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Convocazione in tribunale per pignoramento stipendio

31 Marzo 2020
Convocazione in tribunale per pignoramento stipendio

Pignoramento presso terzi: cosa deve fare il dipendente a cui è stato bloccato il quinto della busta paga. 

Di recente, hai ricevuto una convocazione in tribunale per pignoramento dello stipendio. Non hai pagato un debito e il creditore ti ha fatto “gli atti”. Dopo aver agito contro di te in tribunale ha chiesto il blocco del quinto dello stipendio. 

La lettera, recapitata al tuo datore di lavoro, è arrivata anche a casa tua. Al suo interno c’era una data con l’invito a presentarti in tribunale. Cosa devi fare e cosa succederà adesso? 

Qui di seguito ti forniremo tutti i chiarimenti del caso: ti diremo cioè come devi comportarti nel caso in cui dovessi ricevere una convocazione in tribunale per pignoramento dello stipendio.

Perché la convocazione in tribunale per il pignoramento dello stipendio?

La procedura civile stabilisce che, per attuare il pignoramento dello stipendio, si debba passare attraverso due step.

Il primo è costituito dalla notifica dell’atto di pignoramento che l’ufficiale giudiziario fa sia nei confronti del datore di lavoro che del dipendente. È indifferente che la lettera arrivi prima all’uno o all’altro.

Da questo momento, il datore di lavoro è obbligato a trattenere un quinto dal netto della busta paga dovuta mensilmente al dipendente. Queste somme verranno conservate dall’azienda per essere versate al creditore in un successivo momento (vedremo a breve quando).

Una sezione dell’atto di pignoramento è dedicata alla “citazione in giudizio”: si tratta di un invito al debitore a presentarsi – dinanzi al giudice del tribunale ove questi è residente – alla data indicata nell’atto stesso. 

In tale occasione si terrà il secondo step della procedura: si tratta di un’udienza ove il giudice, verificata la regolarità formale delle notifiche e la legittimità sostanziale degli atti, autorizza l’assegnazione delle somme, trattenute dall’azienda sino ad allora, in favore del creditore pignorante. Nello stesso tempo, il giudice comanda al datore di lavoro a continuare a comportarsi nello stesso modo per i mesi a venire, fino ad estinzione totale del debito: egli dovrà cioè versare, mese per mese, un quinto dello stipendio dovuto al dipendente direttamente sul conto del creditore. 

Tra la prima e la seconda fase del pignoramento possono trascorrere anche diversi mesi (tutto dipende dai tempi del singolo tribunale): durante tutto questo tempo, però, il 20% del suo stipendio resterà comunque bloccato dall’azienda per poi essere versato al creditore solo dopo l’ordinanza di assegnazione delle somme firmata dal giudice.

Nell’assegnare le somme pignorate al creditore, il giudice conteggia anche le spese di procedura che, pertanto, faranno lievitare il complessivo debito.

È necessario presentarsi in tribunale in caso di pignoramento dello stipendio?

L’invito al debitore viene fatto solo per garantire a questi la possibilità di difendersi e di sollevare obiezioni con un apposito ricorso a firma del proprio avvocato. Il che significa che se il dipendente a cui è stato pignorato lo stipendio non ha contestazioni da muovere contro il pignoramento, potrà lasciare che la procedura faccia il proprio corso e disinteressarsene, abbandonandosi all’idea che, da quel momento in poi, e fino a totale estinzione del debito, il suo stipendio verrà decurtato di un quinto.

Che fare se ci sono già altri pignoramenti del quinto dello stipendio in atto?

Potrebbe succedere che lo stipendio del dipendente sia già interessato da precedenti pignoramenti. 

Chiariamo subito che eventuali cessioni del quinto dello stipendio, attuate a fronte di un finanziamento, non hanno alcun rilievo. Per cui il quinto pignorabile verrà calcolato al lordo di tali importi. Ciò perché si tratta di disposizioni volontarie, che non dipendono cioè da un pignoramento. Facile sarebbe, altrimenti, evitare il pignoramento dello stipendio.

Invece, possono incidere precedenti pignoramenti sulla stessa busta paga. A riguardo, la legge parte da una tripartizione dei debiti:

  • debiti di natura alimentare: ad esempio, l’assegno di mantenimento dovuto ai figli o all’ex coniuge;
  • debiti di natura fiscale: ad esempio, quelli dovuti all’Inps, all’Agenzia delle Entrate, all’agente per la riscossione esattoriale;
  • debiti di altra natura: ad esempio, con il condominio, con i fornitori, per risarcimenti del danno, ecc.

Ebbene, in presenza di due pignoramenti generati dalla stessa macro classe (ad esempio, due debiti per mantenimento a due ex mogli), è possibile pignorare solo un quinto per volta. Quindi, si procede a soddisfare innanzitutto il creditore che per primo ha avviato la procedura, mentre il secondo si accoda e potrà essere soddisfatto dopo che il precedente debito è stato interamente estinto.

Invece, in presenza di due pignoramenti di classe diversa, è possibile il pignoramento anche di due quinti dello stipendio, purché non si superi mai più della metà della busta paga. 

Opposizioni del debitore 

Il debitore che abbia contestazioni da sollevare contro il pignoramento dello stipendio, può proporre ricorso a mezzo del proprio avvocato. Questo ricorso può essere di due tipi:

  • ricorso contro gli atti dell’esecuzione: si tratta di un’impugnazione volta a contestare i vizi formali della procedura (ad es. un difetto di notifica). Va esperita entro 20 giorni dalla notifica dell’atto;
  • ricorso contro l’esecuzione: si tratta di un’impugnazione volta a contestare i vizi sostanziali della procedura (ad es. l’inesistenza del debito, la prescrizione, l’avvenuto pagamento delle somme, ecc.). Non ci sono termini entro cui può essere esperita.


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