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Posso rifiutare lo smart working?

1 Aprile 2020 | Autore:
Posso rifiutare lo smart working?

Il lavoratore dipendente può rifiutare il lavoro a distanza imposto dal datore a causa dell’epidemia di coronavirus?

A causa dell’emergenza dovuta all’epidemia di coronaviruis, è stata prevista la possibilità [1], per il datore di lavoro, di disporre lo smart working, o lavoro agile, quale modalità di svolgimento dell’attività lavorativa in maniera semplificata, senza necessità di un accordo preventivo.

È stato inoltre previsto il diritto allo smart working, dal decreto Cura Italia [2], per i lavoratori portatori di handicap grave riconosciuto o per coloro che hanno nel proprio nucleo familiare una persona disabile grave. Ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa è invece riconosciuta la priorità nell’accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile.

Ma se il lavoratore non vuole svolgere la propria attività in modalità agile può rifiutarsi, oppure questa modalità può essere imposta per ragioni di sicurezza? In altre parole, posso rifiutare lo smart working?

Ricordiamo innanzitutto che il lavoro agile non costituisce un rapporto di lavoro qualificabile autonomamente, ossia non rappresenta una tipologia contrattuale a sé, ma è una modalità di svolgimento dell’attività che deve essere definita, normalmente, in un apposito accordo sottoscritto da datore di lavoro e dipendente. Lo smart working può essere applicato, ad esempio, al contratto a tempo indeterminato come al contratto a termine, al contratto part time come a quello a tempo pieno.

Il DPCM del 1° marzo 2020, che fornisce misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, prevede però che la modalità di lavoro agile, o smart working [3] possa essere applicata, per la durata dello stato di emergenza (delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020), anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla normativa in materia, con la possibilità di assolvere gli obblighi di informativa in via telematica, anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Inail. Ma procediamo con ordine.

Come funziona lo smart working?

Lo smart working, o lavoro agile, è una modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, in cui l’attività è svolta in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza una postazione fissa. Questa modalità di svolgimento del rapporto di lavoro è definita in un accordo sottoscritto da datore di lavoro e lavoratore.

La definizione di smart working contenuta nella legge [3] sottolinea l’importanza della flessibilità organizzativa, della volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e dell’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).

Insomma, normalmente lo smart working non può essere imposto al lavoratore.

Protocollo sicurezza

L’attuale epidemia ha però determinato, da parte del Governo, l’imposizione di notevoli misure restrittive. È stato inoltre sottoscritto, da Governo e parti sociali, un protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

Nel protocollo è raccomandato l’utilizzo dello smart working per tutte quelle attività che possono essere svolte presso il domicilio o a distanza. Questo, in quanto il lavoro a distanza rappresenta una misura di prevenzione del contagio, prioritaria rispetto alle misure di protezione, come ad esempio i Dpi (dispositivi di protezione individuale), quali guanti, occhiali, tute protettive e mascherine (peraltro difficilmente reperibili in commercio allo stato attuale) che limitano il rischio di contagio, ma non lo prevengono.

È bene ricordare che, in base non solo al Testo unico sulla sicurezza, ma anche al Codice civile [4], il datore di lavoro è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie per assicurare l’integrità psicofisca del lavoratore. Tra queste misure, dunque, può ben rientrare lo smart working.

Smart working per emergenza coronavirus

In base a quanto osservato, il lavoro agile, quale misura atta a garantire la salute del lavoratore, nell’attuale contesto di emergenza epidemiologica può essere imposto al lavoratore. L’imposizione cesserà, chiaramente in assenza di accordo col lavoratore, al cessare dell’emergenza.

Smart working per i dipendenti pubblici

In base a quanto disposto dal decreto Cura Italia [5], fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-2019, o fino ad una data antecedente stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, il lavoro agile è considerata la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni.

Per l’attivazione dello smart working si prescinde dagli accordi individuali e dagli obblighi informativi previsti dalla legge [3].

Solo qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile, anche nella forma semplificata, le amministrazioni utilizzano gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione e di altri analoghi istituti, nel rispetto della contrattazione collettiva.

Esperite tali possibilità, le amministrazioni possono motivatamente esentare il personale dipendente dal servizio. Il periodo di esenzione dal servizio costituisce comunque servizio prestato a tutti gli effetti di legge.


note

[1] Art.4 DPCM 1.3.2020.

[2] Art. 39 DL 18/2020.

[3] Artt- 18-23 L. 81/2017.

[4] Art. 2087 Cod.civ.

[5] Art.87 DL 18/2020.


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3 Commenti

  1. buongiorno il mio datore di lavoro ci sta imponendo di usare degli ingombranti pc fissi a casa
    io ho una situazione di casa molto piccola condivisa con un’altra persona e non ho lo spazio per creare un ufficio a casa oltre al fatto che vivendo insieme la situazione diventerebbe insostenibile per l’altra persona dal momento che ricevo molte telefonate
    mi chiedo se il 31 marzo scade l’obbligo, il datore mi può obbligare a continuare a lavorare da casa per di più con postazione fissa o mi deve concedere l’opzione di rientro in ufficio?

    1. Lo smart working semplificato si può chiedere «fino alla data di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 e, comunque, non oltre il 31 marzo 2021». È scritto nel decreto Milleproroghe, entrato in vigore il 31 dicembre. Come apparirà evidente a una prima lettura, c’è un problema. Mentre per lo stato di emergenza è intervenuta una proroga, che lo estende fino al 30 aprile 2021, il termine ultimo per la scelta dello smart working semplificato rimane attualmente al 31 marzo. Mentre per lo stato di emergenza è intervenuta una proroga, che lo estende fino al 30 aprile 2021, il termine ultimo per la scelta dello smart working semplificato rimane attualmente al 31 marzo.

    2. Con decreto del ministero della Funzione pubblica, è stato prorogato fino al 30 aprile lo smart working nella Pubblica amministrazione. Fino a quella data, non ci sarà bisogno di un accordo tra l’ente pubblico ed il lavoratore statale per stabilire la modalità del lavoro a domicilio.

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