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È stalking chiedere alla ex di vedere il figlio?

31 Marzo 2020
È stalking chiedere alla ex di vedere il figlio?

Squilli e telefonate più volte al giorno per chiedere di vedere i figli: l’ex marito che stressa la madre può essere denunciato?

Troppe telefonate nell’arco della giornata possono integrare il reato di molestie. Per far scattare il penale, peraltro, non c’è bisogno di raggiungere cifre a due zeri: secondo alcune pronunce, anche in presenza di una decina di squilli si può essere denunciati. 

Ma che succede quando le insistenti chiamate vengono fatte per esercitare un proprio diritto? Anche in questo caso non c’è nulla da fare: l’unico modo per far valere le proprie ragioni resta sempre il tribunale e chi si fa giustizia da sé, giocando sullo sfinimento della controparte, ne paga le conseguenze. Anche il creditore che stressa il debitore per ottenere il pagamento che gli è dovuto può essere querelato per stalking. 

Cosa succede, invece, al papà che contatta svariate volte l’ex moglie perché questa gli nega gli incontri con i bambini? È stalking chiedere alla ex di vedere il figlio? La questione è stata portata già svariate volte sul banco della Cassazione. La Suprema Corte è, di recente, tornata sull’argomento per spiegare quando si realizza il reato nel caso di vicende familiari “complicate”. Ecco qual è la sintesi della pronuncia [1].

Quand’è stalking?

Si suol dire che “lo stalking è un reato a forma libera”: significa che il legislatore non ha indicato quale comportamento fa scattare questo reato, ma si è limitato a individuare gli effetti che l’azione del reo implica sulla vittima. La descrizione dell’illecito viene fatta sulla base delle conseguenze che questo comporta. Ecco perché non c’è una condotta specifica da compiere per poter essere accusati di stalking ma tutto dipende dai riflessi che questa ha sul soggetto passivo del reato.

Leggi Quand’è stalking?

In particolare, l’articolo 612bis del codice penale punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo:

  • da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura; 
  • ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
  • o da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

Dunque, per parlare di stalking è necessario che si verifichi una di queste tre conseguenze: lo stato di ansia o paura, il timore per la propria incolumità o quella di un caro, il cambio delle abitudini (si pensi a chi disattiva un account social o cambia strada per non vedere lo stalker).

Quante volte si può telefonare all’ex per vedere il proprio figlio?

Secondo un orientamento ormai consolidato della Cassazione [2], non compie reato il padre che tempesta di telefonate e mail l’ex (sia essa moglie o convivente), se lo fa solo per poter vedere il figlio. 

Due, infatti, sono le possibili accuse:

  • la prima, più blanda, è quella delle molestie telefoniche, reato che si realizza quando una persona, per petulanza o altri biasimevoli motivi, molesta o reca disturbo a qualcuno;
  • la seconda, più grave, è quella dello stalking, per la quale però la semplice insistenza telefonica non basta: come detto si deve verificare una delle tre condizioni indicate dalla norma penale.

Premesso allora che telefonare più volte all’ex moglie, senza che ciò generi un turbamento, un timore fondato o un cambiamento delle abitudini non può far scattare lo stalking, non resta che verificare l’eventuale sussistenza del reato di molestie telefoniche. Ebbene, secondo la Cassazione anche in questo caso mancano i presupposti richiesti dal codice penale: non ci sono, infatti, i «biasimevoli motivi». E ciò perché il genitore vuole soltanto esercitare il suo diritto di padre. E ciò sia prima che dopo l’intervento di un giudice a fissare le regole per le visite ai figli. 

Viceversa, se il papà si lascia “prendere la mano” e oltre a far squillare in continuazione il telefono assume comportamenti pericolosi, come quello di pedinare l’ex partner, allora il rischio di sconfinare nello stalking è più che fondato. Se poi si aggiungono minacce e atti vandalici compiuti contro la donna e i suoi familiari – proprio come nel caso di recente deciso dalla Cassazione – la condanna è più che scontata. 

Come in tutti i processi penali, il ruolo chiave lo hanno le dichiarazioni della vittima, la donna in questo caso, che sono il primo gradino accusatorio nei confronti del papà. 

Se il giudice ritiene attendibili le dichiarazioni della parte offesa è possibile, quindi, arrivare a una condanna. 


note

[1] Cass. sent. n. 10904/20 del 31.03.2020.

[2] Cass. sent. n. 22152/15 e n. 8431/2014.


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