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Riassunzione causa in tribunale

2 Aprile 2020 | Autore:
Riassunzione causa in tribunale

Quando e come si riassume il processo: cause e forma dell’atto di riassunzione.

La riassunzione della causa è un’attività processuale di parte, necessaria per far proseguire il processo quando un determinato evento ne ha causato l’arresto. Se la parte interessata alla prosecuzione non riassume la causa dinanzi al giudice competente, entro i termini stabiliti, il processo si estingue definitivamente.

Ne consegue che la riassunzione è l’istituto utile alle parti per rimettere in moto la macchina processuale quando questa si è fermata a causa di un vizio di incompetenza oppure per il verificarsi eventi di sospensione o interruzione del processo.

Vediamo come funziona la riassunzione della causa in tribunale.

Riassunzione della causa: cos’è

La riassunzione del processo, come accennato, è un’attività processuale di parte che consiste nella riattivazione della causa dinanzi al giudice competente, al fine di ottenere una sentenza finale, altrimenti il processo si estingue.

La riassunzione è necessaria per mantenere in vita la causa in alcuni casi specifici:

  • quando la causa è stata instaurata dinanzi al giudice non competente: in tal caso il giudice dichiaratosi incompetente, concede alle parti un termine per riassumere la causa dinanzi al giudice dotato della competenza a decidere;
  • quando si è verificata una causa di interruzione del processo (per esempio, morte di una parte);
  • quando si è verificata una causa di sospensione del processo (per esempio, in attesa della definizione di altra controversia).

Nelle ipotesi sopra elencate, la mancata riassunzione della causa nel termine perentorio stabilito dal giudice o dalla legge, comporta l’estinzione del processo per inattività delle parti.

Riassunzione della causa in caso di incompetenza del giudice

Quando il giudice adito non è competente per decidere quella determinata controversia, si dichiara incompetente e fissa un termine entro il quale le parti devono riassumere la causa dinanzi al giudice competente [1].

Il difetto di competenza può sorgere a seguito della violazione delle regole di competenza per valore o per materia (la causa rientra tra quelle di competenza del giudice di pace, ma il ricorso è stato presentato in tribunale o viceversa) oppure per territorio (la causa doveva essere trattata dal Tribunale di Milano ed è stato adito, invece, il Tribunale di Roma).

In tali ipotesi, la causa deve essere riassunta dinanzi al giudice competente, nel termine indicato nell’ordinanza o, in mancanza, nel termine di tre mesi dalla comunicazione dell’ordinanza che dichiara l’incompetenza del giudice adito.

Se la riassunzione avviene nei termini, il processo prosegue dinanzi al nuovo giudice; diversamente, il processo si estingue.

Riassunzione del processo sospeso

Quando si verifica una causa di sospensione del processo, quest’ultimo attraversa una fase di cosiddetta “quiescenza“, in cui nessun atto può essere compiuto.

Le cause di sospensione possono essere previste espressamente dalla legge (per esempio, quando viene sollevata questione di legittimità costituzionale o quando si apre il procedimento di querela di falso) oppure possono essere concordate dalle parti e rimesse alla discrezionalità del giudice.

Se, con il provvedimento di sospensione, il giudice non fissa l’udienza in cui il processo deve proseguire, le parti devono chiederne la fissazione entro il termine perentorio di tre mesi dalla cessazione della causa di sospensione o dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce la controversia civile o amministrativa [2].

L’istanza deve essere proposta dieci giorni prima della scadenza del termine di sospensione, con ricorso al giudice istruttore o, in mancanza, al presidente del tribunale.

Il ricorso, col decreto che fissa l’udienza, deve poi essere notificato a cura dell’istante alle altre parti, nel termine stabilito dal giudice.

Riassunzione del processo interrotto

Il processo può interrompersi a seguito di:

  • morte della parte persona fisica (o estinzione della persona giuridica);
  • perdita di capacità della parte o perdita di capacità del rappresentante legale o cessazione della rappresentanza legale (per esempio, raggiungimento della maggiore età del minore rappresentato in giudizio dai genitori);
  • morte, radiazione o sospensione dall’albo del difensore.

In tutti i casi suddetti, il processo deve interrompersi per consentire alla parte interessata di ripristinare la propria veste processuale ed esercitare effettivamente il proprio diritto di difesa.

Il processo interrotto deve essere proseguito o riassunto entro il termine di tre mesi dall’interruzione, altrimenti si estingue [3]. Il legislatore distingue tra prosecuzione e riassunzione.

Si ha prosecuzione quando la riattivazione del processo avviene su impulso della parte interessata dall’evento interruttivo o dai suoi eredi o dal nuovo soggetto che prende il suo posto nel processo. La prosecuzione avviene mediante costituzione all’udienza. Se questa non è stata fissata, la parte chiede, mediante ricorso al giudice istruttore o, in mancanza, al presidente del tribunale la fissazione dell’udienza. Il ricorso e il decreto sono notificati alle altre parti a cura dell’istante [4].

Si ha, invece, riassunzione del processo interrotto, quando è la controparte (non interessata dall’evento interruttivo) a riattivare il processo. In tal caso, essa può chiedere la fissazione dell’udienza, notificando, quindi, il ricorso e il decreto a coloro che devono costituirsi per proseguirlo [5].

In caso di morte della parte, il ricorso deve contenere gli estremi della domanda, e la notificazione entro un anno dalla morte può essere fatta collettivamente e impersonalmente agli eredi, nell’ultimo domicilio del defunto.

Se vi sono altre parti in causa, il decreto deve essere notificato anche ad esse.

Riassunzione della causa: come si fa

Salvo che dalla legge sia disposto altrimenti (come nel caso della sospensione o dell’interruzione del processo), la riassunzione della causa deve essere fatta con comparsa [6], che deve contenere:

1) l’indicazione del giudice davanti al quale si deve comparire;

2) il nome delle parti e dei loro difensori con procura;

3) il richiamo dell’atto introduttivo del giudizio;

4) l’indicazione dell’udienza in cui le parti debbono comparire

5) l’invito a costituirsi nei termini di legge;

6) l’indicazione del provvedimento del giudice in base al quale è fatta la riassunzione.

Possiamo quindi affermare che:

  • nell’ipotesi di riassunzione a seguito di dichiarazione di incompetenza: l’atto deve assumere la forma della comparsa in riassunzione;
  • nelle ipotesi di riassunzione del processo sospeso o interrotto: l’atto deve assumere la forma del ricorso in riassunzione.
  • in generale, in tutti i casi in cui la legge non preveda una forma specifica, la riassunzione si fa con comparsa.

note

[1] Art. 50 cod. proc. civ.

[2] Art. 297 cod. proc. civ.

[3] Art. 305 cod. proc. civ.

[4] Art. 302 cod. proc. civ.

[5] Art. 303 cod. proc. civ.

[6] Art. 125 disp. att. cod. proc. civ.


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