Cronaca | News

Mortalità a marzo 2020: il confronto con il 2019

1 Aprile 2020 | Autore:
Mortalità a marzo 2020: il confronto con il 2019

Quanto può avere inciso il coronavirus nel numero dei decessi registrati in Italia nel periodo più caldo dell’epidemia? Lo spiega (solo parzialmente) l’Istat.

C’è un detto popolare secondo cui «a pensare male, a volte ci si azzecca». Pensare alle teorie del complotto quando si parla di coronavirus può sembrare (e forse lo è) inopportuno. Ciò non toglie, però, che alcuni dettagli tutt’altro che irrilevanti risultino quanto meno poco chiari.

Tra questi, quello che colpisce di più è la statistica dei decessi. Ne abbiamo già parlato in qualche articolo in cui facevamo riferimento allo strano rapporto tra il numero di casi positivi in Italia e in Germania e quello dei morti registrati in entrambi Paesi. In pratica, a parità di contagi, Berlino ne contava poco più di 200 mentre nel nostro Paese ce n’erano 3.000.

Le stesse perplessità le abbiamo espresse mettendo a confronto le cause dei decessi registrati dall’Istat in passato (influenze, polmoniti, malattie respiratorie o cardiovascolari, ecc.) e i decessi classificati come «morti da coronavirus». Oggi si tende a mettere nello stesso contenitore, quello del Covid-19, sia chi muore dopo avere contratto il virus da sano e chi muore di un’altra patologia ma risulta, comunque, positivo al coronavirus. Insomma, un criterio che ha portato le cifre al livello che tutti conosciamo e che ogni sera ci aggiorna la Protezione civile.

Non resta che affidarsi ai dati Istat sulla mortalità in Italia in questo primo trimestre del 2020, interessato per poco meno della metà dall’epidemia, e confrontarli con quelli dello stesso periodo dell’anno precedente. Ma pure qui c’è da fare alcune precisazioni.

La prima: l’Istat non è ancora in grado di fornire dei dati completi riguardanti tutto il territorio nazionale, ma soltanto di alcuni Comuni. La seconda: la statistica sui decessi riguarda il periodo dal 1° gennaio 2020 fino al 21 marzo. Mancano, pertanto, 10 giorni, cioè un terzo del mese di marzo. La terza: i dati del 2020 non sono diversificati per cause di morte, ma comprendono tutte le possibili ragioni di un decesso: dal coronavirus, appunto, agli incidenti stradali, dagli incidenti sul lavoro ai suicidi, dalle morte naturali agli infarti. E la quarta precisazione, probabilmente la più importante: i dati si riferiscono all’indice di mortalità e non a quello di letalità. Qual è la differenza?

Come abbiamo già avuto modo di spiegare in altri articoli, l’indice di mortalità è il rapporto tra le persone decedute in un determinato arco di tempo e quelle residenti in tutto il Paese. La letalità, invece – parlando, in questo caso, di coronavirus –, è il rapporto tra le persone decedute per Covid-19 e quelle dichiarate positive al virus. Va da sé che nel primo caso, avremo una percentuale più ridotta, perché, a parità di decessi, si prende come riferimento i 60 milioni di italiani e non solo quelli affetti da coronavirus, come per il calcolo della letalità.

Detto questo, quali sono i numeri che escono dal confronto tra il totale dei morti nel 1° trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020? Prima di rispondere a questa domanda, c’è un dato che può risultare interessante.

Influenza e mortalità

Abbiamo detto che il periodo di riferimento è il primo trimestre dell’anno. Sono dei mesi in cui ci sono migliaia di decessi provocati dall’influenza. Da quella, diciamo così, «normale», quella che arriva tutti gli anni, non certo dal ben più grave Covid-19. Secondo i dati forniti dal bollettino FluNews-Italia, distribuito dall’Istituto superiore di Sanità, da metà ottobre 2019 all’undicesima settimana del 2020 (tra metà e fine marzo) l’influenza ha interessato circa 7 milioni e 200mila persone. Nell’undicesima settimana, i casi sono stati 264mila.

Ecco gli ultimi dati pubblicati dall’Iss sull’influenza:

  • casi gravi: alla nona settimana della sorveglianza sono stati segnalati 169 casi gravi di cui 35 deceduti;
  • mortalità (totale, non solo di influenza): durante l’undicesima settimana del 2020, la mortalità è stata superiore al dato atteso, con una media giornaliera di 261 decessi rispetto ai 215 attesi. Il dato è basato sulla rilevazione in 19 città campione italiane che raccolgono quotidianamente il numero di decessi per gli ultra 65enni per tutte le cause. Tale numero viene confrontato con quello atteso costituito dalla media dei decessi registrati nei cinque anni precedenti.

In totale, nelle prime 12 settimane del 2020, cioè nel primo trimestre, l’Iss ha contato ufficialmente 2.520 decessi per influenza. Mediamente, in una stagione si arriva alle 8.000 unità.

Durante la dodicesima settimana, nessun campione è risultato positivo all’influenza. Perché non c’è più? No: perché i laboratori sono impegnati in qualcosa di più urgente e sono pochissimi quelli che hanno comunicato i dati.

Mortalità nel 2019 e nel 2020

Teoricamente, quindi, e secondo la pubblicazione dell’Istituto superiore di Sanità FluNews-Italia, i 2.520 decessi che abbiamo appena citato sono dovuti solo alle conseguenze dell’influenza stagionale dal 1° gennaio a fine marzo, e non dal coronavirus. Un dato che finisce, per il momento, nel «calderone unico» in cui l’Istat ha riversato i numeri relativi alla mortalità registrata in Italia dall’inizio dell’anno. Impossibile per ora, come si diceva, scorporare le varie cause dei decessi per capire quante persone muoiono per una determinata causa piuttosto che per un’altra. L’unica certezza, come abbiamo appena visto, è quella dell’influenza stagionale, secondo il dato aggiornato alle prime 12 settimane del 2020.

Non avendo nemmeno un riferimento sul totale nazionale, possiamo dare qualche indicazione su alcune delle città in cui c’è stata un’incidenza maggiore dell’epidemia. Ad esempio, confrontando il dato dal 1° al 21 marzo del 2019 e quello dello stesso periodo del 2020 (ultimo disponibile) troviamo questi numeri relativi ai decessi:

  • Milano: da 885 a 1.039 morti (+17%);
  • Bergamo: da 101 a 398 morti (+294%);
  • Alzano Lombardo (BG): da 8 a 83 morti (+937,5%);
  • Nembro (BG): da 11 a 121 morti (+1.000%);
  • Ponte S. Pietro (BG): da 3 a 44 morti (+1.366%);
  • Brescia: da 134 a 281 morti (+109%);
  • Crema (CR): da 23 a 103 morti (+348%);
  • Cremona: da 54 a 136 morti (+152%);
  • Piacenza: da 75 a 279 morti (+272%);
  • Fidenza (PR): da 20 a 71 morti (+255%);
  • Pesaro (PU): da 66 a 188 morti (+184%).

Cliccando qui puoi trovare l’elenco completo dei dati disponibili e resi pubblici dall’Istat (come abbiamo già detto, non ci sono tutti i Comuni d’Italia).

Ad ogni modo, dai numeri messi a disposizione dall’Istituti di statistica si può avvertire un aumento dei decessi (in alcuni casi più che considerevole) dal mese di marzo 2019 al marzo 2020, cioè al mese in cui l’epidemia di coronavirus era già scoppiata in Italia. Ma occorre ricordare che questi dati comprendono tutte le cause di morte e non solo quelle del coronavirus.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube