Prestiti: spetta il maxi rimborso per l’estinzione anticipata

1 Aprile 2020 | Autore:
Prestiti: spetta il maxi rimborso per l’estinzione anticipata

Una sentenza della Corte di giustizia europea stabilisce la restituzione al consumatore di tutti i costi pagati per ottenere il finanziamento, per la quota parte residua.

Fa discutere i giudici e preoccupa le banche e le finanziarie la recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea [1] che ha stabilito il diritto del consumatore al rimborso pieno dei costi del prestito, in caso di estinzione anticipata.

I giudici di Lussemburgo hanno ritenuto che sulla base della norma direttiva europea [2] al cliente spetta la restituzione di tutti i costi sostenuti e pagati per l’apertura del finanziamento, sia pur limitati alla quota parte del periodo successivo all’estinzione e dunque non goduto.

Significa che le banche e le finanziarie dovranno in tali casi restituire ai propri clienti non solo, come finora avveniva, la parte di costi correnti, connessi alla durata del rapporto, ma anche quelli riguardanti l’intero contratto, come le spese di istruttoria e gli oneri dell’assicurazione aggiuntiva, tranne le spese notarili per la stipula perché la scelta del notaio spetta al consumatore e non rientra nel costo totale del credito [3].

Si tratta di costi, chiamati anche oneri up-front, che il cliente ha pagato in anticipo per aprire la pratica ed ottenere il finanziamento – a prescindere dalla sua durata – e che spesso sono ingenti perché comprendono numerose voci accessorie ed anche le provvigioni dell’intermediario del credito, come ad esempio una finanziaria che opera attraverso una concessionaria auto.

Ora è prevedibile un’ondata di richieste di rimborso, che potrebbero ben riguardare anche i prestiti già estinti in passato, perché la prescrizione del diritto a queste restituzioni è quella ordinaria decennale. Ma come si regoleranno i giudici italiani?

Secondo alcuni la direttiva europea, ora interpretata dalla Corte di Giustizia in senso favorevole al consumatore, non ha efficacia diretta nei rapporti tra privati, ma solo nei confronti dei singoli Stati, vincolandoli ad emanare norme conformi ai principi stabiliti dal diritto comunitario [4]. Dunque bisognerebbe confrontarsi con le normative nazionali.

In Italia c’è una norma apposita contenuta nel Testo Unico Bancario [5] che prevede in questi casi in favore dei clienti che esercitano l’estinzione anticipata « il diritto ad una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto», senza cioè precisare quali siano. Concretamente, in molti casi è difficile individuare le voci di interesse, a quanto ammontino e come “spalmarle” sul periodo di finanziamento che a seguito dell’estinzione non sarà più goduto.

Quando al prestito è abbinata la polizza assicurativa, come accade spesso nel caso dei mutui, c’è poi la norma di legge [6] secondo cui spetta il diritto alla restituzione delle rate di premio unico già pagato rispetto al periodo residuo in cui l’assicurazione non sarà più fruita. In questo caso le cose sono più chiare perché c’è questa espressa previsione normativa.

Intanto la Banca d’Italia ha già inviato agli intermediari finanziari una comunicazione in cui invita ad applicare i regolamenti e le decisioni dell’Unione Europea, dispone che «Tutti gli oneri incorporati nel tasso annuo nominale (Tan) sono sempre oggetto di restituzione in caso di estinzione anticipata a prescindere dalla loro natura» e stabilisce che, per i nuovi contratti di credito al consumo, in caso di estinzione anticipata deve essere garantito al consumatore il rimborso di tutti i costi inerenti il finanziamento, escluse le imposte. Queste disposizioni si applicano, per espressa previsione, anche alle cessioni del quinto dello stipendio o della pensione.

Perciò le banche e gli altri intermediari finanziari dovranno rimborsare il costo totale del credito per la quota parte del periodo non fruito dal consumatore che ha esercitato l’estinzione anticipata, ma ancora non è chiaro il criterio: se debba essere direttamente proporzionale rispetto alla durata residua oppure possa effettuarsi in base al criterio del costo ammortizzato, che sarebbe meno conveniente per i clienti.

Infine, l’Arbitro Bancario Finanziario (Abf), organo stragiudiziale di risoluzione delle controversie in materia ed al quale è possibile presentare ricorso, si sta orientando [7] verso l’inammissibilità della domanda di rimborso se era già stato proposto ricorso in precedenza, così precludendo la possibilità di riaprire conseguenze già decise prima dell’emanazione della sentenza della Corte di Giustizia europea che ha stabilito i nuovi criteri più favorevoli.


note

[1] Sentenza C-383/18 del 11.09.2019 (caso Lexitor).

[2] Art.16 della Direttiva Ue 48/2008/CE del 23.04.2008 relativa ai contratti di credito ai consumatori.

[3] Art. 121, comma 1, lett. e) del D.Lgs. n.385 del 1 settembre 1993, Testo Unico Bancario.

[4] Trib. Napoli, sent. n.10489 del 22 novembre 2019

[5] Art. 125-sexies delD.Lgs. n.385 del 1 settembre 1993.

[6] Art. 22 comma 15-quater del D.L. n. 179/2012, convertito in Legge n.221/2012.

[7] Abf, Collegio di coordinamento, Decisione n. 26525 del 17 dicembre 2019.


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