Aiuti Covid a chi lavora in nero: quali possibilità

1 Aprile 2020
Aiuti Covid a chi lavora in nero: quali possibilità

Il Reddito di emergenza in arrivo non potrà distinguere facilmente questa categoria da quelle dei lavoratori precari, stagionali e ancora senza tutele. 

Mentre sono già operativi gli aiuti Covid per il sostegno alimentare urgente ai più bisognosi, il Reddito di emergenza per aiutare i precari esclusi da altre misure di sostegno e dal Reddito di cittadinanza sta prendendo forma nel programma degli interventi che il Governo sta per varare, probabilmente prima di Pasqua. “Con il reddito di emergenza vogliamo tutelare quelli che oggi non possono mettere il cibo a tavola”, ha dichiarato il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, promettendo che il sostegno arriverà “subito, con il decreto di aprile“.

Il vero problema, però, non sono le risorse (saranno stanziati 3 miliardi di euro) e neppure l’ammontare – si pensa a una cifra di almeno 500 euro al mese, secondo quanto ha lasciato trapelare Catalfo – ma la platea dei beneficiari.

Perché se è vero che il Reddito di emergenza è destinato, in prima battuta, a tutte le categorie di precari che sono rimasti esclusi dalle misure economiche di sostegno previste dal decreto Cura Italia per i lavoratori dipendenti, gli autonomi ed il popolo delle partite Iva (come l’indennità di 600 euro), è anche vero che senza filtri e restrizioni potranno tranquillamente accedervi anche molti lavoratori in nero.

Ora si tratta di distinguere chi è rimasto veramente senza reddito, come i lavoratori a termine che non hanno ottenuto il rinnovo del contratto alla scadenza e quelli stagionali che, vista l’emergenza Coronavirus, non avranno possibilità di impiego in hotel, ristoranti e altre attività turistiche, da chi invece ha continuato e continua a lavorare senza contratto ma percependo redditi non dichiarati. Secondo le stime, si tratta di almeno 3 milioni di persone; considerare anche costoro tra i beneficiari del reddito di emergenza farebbe esplodere i conti pubblici e provocherebbe ingiustizie.

Adesso sulla questione interviene il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, che, secondo quanto ci riporta l’agenzia stampa Adnkronos, dice che “mai come in questa fase è giusto dire che non si può lasciare nessuno indietro. Le fasce di popolazione che vivono ai margini vanno sostenute, e il  governo sta cercando di introdurre le misure necessarie. Non è una questione fiscale ma una questione di equità“.

Dunque una possibile apertura anche a chi lavora in nero e va comunque aiutato, se non percepisce abbastanza per mantenersi o per sostenere la famiglia, ma no ai condoni del lavoro nero in sé. Nel Governo alcuni esperti iniziano a pensare a come il Reddito di emergenza potrebbe favorire l’emersione di molti fenomeni di attività lavorative dipendenti o autonome non dichiarate, anche “sanando” il periodo pregresso, possibilmente solo in favore del lavoratore e non del datore.

Il vice ministro dell’Economia, Laura Castelli, nell’anticipare i contenuti del decreto di aprile e nell’assicurare che sarà “più completo di quello di marzo”, cioè del Cura Italia, precisa che “ci sono situazioni ai margini e al limite della dignità. Oggi vediamo il discorso sulle persone che lavorano in nero, rendiamoci conto della realtà in cui viviamo. Il Reddito di emergenza è aggiungere un pezzetto solo per questa emergenza, ma che ci permetterà di pensare anche al dopo”.

Dunque il Reddito di emergenza in arrivo sarà una misura temporanea e di natura eccezionale, ben diversa dal Reddito di cittadinanza che continuerà ad essere erogato in forma stabile: la ministra Catalfo garantisce che “chi prende attualmente il Reddito di cittadinanza, deve stare tranquillo, non cambierà nulla” mentre il Reddito di emergenza rappresenterebbe un “allargamento a tempo” della platea dei beneficiari; anche “allentando il criterio della proprietà della casa” che attualmente impedisce a molti di percepire il sussidio.

Netta chiusura a ogni ipotesi di aiuti ai lavoratori in nero, invece, dalla Lega: il leader Matteo Salvini, intervenendo a La7Gold, ha detto: “I lavoratori in nero non esistono sulla carta, non pagano le tasse. Un contributo di sussistenza va dato a tutti i cittadini, soprattutto a chi ha figli e ha famiglia. Chi ha pagato le tasse ha la precedenza su tutti quanti”.



2 Commenti

  1. Io non lavoro da 18 mesi. Non ho immobili ne nessun altri reddito. Prendevo 400 di rdc con isee 4500. Ora con isee 3500 prendo 100. Ma non vi fate schifo??? Premesso che con rdc 100 € non mi spetta il buono spesa. Che dio vi faccia passare pa metà di quello che sto passando io!

  2. nel 2018 involontariamente (crisi economica)ho dovuto chiudere la mia attività commerciale rimanendo cosi disoccupato e con una invalidità civile del 67%.A41 anni mi ritrovo a farmi sostenere in casa dai miei genitori chiedo se è giusto che a quelli nella mie condizioni non spetta nessun aiuto economico.Ezio

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