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Sintomi burnout

20 Giugno 2020 | Autore:
Sintomi burnout

L’esaurimento causato dallo stress prolungato nell’ambiente lavorativo. Quali sono le azioni possibili da adottare sul posto di lavoro per prevenire la sindrome da burnout?

Dopo tanti sacrifici sui libri e una lunga gavetta, hai finalmente raggiunto i tuoi obiettivi lavorativi. Notti insonni e albe anticipate, ti sono serviti per realizzare i tuoi progetti e guadagnarti da vivere svolgendo il lavoro dei tuoi sogni. Magari, hai conquistato una posizione di prestigio nell’azienda in cui lavori o hai costruito una tua impresa. Magari, sei un infermiere, un medico, un manager, un avvocato, un impiegato, un politico, un insegnante, ecc. Dedichi anima e cuore alle tue attività, facendo con piacere anche gli straordinari. Sei reperibile a qualsiasi ora del giorno e della notte durante tutta la settimana (non ci sono sabati o domeniche che tengano, soprattutto in presenza di un’urgenza), anche nelle festività. D’altronde, vivi il tuo lavoro come una missione. Un lavoro ricco di prospettive interessanti che ti consente di essere a contatto con la gente e di aiutare il prossimo.

Probabilmente, hai sempre portato con te la celebre frase di Confucio: «Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita». Ed è proprio così che svolgi la tua professione: con entusiasmo e positività.

Ultimamente, però, hai riscontrato un deterioramento progressivo nell’impegno e nelle emozioni verso il tuo lavoro. Attenzione, capita a tutti un “periodo no”. Ma se così non fosse? Se, improvvisamente, il tuo lavoro iniziasse a diventare insoddisfacente, demotivante o, addirittura, sgradevole? Hai perso la motivazione, il piacere, la tua consueta positività. Questi sentimenti positivi hanno iniziato a lasciare il posto alla depressione, all’ansia, alla rabbia, al nervosismo, all’apatia, all’indifferenza, al cinismo. In presenza di questi segnali, inizi a preoccuparti. Il consiglio è ovviamente quello di rivolgerti ad uno specialista, in quanto con molta probabilità potrebbe trattarsi della sindrome da burnout. Ma di cosa si tratta? Per saperne di più, prosegui nella lettura del mio articolo. Ti parlerò dei sintomi del burnout, delle cause, della prevenzione, dei possibili rimedi da attuare sul posto di lavoro.

Burnout: cos’è?

La traduzione letterale inglese della parola burnout è “bruciato”. La sindrome da burnout è un disturbo caratterizzato da un grave affaticamento fisico e mentale legato all’ambiente lavorativo. Spesso, lo stress da lavoro può colpire duramente il benessere psico-fisico dei lavoratori e diventare cronico.

Secondo molti studiosi, non si tratta solo di sofferenza individuale legata allo stress lavorativo, ma alle dinamiche sociali, economiche e politiche.

Dunque, il burnout non sarebbe solo un problema legato all’individuo in sé, ma al contesto sociale in cui opera. Quando nell’ambiente lavorativo, non viene riconosciuto l’aspetto umano, aumenta il rischio dell’insorgenza del burnout.

Burnout: la definizione dell’Oms

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il burnout è una sindrome conseguente ad uno stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo.

Il burnout è caratterizzato da tre elementi:

  • sensazione di mancanza di energie o spossamento;
  • incremento della distanza mentale dalla propria attività o senso di negatività correlato al lavoro svolto;
  • riduzione dell’efficacia professionale.

Prima di diagnosticare la sindrome da burnout, bisogna escludere la presenza di altri disturbi che possono presentare sintomi simili come: il disturbo dell’adattamento, l’ansia, la depressione.

L’Oms specifica che il burnout si riferisce solo al contesto lavorativo; questa condizione non può essere estesa ad altri ambiti della propria vita.

Quali sono i lavoratori maggiormente colpiti dal burnout?

La sindrome da burnout colpisce tutti quei professionisti (lavoratori autonomi o dipendenti) che hanno un contatto frequente con il pubblico o con un’utenza ed il cui obiettivo professionale è proprio il benessere delle persone e la risoluzione dei loro problemi.

I lavoratori maggiormente colpiti dal burnout sono: i medici; gli psicologi; i vigili del fuoco; gli infermieri; gli operatori ospedalieri; i camerieri; gli autisti del trasporto pubblico; gli operai della catena di montaggio; gli operatori del volontariato; i venditori ambulanti; gli ausiliari comunali; gli ausiliari scolastici; i cassieri; gli educatori; i docenti; gli avvocati; i manager; i ristoratori; i politici; i segretari; i centralisti; gli impiegati delle poste, ecc.

Burnout: quali sono i sintomi?

La sindrome da burnout è caratterizzata da:

  • sintomi aspecifici: stanchezza, nervosismo, esaurimento, insonnia, apatia, irrequietezza;
  • sintomi somatici: insorgenza di varie patologie (ad esempio, cefalea, ulcera, difficoltà sessuali, disturbi cardiovascolari);
  • sintomi psicologici: irritabilità, aggressività, rabbia, risentimento, negatività, perdita d’interesse, bassa autostima bassa, sensazione di fallimento, depressione, indifferenza, senso di colpa, paranoia, resistenza al cambiamento, isolamento, stato di costante tensione, rigidità di pensiero, sensazione di immobilismo, difficoltà nelle relazioni, distacco emotivo, frustrazione, depersonalizzazione, cambiamenti repentini dello stato d’animo.

Il disagio emotivo potrebbe portare il lavoratore ad abusare di alcol, fumo, sostanze stupefacenti, psicofarmaci. Per evitare il peggioramento della sindrome del burnout è importante rivolgersi ad uno specialista affinché si possa intervenire tempestivamente con efficacia.

Burnout: quali sono i comportamenti di chi ne soffre?

Ecco quali sono i comportamenti più frequenti di chi soffre della sindrome da burnout:

  • guardare frequentemente l’orologio;
  • rimandare i contatti con gli utenti;
  • respingere le telefonate dei clienti e le visite in ufficio;
  • cinismo e atteggiamento colpevolizzante verso gli utenti;
  • evitare discussioni di lavoro con i colleghi;
  • eccessivo uso di farmaci;
  • conflitti coniugali e famigliari;
  • reazioni negative verso familiari e colleghi;
  • alto assenteismo;
  • crisi di pianto;
  • ridotta produttività;
  • difficoltà a scherzare sul lavoro, o anche solo a sorridere;
  • disimpegno sul lavoro;
  • mancanza di obiettivi;
  • tabagismo;
  • alcolismo;
  • assunzione di sostanze psico-attive.

Burnout: quali sono le cause?

In genere, le cause del burnout riguardano le seguenti condizioni lavorative:

  • lavoro monotono;
  • retribuzione inadeguata;
  • orari di lavoro particolarmente lunghi;
  • sovraccarico di lavoro;
  • alto livello di responsabilità;
  • aspettative professionali elevate;
  • insufficienti gratificazioni professionali;
  • continuo contatto con il pubblico;
  • scarsa autonomia lavorativa;
  • conflitti con i colleghi o con il datore di lavoro;
  • mobbing;
  • mancanza di opportunità di crescita professionale.

Burnout: quali sono le conseguenze?

Il burnout non incide solo sulla salute dei lavoratori (con notevoli implicazioni sulla qualità della vita personale e lavorativa), ma anche sulla produttività dell’azienda.

La sindrome del burnout può svilupparsi in situazioni in cui è presente un enorme divario tra la natura del lavoro e le caratteristiche individuali della persona che svolge determinate mansioni.

In numerosi contesti lavorativi sono richiesti: dedizione, motivazione e un notevole impegno. Talvolta, i valori personali sono messi in primo piano a scapito di quelli lavorativi. Pertanto, l’energia e l’entusiasmo del lavoratore possono consumarsi ben presto, prima del conseguimento dei risultati desiderati.

Dunque, nel momento in cui successo e obiettivi, talvolta troppo ambiziosi, sono difficili da raggiungere, molti lavoratori perdono la dedizione verso il proprio lavoro, cercano di non farsi coinvolgere troppo, sviluppando così una buona dose di cinismo e di indifferenza. Inevitabilmente, non tarderanno ad arrivare anche le ripercussioni sulla produttività lavorativa.

Come prevenire il burnout?

Sicuramente, il miglior modo per prevenire la sindrome da burnout è ridurre tutti gli aspetti negativi legati all’attività lavorativa e favorire la promozione di quelli positivi. Occorre studiare efficaci strategie per coinvolgere il lavoratore e sostenerlo, in modo che possa recuperare l’entusiasmo e l’energia iniziali nello svolgimento della sua professione.

Ecco alcune azioni possibili da adottare sul posto di lavoro:

  • offrire un’organizzazione del lavoro chiara e coerente;
  • rendere il lavoro vario e interessante;
  • riconoscimento e valorizzazione delle competenze;
  • prevenzione degli infortuni e dei rischi professionali;
  • apertura all’innovazione;
  • clima relazionale franco e collaborativo;
  • creazione del senso di squadra;
  • partecipazione attiva al processo decisionale;
  • promozione della crescita professionale e dell’autonomia decisionale.

Sindrome da burnout: il lavoratore ha diritto alla 104?

Il lavoratore che soffre di burnout può essere assalito dall’ansia al solo pensiero di andare a lavoro, eseguire le normali mansioni ed entrare in contatto con altre persone (clienti, pazienti, colleghi, utenti, ecc.). Pertanto, è intuibile che questa sindrome può comportare la riduzione della capacità lavorativa.

Magari ti starai chiedendo se hai diritto al riconoscimento dell’invalidità e dell’handicap per il prolungato stato di nevrastenia e delle patologie che ne conseguono. La risposta è affermativa. Puoi inviare una domanda d’invalidità all’Inps, dopo che il tuo medico curante avrà redatto un certificato introduttivo.

Dunque, se ti viene riconosciuta una disabilità mentale, motoria o sensoriale (in grado di impedire o limitare l’integrazione sociale, lavorativa, personale e familiare), avrai diritto:

  • ai permessi retribuiti della Legge 104;
  • a scegliere la sede di lavoro;
  • a rifiutare un possibile trasferimento;
  • alle agevolazioni fiscali che spettano ai portatori di handicap.

Se non riesci a camminare o a compiere i semplici atti della vita quotidiana senza l’assistenza di un’altra persona, avrai diritto all’assegno di accompagnamento.

Il lavoratore con questa particolare forma di esaurimento nervoso, in presenza di specifiche percentuali di invalidità, può ottenere il riconoscimento del diritto alla pensione (per maggiori informazioni, leggi Pensione per esaurimento nervoso).



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6 Commenti

  1. Mi ritrovo perfettamente nella descrizione contenuta in questo articolo. Tempo fa, ho dovuto affrontare una situazione lavorativa molto difficile e non è stato affatto semplice uscire dallo stress e dall’affaticamento che mi aveva causato dal punto di vista psicologico. Il mio datore di lavoro mi costrin.geva a fare gli straordinari, ovviamente non pagati… Questo era frustrante, perché sapevo di valere e mi sentivo sfruttato e non premiato come avrei dovuto. Questo mi portava un grande disagio, nervosismo, angoscia. Ero diventato scontroso con tutti. Poi, per la mia salute psico-fisica ho deciso di chiudere i battenti e dimettermi, anche perché il furbetto non aveva regolarizzato il contratto. quindi, poi questa è stata la decisione più saggia

  2. Questo articolo è il perfetto ritratto della mia vita… Mi sono sempre fatto in quattro per raggiungere i miei obiettivi. Poi, c’era il figlio di papà che arrivava bello e buono e senza essere capace, solo perché si era comprato i titoli, veniva a fare il saccente e a comandare perché era il figlio di pincopallo e non poteva certo avere un ruolo di poco conto. E sti gran cavoli…Fatemelo dire! Sbagliava tutto ed io dovevo rimediare ai suoi errori e quindi facevo il triplo del lavoro perché mister x doveva risultare come l’immagine dell’azienda. Insomma, una situazione che aveva generato non tanto gelosie, ma ingiustizie perché stando al cellulare e chattando sui social mister X prendeva in doppio del mio stipendio e faceva meno di tutti…Poi, ho deciso di fare il grande salto e mettermi in proprio

  3. Io ho vissuto un mix tra burnout e mobbing. Ero stremata… Ho sempre fatto tutto con estrema precisione, ma il mio capo cercava sempre l’ago nel pagliaio. Mi pagava con mesi di ritardo ed io ingoiavo il rospo perché sinceramente il lavoro mi piaceva e non avevo offerte migliori… Poi, sono andata ad un incontro di lavoro insieme ad una mia collega, ma lui rimbalzava continuamente le riunioni. Poca serietà e professionalità. Così, dopo aver visto tante situazioni poco chiare, situazioni su cui ero molto ma molto sospettosa, ho deciso di farmi coraggio e lasciare. Poi, a distanza di tempo, ho scoperto che non mi aveva versato neppure i contributi, ma ero talmente disgustata e stressata che ho evitato di fargli causa e impelagarmi in qualcosa che avrebbe aggiunto altre preoccupazioni e stress alla mia vita. così ho lasciato scorrere ed ho provato a recuperare le enrgie rimaste per mettermi ancora in gioco ed ora, dopo tante brutte situazioni, penso di essere rinata come una fenice grazie a persone splendide che ho incontrato nel mio cammino!

  4. C’è chi dal burnout ne esce devastato. E’ il caso di un mio caro amico che dopo essere stato sottopagato e sfruttato ha finito per odiate il suo lavoro. Prima era sempre felice e gli brillavano gli occhi quando parlava della sua attività. Poi, dopo varie situazioni spiacevoli che non sto qui a raccontare, si alzava controvoglia, non voleva recarsi a lavoro, mi diceva sempre che era stanco e svogliato. Insomma, un’altra persona. Non è semplice essere d’aiuto a queste persone che vivono così l’andare a lavorare… Io penso che ad un certo punto, se amici e parenti non ti sono d’aiuto devi rivolgerti ad un professionista altrimenti sprofondi in un baratro e ti lasci andare a te stesso, tagliando tutti i rapporti e tutte le altre opportunità di lavoro.

  5. Quando una persona arriva al limite della sua pazienza, a voglia a ricucire una ferita ormai arrivata sotto pelle… Bisogna prevenire casi disastrosi come questi e bisognerebbe fare molta attenzione quando iniziano a presentarsi questi campanelli d’allarme di cui si parla nell’articolo, altrimenti poi vai a cucire di nuovo tutto come prima. Come i rapporti umani, se un vaso si rompe, certo puoi provare a incollare i cocci, ma le crepe ci sono e si vedono e se continui e riempire il vaso col tempo magari l’acqua esce lo stesso perché poi accumula accumula poi uno esplode

  6. Mi rendo conto di essere particolarmente stressato. Il mio capo di carica di lavoro non pagandomi neppure in tempo ogni mese. Mi ritarda lo stipendio e allora io per cercare di gestire la situazione ho dovuto trovarmi un lavoretto diverso per cercare di arrotondare visto che devo mantenere una famiglia. Sono molto provato da questa situazione, intanto non ha senso lamentarmi nuovamente perché non cambierebbe nulla.Mi auguro solo che si metta una mano sulla coscienza e rispetti il contratto magari non bruciandomi i pagamenti.

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