Vittima del dovere chi muore di Coronavirus: in arrivo il riconoscimento

1 Aprile 2020
Vittima del dovere chi muore di Coronavirus: in arrivo il riconoscimento

Estendere lo status e i benefici al personale sanitario e ai lavoratori dei servizi pubblici essenziali, in caso di decesso o infermità provocati dal Covid-19.

Mentre in Italia il numero di morti per Coronavirus ha superato i 12mila, il personale sanitario compie una quotidiana battaglia per fronteggiare l’emergenza e intanto i lavoratori garantiscono tutti i servizi essenziali, dai generi alimentari e medicinali ai trasporti pubblici, uffici postali, fabbriche e attività rimaste aperte.

Per queste categorie che si espongono al contagio e stanno compiendo importanti sacrifici a beneficio della collettività il Governo sta pensando al riconoscimento dello status di ‘vittima del dovere‘ a chi perde la vita o rimane infermo a causa del Covid-19.

Lo ha annunciato oggi il ministro per la Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, che secondo quanto ci riporta l’agenzia stampa Adnkronos ha dichiarato: “Dobbiamo dare il giusto valore al coraggio di chi si sta battendo in prima linea contro il Coronavirus. Ecco perché, nel corso dell’esame del decreto ‘Cura Italia’, stiamo provando ad estendere il riconoscimento di ‘vittime del dovere’, con i relativi benefici, a chi perde la vita o subisce infermità permanente lavorando nei reparti ospedalieri, sugli autobus, nei supermercati, nelle farmacie e in tutte le altre trincee nelle quali si manda avanti il Paese”.

Se la proposta sarà approvata, medici, infermieri e operatori ausiliari, ma anche conducenti di linee di trasporti pubblici, dipendenti dei supermercati, farmacisti, rifornitori di carburante, autotrasportatori, dipendenti postali e bancari e molte altre categorie potrebbero ottenere questo riconoscimento se fossero colpiti dal Covid-19 riportando la morte o invalidità permanente.

Il decreto Cura Italia è proprio in questi giorni all’esame del Senato, che sta esaminando gli emendamenti e gli altri correttivi da apportare al testo iniziale varato dal Governo il 17 aprile. La conversione in legge dovrebbe avvenire entro questo mese; l’esame in Aula del Senato è stato fissato per l’8 aprile, poi il testo passerà alla Camera per eventuali modifiche.

Attualmente lo status di vittima del dovere spetta agli operatori di polizia, delle forze armate o altre categorie di dipendenti pubblici (tra cui i Vigili del fuoco) deceduti, o divenuti permanentemente invalidi, durante il servizio oppure in seguito per effetto diretto di lesioni riportate nell’espletamento delle loro funzioni e compiti di istituto.

I casi più frequenti sono quelli di appartenenti alle forze di polizia caduti nel contrasto alla criminalità o nei servizi di ordine pubblico, ma anche in operazioni di soccorso marittimo o alpino e di protezione civile, come gli interventi per incendi e terremoti. In favore delle vittime del dovere sono previsti sussidi economici per il sostegno dei loro familiari in caso di decesso e per le cure e l’assistenza in caso di invalidità.

“Gli operatori sanitari, i medici, gli infermieri, gli addetti del 118 e tutti quei dipendenti pubblici schierati in prima linea per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, i quali hanno perso la vita, sono a tutti gli effetti equiparabili alle ‘vittime del dovere’. Meritano a livello giudiziario la stessa tutela prevista per quei rappresentanti delle forze dell’ordine, che vengono uccisi o subiscono un’invalidità permanente, quando sono colpiti dalla criminalità organizzata o dal terrorismo”, dichiara il presidente onorario di Unimpresa, Paolo Longobardi, sostenendo “in pieno la proposta di inserire l’equiparazione nel decreto-legge di aprile in corso di definizione”.



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