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Indennità di mobilità: ultime sentenze

23 Aprile 2020
Indennità di mobilità: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: indebita percezione dell’indennità di mobilità; trattamento economico dovuto al lavoratore; indennità di mobilità; termine di decadenza per la presentazione della domanda di indennità di mobilità.

L’indennità di mobilità

In ordine ai rapporti giuridici di durata e alle obbligazioni periodiche che ne costituiscono il contenuto (come nel caso di specie relativo alla rideterminazione dell’indennità di mobilità), sui quali il giudice pronuncia con accertamento su una fattispecie attuale, ma con conseguenze destinate ad esplicarsi anche in futuro, l’autorità del giudicato impedisce il riesame e la deduzione di questioni tendenti ad una nuova decisione di quelle già risolte con provvedimento definitivo; pertanto, quest’ultimo produce effetti anche nel tempo successivo alla propria emanazione, con l’unico limite di fatti nuovi che modifichino il contenuto materiale del rapporto o il relativo regolamento pattizio.

Cassazione civile sez. lav., 13/01/2020, n.400

Indebita percezione dell’indennità di mobilità

In caso di indebita percezione dell’indennità di mobilità, non può trovare applicazione l’art. 52 della l. n. 88 del 1989 – secondo cui non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato -, in quanto tale disposizione riguarda esclusivamente le prestazioni pensionistiche, e non qualunque prestazione previdenziale, ed avendo natura di norma eccezionale è insuscettibile di interpretazione analogica.

Cassazione civile sez. lav., 02/12/2019, n.31373

L’indennità di mobilità e il trattamento speciale edile

Con l’introduzione del “trattamento speciale edili” di cui all’art. 3 d.l. 299/1994, il legislatore non ha creato un istituto giuridico autonomo, ma ha invece previsto – nell’ambito del settore edile – l’operatività della speciale indennità di disoccupazione di cui all’art. 11, comma 2, l. 223/1991 anche per i lavoratori edili non operanti nelle specifiche aree ivi indicate.

L’applicazione del trattamento di maggior favore, nell’ambito edilizio, della speciale indennità di mobilità di cui agli artt. 7 e 11 l. 223/1991 è costituito dalla avvenuta estensione – nell’ambito del territorio nazionale – dell’istituto in parola a prescindere dallo specifico inserimento o operatività del datore di lavoro edile in un’area geografica nella quale si sia verificata una situazione di grave crisi dell’occupazione conseguente all’avvenuta realizzazione di grandi opere.

Tanto premesso, deve ritenersi che il richiamo operato dall’art. 3, comma 3, d.l. 229/1994 all’art. 11 L. 223/1991, comportando l’estensione all’intero settore edile di un beneficio già operante in tale settore in presenza di speciali condizioni, comporti l’applicabilità al trattamento speciale edile di tutta la disciplina riguardante l’indennità di mobilità, tanto più che nell’ordinamento non risultano rinvenibili altre disposizioni che disciplino in maniera difforme il trattamento in esame rispetto alla speciale indennità di disoccupazione di cui agli artt. 7 e 11 l. 223/1991, a cui invece la norma istitutiva del trattamento in parola fa espresso richiamo.

Tribunale Bergamo sez. lav., 19/09/2019, n.558

Somme percepite dal lavoratore a titolo d’indennità di mobilità

Nell’ipotesi di nullità della cessione di azienda o di ramo di essa, le somme percepite dal lavoratore a titolo d’indennità di mobilità non possono essere detratte da quanto egli abbia ricevuto per il mancato ripristino del rapporto ad opera del cedente, indipendentemente dalla qualificazione – risarcitoria o retributiva – del trattamento economico dovuto al lavoratore illegittimamente trasferito, poiché l’indennità opera su un piano diverso rispetto agli incrementi patrimoniali derivanti al lavoratore dall’essere stato liberato, anche se illegittimamente, dall’obbligo di prestare la sua attività, dando luogo la sua eventuale non spettanza ad un indebito previdenziale, ripetibile nei limiti di legge.

Cassazione civile sez. lav., 18/09/2019, n.23306

Indennità di mobilità: l’estensione a favore dei dipendenti di imprese commerciali 

In tema di indennità di mobilità, l’estensione a favore dei dipendenti di imprese commerciali con meno di 200 e più di 50 dipendenti, prevista dall’art. 7, comma 7, d.l. n. 148 del 1993, conv., con modificazioni, dalla l. n. 236 del 1993, e successive proroghe, opera anche per la corresponsione anticipata di cui all’art. 7, comma 5, l. n. 223 del 1991, in riferimento all’integrale importo spettante e non limitatamente all’anno in cui è stata concessa, senza che rilevi la cancellazione dalle liste di mobilità per effetto dell’esercizio dell’opzione, atteso che il diritto al trattamento matura prima della cancellazione, anche in caso di pagamento dell’indennità in un’unica soluzione ed in via anticipata.

Cassazione civile sez. lav., 19/03/2020, n.7470

Presentazione della domanda di indennità di mobilità 

Il termine di decadenza per la presentazione della domanda di indennità di mobilità è di 60 giorni dall’inizio della disoccupazione indennizzabile, e cioè dall’ottavo giorno successivo a quella della cessazione del rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 03/05/2019, n.11704

Dipendenti di imprese commerciali con meno di 200 e più di 50 dipendenti

In tema di indennità di mobilità, l’estensione a favore dei dipendenti di imprese commerciali con meno di 200 e più di 50 dipendenti, prevista dall’art. 7, comma 7, del d.l. n. 148 del 1993, conv. con modif. dalla l. n. 236 del 1993, e successive proroghe, opera anche per la corresponsione anticipata di cui all’art. 7, comma 5, della l. n. 223 del 1991, in riferimento all’integrale importo spettante e non limitatamente all’anno in cui è stata concessa, senza che rilevi la cancellazione dalle liste di mobilità per effetto dell’esercizio dell’opzione, atteso che il diritto al trattamento matura prima della cancellazione, anche in caso di pagamento dell’indennità in un’unica soluzione ed in via anticipata.

Cassazione civile sez. lav., 01/04/2019, n.9023

Indennità di mobilità: il requisito anagrafico

In tema di indennità di mobilità, il requisito anagrafico, ai fini dell’insorgenza del diritto alla elevazione del periodo di godimento del beneficio, deve essere posseduto alla data in cui si perfeziona il diritto al conseguimento dell’indennità, vale a dire al momento del licenziamento, che costituisce il presupposto dell’inserimento del lavoratore nella lista di mobilità, mentre è irrilevante la maturazione del predetto requisito in costanza di prestazione.

Cassazione civile sez. lav., 29/03/2019, n.8919

Mancato pagamento integrale dell’indennità di mobilità

Il giudice ordinario è competente nelle controversie vertenti sulla domanda di contestazione del lavoratore nei confronti dell’INPS per il mancato pagamento integrale dell’indennità di mobilità – in deroga sia all’autorizzazione di concessione del beneficio disposta dal decreto dirigenziale della Regione che al conseguente provvedimento dell’INPS – poiché le modalità di corresponsione del beneficio in esame costituirebbero un diritto soggettivo vantato dal lavoratore istante.

Tribunale Vibo Valentia sez. lav., 26/03/2019, n.168

Riconoscimento dell’indennità di mobilità

In tema di riconoscimento dell’indennità di mobilità, l’art. 24, comma 1, della l. n. 223 del 1991, deve essere interpretato nel senso che il requisito dimensionale ivi previsto deve essere verificato non già in riferimento al momento della cessazione dell’attività e dei licenziamenti, ma con riguardo all’occupazione media dell’ultimo semestre, in analogia con quanto previsto dall’art. 1, comma 1, della medesima legge; di conseguenza, il semestre va calcolato a ritroso dalla data di intimazione dei licenziamenti per cessazione dell’attività, comprendendovi, pertanto, anche il mese nel quale è intervenuto il recesso datoriale.

Cassazione civile sez. lav., 17/10/2018, n.26028

Controversia: giurisdizione del giudice ordinario

Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto la domanda con cui si contesti il mancato pagamento integrale, da parte dell’INPS, dell’indennità di mobilità in deroga successivamente sia al decreto dirigenziale della Regione di autorizzazione della concessione del beneficio, con inclusione del lavoratore tra i relativi destinatari, sia al conseguente provvedimento dell’INPS, venendo in considerazione una posizione di diritto soggettivo – avente origine dal provvedimento di ammissione al beneficio ed attinente, in particolare, alle modalità di corresponsione di quest’ultimo – vantata dal lavoratore medesimo nei confronti dell’Istituto.

Cassazione civile sez. un., 30/08/2018, n.21435



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