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Come annullare donazione

1 Aprile 2020
Come annullare donazione

Come ottenere la restituzione di un regalo: i casi di nullità dell’atto, della violazione delle quote di legittima, l’incapacità, l’errore, la sopravvenienza di figli e l’ingratitudine.  

Una volta fatto un regalo non si può più tornare indietro. Anche il diritto avalla questo antico detto popolare: una donazione non può essere revocata. Salvo ipotesi eccezionali. Queste sono di norma collegate al mancato rispetto delle forme previste dalla legge per la donazione o alla lesione delle quote dovute agli eredi legittimari. Chiude la panoramica l’ipotesi di ingratitudine del donatario. 

Se non sai come annullare una donazione e vuoi chiarimenti pratici, lontani dal tecnicismo del lessico giuridico, sei capitato nella pagina giusta: qui di seguito ti spiegheremo quali son le cause di nullità della donazione e quelle di revocabilità. Ma procediamo con ordine.

Come deve essere fatta una donazione

A seconda del valore del bene da regalare, c’è una procedura diversa da rispettare. 

Per i beni mobili o le somme di denaro di modico valore, la donazione si attua semplicemente con la manifestazione della volontà: basta in sostanza consegnare l’oggetto o i soldi affinché si trasferisca la proprietà senza bisogno di alcun altro adempimento. L’eventuale firma di un contratto è del tutto superflua.

Viceversa, quando si tratta di regalare immobili (case, magazzini, terreni), beni mobili o somme di denaro di valore elevato è necessario andare dal notaio e firmare il rogito alla presenza di due testimoni. Senza il rispetto di tale forma la donazione è nulla: significa che può essere contestata da chiunque (sia dal donante che dai suoi familiari o da altre persone) senza limiti di tempo. Non c’è quindi una scadenza per la causa di accertamento della nullità della donazione per assenza dell’atto pubblico notarile.

Dunque, per sapere come annullare una donazione, la prima cosa da fare è verificare se è stata rispettata la procedura appena descritta. In caso contrario, ci si può rivolgere al giudice e chiedere che il bene regalato venga restituito al precedente proprietario.

Tre importantissime precisazioni.

La prima: quando si va dal notaio bisogna onorare la sua parcella e versare le imposte. Tuttavia è previsto un regime di favore nel caso di donazioni tra familiari. 

In particolare:

  • per le donazioni tra coniuge e parenti in linea retta, genitori e i figli, anche naturali, i rispettivi ascendenti e discendenti in linea retta, gli adottanti e gli adottati, gli affiliati e gli affiliati: l’imposta è del 4% del valore del bene, ma scatta solo se la donazione supera il valore di 1milione di euro (cosiddetta «franchigia») e unicamente sulla parte in eccesso. Ad esempio in una donazione di 1.100.000 euro l’imposta sarà pari al 4% di 100.000;
  • per le donazioni tra fratelli e sorelle, l’imposta è del 6% ma si versa solo per il valore superiore alla franchigia di 100.000 euro;
  • per le donazioni tra altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al 3° grado, l’imposta è del 6% senza franchigia;
  • per le donazioni tra altri soggetti l’imposta è dell’8% senza franchigia;
  • per le donazioni verso una persona portatrice di handicap è prevista una franchigia di 1.500.000,00 euro, mentre l’aliquota è del 4%, 6%, o 8% a seconda del legame di parentela.

La seconda precisazione riguarda invece il cosiddetto caso della donazione indiretta: è il caso del genitore che versa sul conto corrente del figlio i soldi a questi necessari per comprare un bene specifico (l’auto, la casa, ecc.) oppure che paga direttamente il venditore. In tali casi, la donazione non richiede né l’atto notarile né il versamento delle imposte. È però necessario che l’atto di compravendita specifichi la provenienza del denaro (ossia l’identità del donante).

L’ultima precisazione: dalla donazione scatta l’obbligo, per il donatario, di versare gli alimenti al donante nell’ipotesi in cui questi, per una grave malattia o altre condizioni fisiche, si trovi nella più assoluta incapacità di procurarsi il necessario per sopravvivere. Gli alimenti, che vengono proporzionati al reddito di chi li deve versare, riguardano solo le spese per il vitto, l’alloggio e le medicine. 

Donazioni dell’incapace

Anche se può apparire strano, la donazione è un contratto. Questo perché il contratto è quell’atto che regola interessi economici di due o più persone e richiede il consenso di tutte. Ebbene, nella donazione è necessario sia il consenso del donante che quello del donatario, per evitare che questi diventi proprietario di beni senza che lo voglia.

Come tutti i contratti, la donazione richiede alcuni presupposti, primo di tutti la capacità di intendere e di volere delle parti.

Se una persona regola un bene ad un’altra in uno stato di interdizione o inabilitazione, oppure in un momentaneo stato confusionario (ad esempio se sotto l’effetto di droghe, alcol o perché momentaneamente infermo di mente, la donazione è annullabile. Anche la senilità, quando diventa patologica e sconfinante nella demenza, può essere causa di nullità della donazione.

Ci sono in questo caso cinque anni per annullare la donazione.

Donazione per errore

Un altro caso in cui è possibile annullare la donazione è quando il donante si sbaglia. L’errore può riguardare ad esempio la persona del donatario o la natura del bene. Si pensi a chi doni un oggetto a un avvocato ritenendo che questi abbia vinto la causa, mentre invece gli ha nascosto di averla persa. Oppure si pensi al caso di chi regala un quadro ritenendo che non abbia valore, mentre poi si accorge che sul mercato è apprezzato diverse decine di migliaia di euro.

Questi aspetti sono approfonditi nella guida: Una donazione può essere annullata?

Come revocare una donazione che lede gli eredi

Una seconda ipotesi per “annullare” una donazione è quando questa va a favorire un erede piuttosto che un altro. Sul punto sarà meglio fare alcune precisazioni.

La legge stabilisce che coniuge e figli – o, in assenza di questi ultimi, i genitori – abbiano sempre diritto a una quota minima dell’eredità del defunto. Questa quota minima viene chiamata legittima. Neanche un testamento potrebbe stabilire diversamente. 

Si pone a questo punto l’esigenza di evitare che una persona, nell’intento di ledere gli interessi degli eredi legittimari, ceda i propri beni prima di morire in favore di un altro soggetto. A tal fine la legge stabilisce che, per calcolare le percentuali di legittima, non si considera solo il patrimonio residuo alla morte del defunto ma anche quello che da lui è stato donato nel corso della vita. In questo modo, se una persona regala tutti i suoi beni a un solo figlio, a un’amante o a un amico, tali donazioni possono essere contestate dagli eredi.

Il termine per esercitare questa azione, volta cioè ad annullare le donazioni che ledono la quota di legittima, è di 10 anni dall’apertura della successione (ossia della morte del donante). Se il bene è stato però ceduto dal donatario, il termine massimo per agire e ottenere indietro il bene è di 20 anni dalla donazione. 

Quando si può revocare una donazione

Diversa dalla nullità della donazione è la revoca. Questa può avvenire solo in due casi:

  • quando il donante diventa successivamente genitore di un altro figlio che non aveva al momento della donazione o che ignorava che esistesse (quindi anche se già concepiti). 
  • quando il donatario si rivela indegno del regalo ricevuto. Tale condizione ricorrere in caso di commissione di reati particolarmente gravi ai danni del donante o della sua famiglia oppure in caso di ingiuria grave nei confronti del donante o di gravi danno al suo patrimonio.
  • Una tipica ipotesi di indegnità del donatario si verifica quando questi non versa gli alimenti al donate. 

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