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Come evitare l’accusa di abbandono del tetto coniugale

1 Aprile 2020
Come evitare l’accusa di abbandono del tetto coniugale

Escluso l’addebito della separazione se l’abbandono del tetto coniugale dipende da una situazione di intollerabilità della convivenza.

Andare via di casa e abbandonare il marito o la moglie senza un valido motivo, che non sia il semplice fatto della fine dell’amore, è vietato. Chi si macchia di tale colpa viene ritenuto responsabile di abbandono del tetto coniugale. A tale condotta conseguono solo effetti di tipo civile: la perdita del diritto al mantenimento e all’eredità del coniuge (è il cosiddetto «addebito» nella separazione). Tuttavia, se i familiari abbandonati non hanno le risorse economiche per mantenersi – cosa che succede quando chi se ne è va è colui che porta lo stipendio a casa – si commette anche un reato e si può essere perseguiti penalmente. 

Come evitare l’accusa di abbandono del tetto coniugale? Come chiarito più volte dalla Cassazione, l’allontanamento dalla residenza familiare di un coniuge non costituisce però causa di addebito quando è motivato dall’esistenza di una giusta causa [1] o quando avviene solo per un brevissimo periodo.

Di tanto ci occuperemo nel seguente articolo: spiegheremo cioè quando si può andare via di casa senza che ciò costituisca causa di addebito. Ma procediamo con ordine.

Quando si viene condannati per abbandono del tetto coniugale?

Affinché si possa essere accusati di abbandono del tetto coniugale sono necessari due presupposti:

  • deve sussistere la volontà non voler più tornare a casa o non sapere se o quando ciò avverrà. L’allontanamento momentaneo o per un breve periodo di tempo prefissato non costituisce “allontanamento”. Ad esempio, la semplice pausa di riflessione di un paio di giorni è consentita, ma non anche quella di qualche mese;
  • la scelta di andare via non deve essere supportata da una giusta causa. Secondo infatti la Cassazione [2], l’abbandono del tetto coniugale non giustifica l’addebito ove sia motivato da una giusta causa costituita dal determinarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza coniugale.

Molto banalmente pertanto, per evitare l’accusa di abbandono del tetto coniugale sarà sufficiente dimostrare uno di questi due presupposti (non necessariamente entrambi).

Quando è consentito abbandonare il tetto coniugale?

Il matrimonio è basato sulla convivenza ma questo non toglie che i coniugi possano interrompere la stessa volontariamente (ad esempio con un accordo con cui si autorizzano a vicenda a vivere separati) o, individualmente, se sussiste un giustificato motivo. 

La «giusta causa» per andare via di casa non può essere un semplice capriccio, non può consistere in un litigio occasionale o in una diversità di vedute, anche se grave, su una questione. Si deve al contrario trattare di un fatto talmente grave da rompere potenzialmente la comunione (ossia l’unione) tra i coniugi. Ecco alcuni esempi:

  • la scoperta di un tradimento;
  • una violenza fisica o una serie di violenze psicologiche;
  • maltrattamenti in famiglia;
  • avvenimenti o comportamenti dell’altro coniuge (o anche di suoi familiari) incompatibili con il protrarsi della convivenza
  • quando l’abbandono consegue a una situazione già intollerabile o compromessa quando cioè c’è già una crisi matrimoniale in atto che non consente di proseguire la vita in comune: si pensi al caso di marito e moglie che abbiano già deciso di separarsi o che stiano per firmare le carte al proprio avvocato per l’avvio del procedimento di separazione. Solo in questo senso è quindi possibile iniziare una convivenza con un nuovo partner; viceversa, “scappare con l’amante” quando la situazione familiare è ancora sopportabile è causa di addebito.

I frequenti litigi domestici o anche il costante atteggiamento ostile del coniuge che rende impossibile un’intesa sessuale serena e appagante non consente l’abbandono del tetto coniugale [3]. Questo chiaramente non preclude la possibilità di agire per la separazione e farsi, in quella sede, autorizzare subito dal giudice a vivere separati.

La partita dunque si gioca esclusivamente sui tempi: premesso che la legge non può imporre a marito e moglie che non vanno più d’accordo di stare uniti, di norma per andare via di casa è necessario attendere prima la sentenza di separazione; ma se sussiste una giusta causa è possibile anticipare il provvedimento del giudice e iniziare a fare le valige. 

Secondo il tribunale di Napoli non è consentito l’allontanamento dal tetto coniugale neanche in caso di continui litigi suscettibili di arrecare danni psichici ai figli [4].

In tema di separazione, non integra l’ipotesi di abbandono del tetto coniugale la condotta del coniuge che risiede in parte autonoma e diversa del medesimo immobile, se questo è interamente imputato a dimora familiare [5].

Come fare per andare via di casa legittimamente?

La prova della sussistenza della giusta causa come legittimo motivo per l’abbandono del tetto coniugale deve essere data dal coniuge ritenuto responsabile. 

È chi va via quindi a dover provare in giudizio che l’intollerabilità della convivenza si era già verificata prima dell’allontanamento e, quindi, per una ragione completamente diversa e indipendente rispetto al proprio comportamento.

Ecco perché, prima di prendere la scelta di “scappare”, sarà bene accertare la capacità di poter dimostrare, in un secondo momento, in tribunale, le proprie ragioni. Quando ciò manchi o si procede subito con la separazione, incaricando il proprio avvocato, oppure sarà opportuno farsi firmare dall’altro coniuge una “liberatoria” con cui lo autorizzi ad andare via.


note

[1] Cass. 15 dicembre 2016 n. 25966

[2] Cass. sent. n 14591/2019.

[3] Cass. sent. n. 8773/2012.

[4] Trib. Napoli, sent. del 22.10.1996.

[5] Cass. sent. n. 20469/2015.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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