Coronavirus, c’è l’ipotesi contagi dai guariti

31 Marzo 2020
Coronavirus, c’è l’ipotesi contagi dai guariti

Uno degli innumerevoli studi sulla malattia ritiene che possa restare traccia di Covid-19 anche nella saliva e nelle feci degli ex positivi.

E se anche i guariti fossero contagiosi? È il dubbio che trapela da un nuovo studio cinese. Scopo del prosieguo delle ricerche sarà quello di dare una risposta precisa.

Per ora quello che emerge da un approfondimento pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, eseguito dal Ditan Ospital di Pechino, afferma che tracce di virus resistono anche nei guariti. Nello specifico, nelle feci e nella saliva. Siamo sempre stati messi in allerta in entrambi i casi, finora: il virus si trasmette prevalentemente tramite goccioline di saliva che possono uscire mentre parliamo, starnutiamo, abbiamo un colpo di tosse. Ma anche in bagno occorre fare attenzione, come ha ricordato in un’intervista a Repubblica Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, che raccomanda di tirare lo sciacquone sempre con lo sportello chiuso, per evitare l’effetto aerosol per chi entra dopo di noi.

Lo studio dell’ospedale di Pechino ha esaminato un campione di 133 pazienti che erano stati ricoverati per Covid-19 e che sono poi guariti. In 22 casi, tracce di virus sono state trovate in feci e saliva anche dopo che questi pazienti erano risultati negativi al tampone. Il dato che fa riflettere è che, per alcuni di questi pazienti, l’esame di feci e saliva è stato eseguito, tra l’altro, a molti giorni di distanza dal tampone negativo, in un caso addirittura 39 giorni dopo. Le tracce del virus, quindi, sono rimaste anche a oltre un mese di distanza dalla guarigione.

A questo punto, resta da capire una cosa: se questo può significare che un guarito possa ancora trasmettere il Covid-19 ad altri o se, invece, eventuali tracce di virus presenti in feci e saliva siano così “degradate”, a molti giorni dalla guarigione, da essere praticamente inoffensive. Naturalmente lo scenario apparirà diverso, a seconda dei risultati degli approfondimenti di questo studio, che sarà presto replicato su un campione più ampio di pazienti.

Ovviamente, per ora, quella che il virus possa essere trasmesso da un guarito è solo un’ipotesi cui questo studio apre. Ipotesi che andrà verificata. Se dovesse davvero emergere che la carica contagiosa del virus si mantiene anche dopo la guarigione, è possibile che non basti una quarantena di 14 giorni a garantire sicurezza. Altri studi, del resto, sono andati in questa direzione, dimostrando che il periodo di incubazione della malattia è in alcuni casi più lungo di quanto si potesse pensare, da qui il consiglio di restare a casa consecutivamente per almeno 20 giorni anziché 14.

Significa che dobbiamo allungare il periodo di quarantena? Non possiamo dirlo con certezza, non in questo momento. Ma, nel dubbio, potrebbe essere una buona precauzione.



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