Coronavirus, ecco quando si è più contagiosi

1 Aprile 2020
Coronavirus, ecco quando si è più contagiosi

La buona notizia è che dopo i primi sette giorni di sintomi la probabilità di trasmettere il virus diminuisce (ma resta). Lo dice un nuovo studio sul Covid-19.

Il famoso picco non è solo nella quantità di malati. Esiste anche un picco di maggiori probabilità di trasmettere il virus da un paziente positivo a uno negativo. Questo picco si manifesterebbe nella prima settimana in cui ci si ammala. Significa che dopo i primi sette giorni il virus si può comunque trasmettere ad altri ma non con la stessa frequenza della prima settimana in cui si sono manifestati i sintomi. Lo dice uno studio pubblicato sulla rivista “Nature”. Ce ne dà conto l’agenzia di stampa Adnkronos.

È un approfondimento derivato dall’analisi virologica dettagliata di nove pazienti adulti di Monaco, in Germania, con sintomi lievi di Covid-19. Secondo la ricerca, esiste una replicazione attiva di Sars-CoV-2 nel tratto respiratorio superiore dei pazienti e suggerisce che questi ultimi possono “liberarsi” – o espellere il virus – ad alti livelli proprio durante la prima settimana.

Christian Drosten e i suoi colleghi della Charité Universitätsmedizin di Berlino hanno studiato lo spargimento virale in nove giovani e adulti di mezza età con diagnosi di Covid-19, trattati per lievi sintomi del tratto respiratorio superiore in un singolo ospedale di Monaco. Hanno analizzato campioni di gola e polmoni, espettorato (muco del tratto respiratorio), feci, sangue e urina dei pazienti durante il loro decorso clinico. Gli autori hanno riscontrato “alti livelli di replicazione virale nei tessuti del tratto respiratorio superiore ed elevati livelli di diffusione virale nel tratto respiratorio superiore durante la prima settimana di sintomi”.

Gli scienziati sono stati in grado di isolare una forma infettiva del virus dai campioni prelevati dalla gola e dai polmoni dei pazienti fino all’ottavo giorno di sintomi, anche mentre questi si riducevano. Due dei pazienti, che hanno mostrato alcuni primi segni di polmonite, hanno continuato a rilasciare alti livelli di virus nell’espettorato fino al giorno 10 o 11 dai primi sintomi. L’Rna virale è rimasto rilevabile nell’espettorato anche dopo la fine dei sintomi.

Il virus non è stato rilevato invece nei campioni di sangue o di urina e gli autori non hanno trovato segni di replicazione del virus nei campioni di feci, nonostante le alte concentrazioni di Rna virale, a sostegno della teoria secondo cui il microrganismo in realtà potrebbe non essere trasmissibile attraverso le feci. Tuttavia sono necessari ulteriori studi in campioni più grandi per approfondire questa possibile via di trasmissione, avvertono.

“Nel loro insieme, questi risultati iniziali indicano che lo spargimento di Sars-CoV-2 nel tratto respiratorio superiore si verifica in modo più efficiente all’inizio, quando i pazienti hanno ancora sintomi lievi. Ulteriori ricerche potrebbero aiutare a capire se un aumento della carica virale di un paziente dopo la prima settimana di sintomi possa segnalare un aggravamento dei sintomi“, suggeriscono gli autori.



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