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Coronavirus: quanto sta costando la crisi

31 Marzo 2020
Coronavirus: quanto sta costando la crisi

Confindustria calcola la caduta del Pil italiano, che potrebbe precipitare se l’emergenza non cesserà. Ogni settimana brucia 14 miliardi. Ripresa solo nel 2021.

Arrivano i primi dati che misurano quanto sta costando la crisi provocata dal coronavirus: secondo il Report di primavera di Confindustria, diffuso ora dall’agenzia stampa Adnkronos, l’impatto è drammatico. Il Covid-19 sta affondando il Pil italiano – l’aggregato che misura il valore di tutta la produzione industriale, commerciale e dei servizi – che a fine 2020 registrerà un -6%.

E questo – spiega l’Ufficio studi di Confindustria “solo nel caso che entro fine maggio riprenda almeno il 90% delle attività economiche; altrimenti, le previsioni andranno riviste al ribasso” e volgeranno ulteriormente al peggio.

I calcoli degli industriali rappresentano che “ogni settimana in più di blocco normativo della produzione ‘brucerà’ almeno lo 0,75% di Pil aggiuntivo, quasi 14 miliardi. Perciò, nel caso di chiusura protratta sicuramente oltre Pasqua e probabilmente sino ai primi di maggio, come già si ipotizza, il costo sarebbe molto salato.

Il Report di Confindustria si intitola “Le previsioni per l’Italia. Quali condizioni per la tenuta ed il rilancio dell’economia?” e cerca di rispondere anche a questa domanda, per stimare gli effetti di uno “shock” imprevedibile che “ha colpito al cuore l’economia italiana” superando nei numeri anche il crollo del 2009, considerata la peggiore recessione dal dopoguerra in poi.

A quell’epoca Confindustria aveva stimato una caduta della crescita del -4,9%; il Pil 2009 chiuse poi ufficialmente al -5%. Gli economisti di viale dell’Astronomia, dando uno sguardo al futuro, si attendono comunque per il 2021 un rimbalzo positivo con un parziale recupero del Pil al +3,5% ma annotano, lo shock negativo da Covid-19 colpisce “l’Italia in una fase congiunturale già debole” perché il Pil italiano già cresceva a ritmi bassissimi per gran parte del 2019 (+0,3% nell’intero anno), calando nell’ultimo trimestre.

Così ora a causa del Covid-19 ad un arretramento del Pil del 4% già registrato nel primo trimestre seguirebbe una caduta del 6% nel secondo trimestre, quando anche il valore aggiunto dell’industria diminuirà in misura significativa. E questo, dicono ancora gli economisti di Confindustria, “per le conseguenze della caduta dell’attività nel terziario, per gli effetti diretti derivanti dalla sospensione della produzione in alcune aree o settori in Italia e per quelli indiretti derivanti dalle misure che sono state introdotte in quelle economie nelle quali la diffusione del Covid-19 è avvenuta con ritardo e che sono più strettamente legate da rapporti commerciali col nostro Paese”.

Nel 2021 invece “la ripartenza del commercio globale farebbe da traino alle esportazioni italiane, mentre la ripresa della fiducia di famiglie e imprese e migliori attese sulle prospettive dell’economia italiana determinerebbero un importante stimolo per la domanda privata”. Ma Confindustria non si illude: “il rimbalzo del Pil nel 2021 compenserà solo parzialmente la forte diminuzione di quest’anno. Al quarto trimestre del prossimo anno i livelli di Pil saranno ancora inferiori rispetto a fine 2019″. La crisi provocata dalla pandemia, dunque, non sarà recuperata a breve.



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