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Posso rifiutare di vaccinare mio figlio

21 Giugno 2020 | Autore:
Posso rifiutare di vaccinare mio figlio

I genitori hanno specifici diritti e precisi doveri nei confronti dei propri figli. Ma qual è il comportamento giusto nel caso in cui siano obbligati a sottoporli a un determinato trattamento medico?

La tutela della salute interessa ogni singolo individuo: è un diritto universale che non può essere assoggettato a limitazioni, eccetto in taluni casi specifici.

Il nostro ordinamento riconosce a coloro che si trovano sul territorio nazionale (cittadini e stranieri) la possibilità di essere curati. In Italia, infatti, il servizio sanitario è pubblico e, dunque, è accessibile a tutti a prescindere dal reddito di appartenenza.

La tematica assume maggiore importanza quando oggetto dell’attenzione è la salute dei bambini: in tal caso, la libera iniziativa dei genitori può scontrarsi con alcune disposizioni di legge inderogabili. È quanto sta accadendo negli ultimi anni in relazione al tema delle vaccinazioni: lo scontro tra sostenitori della prevenzione e scettici incalliti è acceso e ancora ben lontano dall’essere risolto. Anche il mondo scientifico, peraltro, seppur in misura minoritaria, si dimostra spaccato al suo interno. Alcune informazioni veicolate in maniera poco chiara rischiano di generare confusione tra la popolazione e di incutere infondati timori (pensa, ad esempio, all’associazione vaccino – autismo).

Se stai leggendo questo articolo probabilmente hai bisogno di trovare una risposta alla tua domanda: posso rifiutare di vaccinare mio figlio? A tale quesito è possibile dare risposta soltanto facendo ricorso alla recente normativa introdotta in materia.

Diritto alla salute: quali sono le disposizioni nazionali?

Nel nostro Paese, il diritto alla salute è preso in seria considerazione. Intorno a tale concetto è stato costruito tutto il sistema sanitario nazionale che, a differenza di molti altri ordinamenti, garantisce cure gratuite a coloro che versano in condizioni di difficoltà economica. A sancire tale regola è la stessa Costituzione, la quale individua chiaramente i paletti entro i quali il legislatore deve muoversi.

In particolare, secondo i criteri dettati dal più importante complesso normativo presente in Italia:

  • la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività: il diritto a mantenere un equilibrio psico-fisico non riguarda soltanto il singolo soggetto, ma si riferisce all’intera comunità nella quale egli vive (pensa, ad esempio, ad un virus letale in grado di infettare rapidamente una elevatissima percentuale di persone);
  • garantisce cure gratuite agli indigenti: il servizio sanitario si preoccupa di assicurare adeguati percorsi diagnostici e terapeutici a tutte le persone, anche e soprattutto a coloro che versano in condizioni economiche precarie. I più fortunati sono, invece, chiamati a contribuire alle spese statali con il pagamento di un ticket di modesta entità;
  • limita per disposizione di legge la libertà di scegliere se sottoporsi o meno a un trattamento sanitario: ciascun individuo può stabilire se, quando e dove curarsi. Tuttavia, in alcuni casi particolari è lo Stato a sostituirsi alla persona e a decidere al suo posto;
  • le legge non può imporre cure contrarie al rispetto della persona umana: è evidente che non è consentito a uno Stato democratico adottare delle pratiche che ledono la dignità dell’individuo.

Sulla base di tali principi, negli ultimi anni, il legislatore italiano ha ravvisato la necessità di adottare una specifica legislazione sulle vaccinazioni dei minori di età. In particolare, la decisione è stata assunta con lo scopo di rendere effettivi i risultati ottenuti dalla scienza medica nella prevenzione di alcune patologie con effetti mortali o fortemente invalidanti.

Che cosa si intende per vaccinazione?

I vaccini sono dei farmaci che hanno lo scopo di prevenire (e in taluni casi anche di curare) alcune malattie particolarmente pericolose per la salute delle persone (pensa, ad esempio, al vaiolo o alla poliomielite). Tali terapie intervengono, infatti, sul sistema immunitario dell’individuo e lo potenziano: grazie alla produzione degli anticorpi il fisico è in grado di difendersi da una patologia che conosce e che sa come sconfiggere.

Per tal motivo, grazie alla pratica della vaccinazione, nel corso degli anni è stata ottenuta la cosiddetta immunità di gregge. In altri termini, si è riusciti a debellare molte malattie. Ecco perché le vaccinazioni vengono praticate su soggetti sani: l’obiettivo è proprio quello di impedire che si ammalino.

Alcune persone, tuttavia, assumono un atteggiamento piuttosto scettico: il timore è che i vaccini siano dannosi per la salute umana. Sul punto occorre precisare che, trattandosi di prodotti medici, i farmaci utilizzati possono avere degli effetti collaterali. Ciononostante, sono incontestabili sia la sicurezza dei prodotti impiegati sia la qualità dei test di controllo. Infatti, la percentuale di conseguenze registrate è bassissima ed è addirittura al di sotto della soglia di mortalità collegata alla patologia che si previene.

È quindi buona prassi sottoporsi a una tale attività di prevenzione; in alcuni casi, ci si trova addirittura di fronte a un preciso dovere dal quale non è possibile sottrarsi. I vaccini, infatti, si distinguono in obbligatori e facoltativi (esempio anti-meningococco B e C): nella prima ipotesi, non esiste margine di scelta, ma è indispensabile adottare la terapia imposta dal ministero della Salute.

E’ possibile rifiutare di vaccinare il proprio figlio?

Nel 2017, su volontà del Ministro Beatrice Lorenzin, è stato adottato il cosiddetto Decreto Vaccini [1], ossia un corpo normativo finalizzato a disciplinare in maniera unitaria e completa la tematica tanto dibattuta dall’opinione pubblica.

Tale intervento governativo ha voluto ampliare il novero delle vaccinazioni obbligatorie, accompagnando la violazione delle regole di comportamento con sanzioni piuttosto importanti per i genitori inadempimenti.

In particolare, in attuazione del principio costituzionale secondo il quale la legge può imporre dei trattamenti sanitari per il benessere della collettività, oggi sono obbligatori i vaccini contro:

  1. poliomielite;
  2. difterite;
  3. tetano;
  4. epatite B;
  5. pertosse;
  6. influenza di tipo b;
  7. morbillo;
  8. rosolia;
  9. parotite;
  10. varicella.

A seguito dell’adozione di queste disposizioni, molti genitori cosiddetti no-vax hanno proposto una serie di obiezioni e numerosi ricorsi all’autorità giudiziaria per chiedere che venga fatto prevalere il loro diritto di scegliere se sottoporre o meno i figli alla prevenzione. Ad oggi, i motivi addotti a sostegno di tale tesi sono stati rigettati dai tribunali di tutta Italia. La violazione dell’obbligo vaccinale produce, infatti, due conseguenze:

  • divieto di essere ammessi negli asili e nelle scuole;
  • sanzione amministrativa pecuniaria a carico dei genitori.

Ne deriva una valutazione essenziale.

E’ sicuramente consentito rifiutarsi di vaccinare i propri figli nel caso in cui si tratti di scelte facoltative. In altri termini, se la vaccinazione non è imposta per legge si può decidere di non dare attuazione a tale trattamento senza incorrere in sanzioni.

Viceversa, non è consentito sottrarsi alle vaccinazioni laddove esse rientrino nel catalogo delle prevenzioni imposte dal sistema sanitario nazionale. In caso di infrazione di tale prescrizione, infatti, si incorre nelle sanzioni di cui abbiamo fatto menzione sopra.


note

[1] D.L. 07.06.2017 n. 73 “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale” convertito nella Legge 31.07.217 n. 119


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