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Il giudice ordina di conciliare senza limitazioni di materia

7 Ottobre 2013
Il giudice ordina di conciliare senza limitazioni di materia

Due i nuovi poteri del giudice: potere di mediazione e potere di conciliazione e transazione: entrambi senza limiti di materie e di tempo, anche oltre i quattro anni previsti invece per la sperimentazione della mediazione obbligatoria.

La riforma della mediazione consegna al giudice un nuovo ruolo nell’ambito della composizione stragiudiziale delle liti. Durante la causa, infatti, il magistrato può ordinare alle parti di avviare un procedimento di mediazione. In qualunque momento – prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni e anche in sede di giudizio di appello – valutati la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, il giudice può disporre l’esperimento della mediazione, che diviene condizione di procedibilità (sopravvenuta) della domanda.

La possibilità di prescrivere la mediazione si candida a divenire uno strumento estremamente incisivo dato che il giudice può ordinare la mediazione in qualsiasi materia, purché (ovviamente) nell’area generale dei diritti disponibili.

Viene rimessa alla sensibilità del giudice una valutazione molto delicata, ma che – considerati i tempi lunghi dei processi civili – ben si può inserire senza ritardi nel percorso processuale.

Tra l’altro, visto che i costi della mediazione sono stati drasticamente ridotti nei casi di mancato accordo, il giudice può decidere senza preoccuparsi di gravare le parti di ulteriori spese processuali (in ogni caso ripetibili all’esito del giudizio).

L’obbligatorietà della mediazione, dunque, si sdoppia:

1) da un lato, c’è l’obbligo per legge, ristretto solo ad alcune materie (e anche limitato nel tempo, visto che sarà in sperimentazione solo per quattro anni), da effettuarsi prima della causa e come condizione per poi procedere in tribunale;

2) dall’altro lato c’è la valutazione discrezionale del giudice di ordinare alle parti di avviare un procedimento di mediazione: si tratta di una chance che investe tutte le controversie, senza limiti di materia, e che non è toccata dal periodo di sperimentazione, in quanto viene inserita strutturalmente nei poteri istruttori del giudice.

Nei fatti, quindi, il decreto del Fare ha attenuato l’obbligatorietà della mediazione in fase preventiva, ma l’ha anche rafforzata in fase successiva, affidando il successo della mediazione non solo al mediatore e agli organismi, ma, in una logica più complessa e inclusiva, anche ad avvocati e magistrati.

Il decreto del Fare ha consegnato al giudice due poteri:

1) il potere di ordinare la mediazione, di cui si è appena detto;

2) la possibilità di formulare una proposta conciliativa o transattiva [1].


note

[1] Come previsto dal nuovo articolo 185-bis del Codice di procedura civile, introdotto sempre dal Dl del fare.


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