Coronavirus, forse il tabacco ci salverà

1 Aprile 2020
Coronavirus, forse il tabacco ci salverà

La speranza di annientare Covid-19 può arrivare dalle piante? Una società americana prova a rispondere a questa domanda con una serie di test pre-clinici.

Finora di tabacco e Coronavirus si era parlato solo in relazione ai maggiori rischi dei fumatori di contrarre la malattia (leggi l’articolo Coronavirus: aumenta il pericolo per i fumatori). Proprio oggi, è comparso un nuovo avviso sul sito del ministero della Salute: “I fumatori potrebbero essere più vulnerabili“, come conseguenza dell'”atto stesso del fumo: le dita, ed eventualmente le sigarette contaminate, arrivano a contatto con le labbra e questo aumenta la possibilità di trasmissione del virus dalla mano alla bocca”, oltre che per la possibile “malattia polmonare sottostante” cui un fumatore è più esposto.

A sorpresa, invece, il rimedio al Coronavirus potrebbe venire proprio dalle piante di tabacco. Ci informa di questo una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos: parla di un potenziale vaccino al Covid-19 realizzato con una nuova tecnologia che utilizza il tabacco. Lo sta sviluppando la società Kentucky BioProcessing (Kbp), azienda americana bio-tech controllata da British American Tobacco (Bat). Ci troviamo nella fase dei test pre-clinici. All’esito di questi test Bat prevede che “attraverso l’utilizzo di partner e il sostegno delle agenzie governative e delle istituzioni”, possano essere prodotte tra 1 e 3 milioni di dosi di vaccino a settimana, a partire da giugno.

Kbp ha recentemente clonato una parte della sequenza genetica del Covid-19 che ha portato allo sviluppo di un potenziale antigene – una sostanza che induce una risposta immunitaria nel corpo e, in particolare, la produzione di anticorpi. L’antigene è stato quindi inserito nelle piante di tabacco per farlo riprodurre e, una volta raccolte le piante, è stato poi purificato ed è ora sottoposto ai test. Il progetto è accelerare il più possibile per rendere disponibile il vaccino. Senza fini di lucro, avverte la società.

Ma perché il tabacco? Il vantaggio, come si legge sulla nota dell’Adnkronos, consisterebbe nel fatto che queste piante non possono ospitare agenti patogeni che causano diverse malattie umane. È più veloce, perché le proprietà del vaccino si accumulano più rapidamente nelle piante di tabacco (6 settimane rispetto ai diversi mesi necessari utilizzando metodi tradizionali) e non è richiesta refrigerazione, contrariamente alle formulazioni dei vaccini tradizionali.

Al momento sono dodici i vaccini in corso di sperimentazione per rendere la popolazione immune dal Coronavirus. Proprio ieri l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha tracciato un quadro d’insieme dei trattamenti che si stanno testando (leggi l’articolo: Coronavirus, il punto sulle cure in via di sperimentazione). Ai dodici vaccini in fase di studio si aggiungono anche quaranta diversi tipi di farmaci. Abbiamo sentito parlare sicuramente di questi: remdesivir (studio investigativo); lopinavir/ritonavir (attualmente autorizzato come medicinale anti-Hiv); clorochinaidrossiclorochina (attualmente autorizzate a livello nazionale come trattamenti contro la malaria e alcune malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide); interferoni sistemici e in particolare interferone beta (attualmente autorizzato a trattare malattie come la sclerosi multipla); anticorpi monoclonali. Ma l’Ema avverte: al momento nessuno ha dato una prova sicura della propria efficacia contro il Covid-19. I tentativi, naturalmente, vanno avanti.



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