Lavoro ridotto: la nuova proposta Ue per l’Italia

1 Aprile 2020
Lavoro ridotto: la nuova proposta Ue per l’Italia

Il programma Sure della Commissione europea per salvaguardare l’occupazione durante la crisi del coronavirus evitando licenziamenti.

Sembra quasi una riedizione del vecchio slogan “lavorare meno – lavorare tutti” ma in realtà è una misura a cui molte imprese stanno già ricorrendo, specialmente all’estero, per tenere in piedi la propria attività salvaguardando anche l’occupazione. La formula del lavoro ridotto è quella di ridurre le giornate di impiego o l’orario lavorativo mantenendo attiva la produzione, sia pure a regime meno intenso, e garantendo il posto di lavoro ai dipendenti evitando il loro licenziamento. Un rimedio adottato proprio nei casi di emergenza, come quella attuale dovuta alla pandemia del coronavirus con le sue ricadute sociali ed economiche.

Adesso la Commissione europea sta varando un nuovo progetto orientato a sostenere il lavoro a orario ridotto: secondo le anticipazioni che ci fornisce da Bruxelles la nostra agenzia stampa Adnkronos si chiamerà ‘Sure‘ (parola che in inglese vuol dire ‘sicuro’ e che qui viene utilizzata come acronimo di “State sUpported shoRt-timE work”).

La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, spiega in un videomessaggio che grazie a questo nuovo strumento “più persone manterranno il loro posto di lavoro durante la crisi provocata dal coronavirus e ritorneranno al lavoro a tempo pieno quando finirà, quando la domanda tornerà a salire e gli ordini ritorneranno”.

“Abbiamo imparato la lezione della crisi finanziaria”, continua von der Leyen, spiegando che “gli Stati che avevano strumenti simili sono stati capaci di ripartire più rapidamente, dato che le aziende non avevano dovuto licenziare dipendenti, mantenendo quindi intatto il loro potenziale produttivo”.

L’Italia è in prima linea di fronte a questo intervento ideato dall’Unione europea, che già ha individuato i primi bersagli: “Le aree di Milano e di Madrid – sottolinea von der Leyen – fanno parte della spina dorsale dell’economia europea”. Così il programma Sure “aiuterà i Paesi più colpiti e sarà garantito da tutti gli Stati membri”. Secondo von der Leyen “questa è la solidarietà europea in atto. È per l’Italia, per la Spagna e per gli altri Paesi”.

Il programma è già stato reso noto al Governo italiano: la presidente della Commissione Ue von der Leyen dà la notizia di avere già “parlato con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dello schema di lavoro ad orario ridotto della Commissione, Sure, che potrebbe aiutare a salvare i posti di lavoro di molti italiani durante la crisi” dovuta alla pandemia provocata dal coronavirus, e conclude affermando che “l’Unione europea è qui per aiutare; questo è il futuro dell’Europa”.

Il nostro premier Giuseppe Conte conferma e scrive su Facebook: “Oggi pomeriggio ho avuto un colloquio telefonico con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Nel corso della conversazione la Presidente von der Leyen ha tenuto ad anticiparmi, in particolare, le due iniziative che verranno sottoposte domani all’approvazione della Commissione nella sua seduta collegiale, e che io auspico siano ricomprese in una più ampia strategia europea (European Recovery and Reinvestment Plan), da completare nei prossimi giorni, per fronteggiare la grave emergenza che stiamo tutti affrontando”.

Il presidente del Consiglio espone così le due iniziative avute dalla von der Leyen nel colloquio: “Uno strumento da 100 miliardi per sostenere le misure nazionali dirette a contrastare la disoccupazione e ad alimentare la cassa integrazione“. E poi: “Consentire all’Italia e agli altri Stati di usare i fondi strutturali europei non ancora spesi con la più ampia flessibilità: senza più i vincoli di cofinanziamento nazionale o di particolari destinazioni funzionali o territoriali”.

“Questo è senz’altro un passo significativo in vista di un più ampio e complessivo intervento che dovrà – a nostro avviso – dare il senso di una forte, coesa e credibile risposta europea a questa sfida epocale”, conclude il premier.


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