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Se rifiuto una raccomandata cosa succede?

24 Giugno 2020 | Autore:
Se rifiuto una raccomandata cosa succede?

Notifica atti a mezzo raccomandata: cosa succede se il destinatario rifiuta di ricevere la busta? Giacenza e compiuta giacenza: come funzionano?

Scrutando dalla finestra della tua abitazione scorgi il portalettere che si muove pericolosamente verso di te. Purtroppo ti ha visto mentre cercavi di nasconderti dietro le tende: per un attimo, come nei film di Sergio Leone, i vostri sguardi si sono incrociati. Mancano solo pochi istanti prima che bussi alla porta. Non vorresti aprire, ma ti vergogni di ricorrere a un mezzuccio del genere. Ci siamo: il postino è da te e aspetta che gli apri. Non vorresti, perché sai di essere indietro con il pagamento di un debito e presto o tardi riceverai brutte notizie. Apri al postino e scegli di non prendere la lettera. Cosa succede se rifiuti una raccomandata?

Ebbene, sin d’ora posso dirti che rifiutare una raccomandata non è una mossa molto intelligente, in quanto per il mittente l’atto si intende comunque notificato. Insomma: se proprio hai timore di ricevere brutte notizie dal postino, è meglio che tu non apra affatto la porta anziché rifiutare l’atto a te destinato. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo che succede se rifiuti una raccomandata.

Raccomandata: cos’è?

La raccomandata è un mezzo di trasmissione delle comunicazioni messo a disposizione dalle Poste italiane.

Il successo della raccomandata è facilmente riconducibile alle sue caratteristiche: la sicurezza della spedizione e la certezza dell’invio (e anche della ricezione, nel caso di raccomandata con avviso di ricevimento).

Il termine “raccomandata” deriva dal fatto che ogni invio viene contrassegnato da un preciso numero.  Si tratta dunque di corrispondenza che, dietro sovrapprezzo, usufruisce del servizio accessorio di “raccomandazione”, cioè di numerazione univoca delle spedizioni e annotazione di tale numerazione su appositi registri.

Atti giudiziari: si può usare la raccomandata?

Oramai da diverso tempo è possibile notificare un atto giudiziario a mezzo raccomandata postale. L’avvocato abilitato all’invio oppure l’ufficiale addetto alle notifiche, dopo aver effettuato le dovute attestazioni di conformità, può affidare agli uffici postali l’invio di una raccomandata che abbia ad oggetto un atto giudiziario (un atto di citazione, un decreto ingiuntivo, ecc.).

Per la precisione, la legge [1] dice che in materia civile, amministrativa e penale, l’ufficiale giudiziario può avvalersi del servizio postale per la notificazione degli atti, salvo che l’autorità giudiziaria disponga o la parte richieda che la notificazione sia eseguita personalmente.

Si può rifiutare una raccomandata?

Nessuno è costretto ad accettare la posta che gli viene recapitata; ciò significa che è sicuramente possibile rifiutare una raccomandata, anche quando si è il diretto destinatario.

Il problema, però, è che il rifiuto della raccomandata è un clamoroso errore che il destinatario compie. Ti spiego perché.

Che succede se rifiuto una raccomandata?

Il rifiuto di una raccomandata non impedisce il perfezionarsi della notifica; in altre parole, anche se il destinatario rifiuta di ricevere la raccomandata dal portalettere, per la legge l’atto si intende comunque comunicato.

Dunque, volendo rispondere alla domanda posta nel titolo di questo articolo, e cioè cosa succede se rifiuto una raccomandata, possiamo affermare che se rifiuti una raccomandata l’atto si intenderà comunque notificato a tutti gli effetti di legge, esattamente come se fosse stato accettato.

In estrema sintesi, per la legge rifiutare una raccomandata è come accettarla.

Cosa succede dopo il rifiuto della raccomandata?

Una volta rifiutata la raccomandata, il portalettere annota sul piego il rifiuto e la notifica si dà per avvenuta in quella data. Il postino procede poi a restituire la raccomandata al mittente, al quale sarà reso noto mediante l’annotazione fatta che l’atto è stato rifiutato.

Dunque, per il mittente il rifiuto dell’atto equivale alla sua accettazione; per il destinatario, il rifiuto della raccomandata comporta l’enorme svantaggio di non avere contezza di ciò che la busta conteneva, con conseguente svantaggio per una futura difesa.

Raccomandata: cosa succede se non c’è nessuno in casa?

Diversa è la sorte della raccomandata il cui destinatario non sia in casa: in un’ipotesi del genere, il portalettere deve lasciare nella buca l’avviso di giacenza con cui comunica al destinatario che ha trenta giorni di tempo per recarsi alle poste per ritirare la raccomandata.

In assenza del destinatario, possono ricevere legittimamente gli atti le seguenti persone:

  • parenti, purché non minori di 14 anni e non palesemente incapaci;
  • personale addetto alla casa, all’ufficio o all’azienda, sempre con i limiti di età e capacità sopra detti;
  • in mancanza di parenti e personale, il portiere dell’abitazione, ufficio o azienda;
  • se manca anche il portiere l’atto può essere legittimamente consegnato anche ad un vicino di casa, se questo accetta di riceverlo.

Dunque, il portalettere lascerà l’avviso di giacenza solamente nel caso in cui non sia presente né il destinatario né alcuna delle persone sopra elencate.

Compiuta giacenza delle raccomandate: cos’è?

Decorsi trenta giorni senza che il destinatario assente al momento della notifica si sia recato a ritirare la raccomandata, questa verrà rispedita al mittente e la notifica si intenderà comunque perfezionata.

In altre parole, esattamente come per il rifiuto, la compiuta giacenza realizza una finzione di conoscenza, nel senso che la legge presume che l’atto sia comunque conosciuto dal destinatario.

Giacenza e compiuta giacenza di atto giudiziario: come funziona?

Quanto sinora detto vale anche per la notifica postale di un atto giudiziario, con le seguenti differenze.

Se il portalettere non trova nessuno cui poter consegnare l’atto giudiziario, egli lascia l’avviso di giacenza nella cassetta della posta con l’invito a recarsi presso l’ufficio postale per il ritiro.

Mentre il periodo di giacenza delle raccomandate è di trenta giorni, decorsi i quali si ha la compiuta giacenza e la restituzione al mittente, nel caso degli atti giudiziari il periodo di giacenza è di sei mesi, ma dopo soli dieci giorni di perfeziona la compiuta giacenza. Mi spiego meglio.

L’atto giudiziario resta all’ufficio postale per un periodo massimo di sei mesi; ciò significa che il destinatario potrà recarsi anche dopo molto tempo per il ritiro.

Tuttavia, poiché il mittente non può attendere tutto questo tempo affinché possa procedere oltre, la legge dice che dopo dieci giorni di giacenza la notifica si intende perfezionata: in altre parole, dopo dieci giorni di deposito matura la compiuta giacenza.

Al mittente verrà inviata una raccomandata ove gli si dirà che l’atto è in giacenza e che la notifica è completata.

Dunque, per gli atti giudiziari valgono questi termini:

  • il periodo di giacenza è di sei mesi;
  • la compiuta giacenza si ha dopo soli dieci giorni.

note

[1] Legge n. 890 del 20 novembre 1982.

Autore immagine: Canva.com


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