scoprire un falso medico); in casi del genere, come comportarsi? Si può denunciare l’esercizio abusivo di una professione? Se ne vuoi sapere di più, prosegui nella lettura.

Esercizio abusivo della professione: cos’è?

Secondo il codice penale [1], chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni con la multa da euro diecimila a euro cinquantamila.

Come anticipato in premessa, il delitto di esercizio abusivo scatta solamente per determinate professioni: per la precisione, per quelle che la legge ritiene possano essere svolte solamente se è stato dimostrato il possesso dei requisiti necessari.

Esercizio abusivo: com’è punito?

È ormai chiaro che il reato di esercizio abusivo di una professione non si applica a tutti coloro che fanno un mestiere diverso dal proprio, ma a quanti esercitano una professione per la quale sono necessarie particolari formalità, quali l’iscrizione in un albo o a un ordine, oppure il conseguimento di un determinato titolo abilitativo: pensa agli avvocati, che per esercitare la professione forense devono laurearsi, fare un periodo di tirocinio, sostenere un esame di Stato e poi iscriversi all’albo; oppure ai medici, ai notai, agli ingegneri, ai farmacisti, ai dentisti, ecc.

Commette esercizio abusivo della professione di ragioniere o dottore commercialista il consulente del lavoro che, oltre ad occuparsi della liquidazione e del pagamento delle imposte relative ai redditi da lavoro dipendente, presta assistenza fiscale e contabile anche a lavoratori autonomi e imprese [2].

Oltre alla reclusione, la legge prevede anche delle pene accessorie: la condanna per esercizio abusivo di una professione, infatti, comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle cose che furono utilizzate per commettere il reato.

Inoltre, se la persona condannata esercitava regolarmente la professione, è prevista anche la trasmissione della sentenza di condanna al competente ordine professionale ai fini dell’applicazione dell’interdizione dalla professione da uno a tre anni.

Esercizio abusivo: chi sono le persone sanzionate?

Il reato di esercizio abusivo viene commesso da colui che esercita una professione senza l’abilitazione richiesta dallo Stato. Questo lo abbiamo detto.

Devi sapere che la legge non punisce solamente l’esercente abusivo, cioè colui che vanta un titolo che in realtà non possiede, ma anche colui che si è approfittato di tale situazione di illegalità oppure che ha favorito la commissione di questo reato.

Secondo il codice penale, si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 15mila a 75mila euro nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di esercizio abusivo, ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo.

Commette reato il legale che spinge uno dei suoi praticanti a firmarsi come avvocato pur non avendo ancora conseguito il titolo, oppure il dentista che, nel proprio studio, si avvale di assistenti a cui fa compiere interventi che spetterebbero solamente a un medico.

Risponde di omesso impedimento dell’esercizio abusivo della professione odontoiatrica il direttore sanitario della struttura autorizzata all’esercizio di ambulatorio odontoiatrico che non impedisce l’esercizio abusivo presso tale struttura dell’attività odontoiatrica da parte di personale non abilitato a tale attività quando presso la struttura non si trova nessun altro medico [3].

Esercizio abusivo: come funziona la denuncia?

Se sei involontariamente capitato nelle mani di un professionista che, in realtà, hai scoperto non avere le carte in regola, allora puoi sporgere denuncia per il reato di esercizio abusivo della professione.

Trattandosi di un reato procedibile d’ufficio, non avrai limiti di tempo per poter sporgere la denuncia: in altre parole, non dovrai rispettare il termine di tre mesi imposto normalmente per i reati procedibili a querela.

L’esercizio abusivo della professione, tra l’altro, può essere denunciato da chiunque: ciò significa che la segnalazione alle autorità può essere fatta anche da una persona che non ha avuto alcun contatto con il falso professionista.

Tizio, dentista, è venuto a conoscenza del fatto che un altro dentista sta operando in zona. Dopo qualche piccola indagine, Tizio scopre che il “collega” non ha mai conseguito l’abilitazione. Decide pertanto di denunciarlo ai carabinieri.

A seguito della denuncia, le autorità svolgeranno le opportune indagini. Trattandosi di reato facilmente dimostrabile, nel senso che è sufficiente verificare se l’esercente la professione è munito di abilitazione oppure no, gli inquirenti dovranno accertare che:

  • nessuna abilitazione sussista;
  • sia effettivamente esercitata la professione per cui occorre il titolo.

Peraltro, la giurisprudenza ha specificato che, ai fini della configurabilità del delitto di esercizio abusivo di una professione, non è necessario il compimento di una serie di atti, ma è sufficiente il compimento di un´unica ed isolata prestazione riservata ad una professione per la quale sia richiesta una speciale abilitazione, mentre non rileva la mancanza di scopo del lucro nell´autore o l´eventuale consenso del destinatario della prestazione, in quanto l´interesse leso, essendo di carattere pubblico, è indisponibile [4].


note

[1] Art. 348 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 10100 dell’11 marzo 2011.

[3] Cass., sent. n. 117 del 3 gennaio 2013.

[4] Cass., sent. n. 42790 del 20 novembre 2007.

Autore immagine: Canva.com


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