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Contrasto tra due sentenze della Cassazione: come si risolve?

1 Aprile 2020
Contrasto tra due sentenze della Cassazione: come si risolve?

Che fare se una sentenza della Cassazione è diversa da una precedente della stessa Corte? Si può rimettere in discussione una condanna?

Capita spesso di sentire parlare di cambi di pensiero all’interno della Cassazione; così l’organo che dovrebbe fungere da interprete del diritto italiano – con il compito di unificare le svariate e differenti posizioni dei tribunali – entra in contraddizione con sé stesso. Ebbene, che succede in caso di contrasto tra due sentenze della Cassazione? Come si risolve?

Immaginiamo che un giorno esca, proprio dalle aule della Cassazione, una sentenza con un indirizzo diametralmente opposto rispetto a quello sposato solo qualche mese prima dalla stessa Corte. Che succede in questi casi? Prevale l’ultimo orientamento e dunque, da quel momento in poi, fa fede quest’ultimo o ci dovrà essere una nuova sentenza che possa risolvere il conflitto? E chi è stato giudicato, solo qualche giorno prima, con la “vecchia” interpretazione ha diritto a ottenere una revisione della eventuale condanna? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Che funzione ha la Cassazione?

Volendo semplificare, la Cassazione ha la funzione di uniformare l’interpretazione delle norme del diritto italiano. In particolare, tutte le volte in cui un soggetto, che ha subìto una condanna in appello, ritiene che, nel proprio caso, la legge non sia stata correttamente applicata dal giudice, può rivolgersi alla Cassazione affinché spieghi quale debba essere la giusta interpretazione. Spiegazione che così viene fornita con una sentenza. 

La Suprema Corte non entra però nei fatti della causa, non giudica nuovamente le prove e il merito della controversia, ma si limita a indicare quale sia il significato più appropriato da dare alle norme applicabili al caso concreto. 

La Cassazione non crea, quindi, una nuova legge e le sue pronunce hanno effetto solo tra le parti in causa, tuttavia finiscono inevitabilmente per influenzare le successive decisioni dei tribunali. Non a caso, esistono dei massimari con le pronunce della Corte volte proprio a “istruire” i magistrati sul senso da dare alle disposizioni legislative, in modo da non sbagliare più. 

Resta tuttavia la libertà, per ogni giudice, di fornire alle norme una propria interpretazione, anche in difformità dal pensiero in precedenza espresso dalla stessa Cassazione (fatto salvo sempre l’obbligo di motivazione).

Leggi Quando il giudice se ne frega di ciò che dice la Cassazione.

Che succede se un giudice decide in modo diverso dalla Cassazione?

Posto che, come appena detto, ogni giudice è libero di dare al diritto la propria personale interpretazione, nonostante questa possa essere in contrasto con i precedenti della Cassazione, la parte che ha subìto la condanna potrà rivolgersi comunque alla Suprema Corte per ottenere giustizia e far rettificare la sentenza. Nessuna responsabilità, però, potrà essere attribuita al magistrato per aver seguito il proprio pensiero. 

Che succede se una sentenza della Cassazione è diversa da una precedente?

Ben potrebbe essere che la Cassazione, nel tempo, muti il proprio orientamento e l’interpretazione in precedenza data in merito a una norma venga superata da un’altra completamente diversa. Ciò è ancora più probabile se si tiene conto che i giudici che compongono la Corte vengono, nel tempo, sostituiti. In più, la Cassazione è composta da svariate sezioni e, all’interno di ciascuna di esse, i magistrati sono tra loro diversi e, come tali, portatori di un proprio pensiero. Non c’è alcun obbligo, per una sezione della Cassazione, di uniformarsi alle decisioni di un’altra. 

Da quanto visto, è tutt’altro che improbabile un “contrasto di giudicati” (per usare un termine improprio) tra due sentenze della Cassazione. Che succede in questi casi?

Assolutamente niente. Chi è stato giudicato con il precedente e ormai superato indirizzo non potrà più appellarsi per ottenere una revisione della pronuncia. Così come chi è stato condannato a seguito del mutamento di interpretazione non può fare alcuna azione per avere una nuova “giustizia”. Né ci sarà bisogno di una terza sentenza che possa definire, una volta per tutte, quale delle due interpretazioni debba prevalere. 

Tant’è che la Cassazione, a volte, si richiama ad alcuni propri precedenti e a volte ad altri, per giustificare un’interpretazione piuttosto che un’altra. Insomma, i contrasti possono coesistere anche nello stesso periodo storico.

È tuttavia possibile, in presenza di contrasti molto accesi tra le svariate sezioni della Cassazione, in merito a questioni di rilevanza nazionale, di chiedere l’intervento delle Sezioni Unite della Cassazione a definire, una volta per tutte, l’indirizzo corretto da dare all’interpretazione. 

Un precedente delle Sezioni Unite ha sicuramente più peso rispetto a quello di una singola sezione e, se neanch’esso è vincolante per il giudice, costringerebbe quest’ultimo, qualora volesse decidere in difformità, a fornire fondate motivazioni.

La decisione delle Sezioni Unite non stravolge, però, le sentenze sino ad allora emanate che continueranno a valere per i casi già decisi in passato. 



1 Commento

  1. “Non c’è alcun obbligo, per una sezione della Cassazione, di uniformarsi alle decisioni di un’altra”.

    Ed è per questo che la legge NON è uguale per tutti.

    In passato mi sono ritrovato con un gruppo di lavoratori (tutti della stessa azienda) adire alle vie legali, tutti insieme, nello stesso momento e nello stesso tribunale, alcuni hanno avuto una sentenza favorevole altri no.

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