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Segnalazione servizi sociali anonima

31 Marzo 2020
Segnalazione servizi sociali anonima

Cosa fare quando ti accorgi che una famiglia non è in grado di occuparsi dei propri figli?

Abiti in un piccolo condominio. Da qualche mese, hai notato che la famiglia dell’appartamento di fronte ha gravi problemi economici. Alcuni beni sono stati pignorati e i tre figli piccoli di 5, 7 e 10 anni vengono spesso lasciati in casa da soli. Le mura dell’appartamento sono molto sottili, pertanto spesso ti capita di sentire le urla e i pianti dei bambini. Hai cercato di parlare con i genitori, ma sono scostanti e dicono sempre che non c’è alcun problema. A questo punto, ti domandi se è possibile fare una segnalazione anonima ai servizi sociali in modo da evitare problemi e aiutare comunque la famiglia in difficoltà. A dispetto di quanto si pensi, gli assistenti sociali non portano via i bambini all’improvviso, ma il loro intervento avviene sempre a seguito di una segnalazione. 

Cosa sono i servizi sociali?

Quando si sente parlare di servizi sociali si fa riferimento alle attività finalizzate a garantire alle persone in difficoltà (famiglie, bambini, anziani, disabili, ecc.) l’assistenza di cui hanno bisogno. In particolare, l’assistenza sociale è svolta da operatori laureati che hanno il compito di attuare le misure per prevenire o eliminare le condizioni di disagio economico e sociale.

Gli operatori hanno il compito di:

  • fornire sostegno materiale e psicologico;
  • intervenire a difesa delle donne in caso di separazione;
  • prestare consulenza psicologia gratuita;
  • intervenire a difesa dei bambini: ad esempio, in caso di maltrattamenti;
  • intervenire a favore dei disabili e degli anziani: ad esempio per inserirli all’interno di strutture specializzate o per fare visite domiciliari;
  • attuare l’inserimento dei minori nella società.

Quando fare una segnalazione ai servizi sociali?

Attraverso la segnalazione si portano a conoscenza dei servizi sociali informazioni o notizie che riguardano una persona o una famiglia in difficoltà. Ti faccio un esempio.

Tizia ha 16 anni e da settimane non si presenta a scuola. Dopo aver sollecitato più volte i genitori, l’istituto scolastico chiede l’intervento dei servizi sociali prima di rivolgersi all’autorità giudiziaria.

Il nostro ordinamento prevede che la segnalazione è obbligatoria quando si viene a conoscenza di:

  • un minore in stato di abbandono;
  • un minore allevato in locali insalubri o pericolosi oppure da persone incapaci di provvedere alla sua educazione;
  • un minore che esercita la prostituzione;
  • un minore straniero, privo di assistenza in Italia, vittima dei reati di prostituzione e pornografia minorile o di tratta e commercio;
  • una proroga di affidamento familiare o un collocamento in comunità o in istituto, oltre il termine stabilito o per anticiparne la cessazione.

I servizi sociali possono intervenire anche autonomamente (cioè senza alcuna segnalazione) quando, ad esempio, c’è il consenso della famiglia ad aderire al progetto formulato per rimuovere la situazione di difficoltà.

Se per rimuovere un pregiudizio, attuale o potenziale, a carico di un minore, non sono sufficienti gli interventi del servizio sociale, allora questi ultimi procederanno a richiedere al tribunale per i minorenni un provvedimento:

  • di allontanamento del figlio o dei genitori o dei conviventi dalla residenza familiare;
  • di decadenza dalla responsabilità genitoriale;
  • di dichiarazione dello stato di adottabilità del figlio;
  • affinché i genitori si astengano dalla condotta pregiudizievole nei confronti del minorenne.

Quali soggetti possono fare la segnalazione ai servizi sociali?

Tutti possono segnalare una situazione di disagio, di pregiudizio o comunque di abbandono. In particolare, la segnalazione può provenire:

  • dalla scuola;
  • dall’ospedale;
  • da soggetti qualificati: come ad esempio dal medico, dal parroco, dall’allenatore, ecc.;
  • da privati cittadini: parenti, amici, vicini di casa, ecc.

Quindi, chiunque può segnare ai servizi sociali una situazione rischiosa che potrebbe danneggiare il soggetto che si trova in difficoltà.

Come fare la segnalazione ai servizi sociali?

Puoi presentare la segnalazione, scritta oppure orale, sia personalmente che in forma anonima. Nella segnalazione, è opportuno indicare:

  • le generalità della persona segnalata: ad esempio, nome e cognome del minore e dei suoi genitori, residenza e così via;
  • elementi concreti e documentabili da cui si evince, ad esempio, lo stato di abbandono del bambino o i maltrattamenti;
  • le fonti di prova a sostegno della situazione di difficoltà;
  • eventuali interventi già effettuati dai servizi sociali.

Segnalazione servizi sociali anonima

Come già detto, è possibile fare una segnalazione anonima ai servizi sociali. Ovviamente, in tal caso, occorre valutare il livello di affidabilità di chi effettua la segnalazione, a seguito della quale si attiva il pubblico ministero. Quest’ultimo deve poi incaricare i servizi sociali di svolgere le indagini finalizzate a verificare l’esistenza o la persistenza dei fatti segnalati.

Sulla base degli elementi raccolti, il pubblico ministero può:

  • archiviare il fascicolo, qualora non ci siano elementi sufficienti per dimostrare la situazione pregiudizievole o di rischio;
  • trasmettere il fascicolo alla procura presso il tribunale ordinario, qualora ravvisi una fattispecie di reato a danno del minore e ad opera di un adulto;
  • depositare un ricorso al tribunale per i minorenni affinché venga dichiarato lo stato di adottabilità, la decadenza o la sospensione delle responsabilità genitoriale oppure disporre provvedimenti urgenti per la protezione del minore (come, ad esempio, l’allontanamento dalla residenza familiare).

I genitori e i parenti possono rivolgersi direttamente al tribunale per i minorenni, attraverso il patrocinio di un legale, depositando un ricorso per ottenere un provvedimento. In tal caso, spetterà ai servizi sociali informarli della possibilità di avvalersi del patrocinio a spese dello Stato, se il loro reddito è al di sotto dei limiti previsti dalla legge.



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