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Come interrompere malattia

23 Giugno 2020 | Autore:
Come interrompere malattia

Guarigione anticipata del lavoratore: visita medica, comunicazione all’Inps, richiamo in anticipo in servizio, interruzione per ferie.

Sei un lavoratore dipendente, sei da tempo assente per malattia e vorresti rientrare al lavoro in anticipo perché pensi di essere guarito? Oppure vorresti semplicemente interrompere la malattia prendendo delle giornate di ferie, per non superare il periodo di comporto?

Sei un datore di lavoro e ti occorre il rientro con urgenza di un dipendente in malattia? Si può richiamare il dipendente in malattia? E il lavoratore che pensa di essere guarito prima della data di fine prognosi indicata nel certificato medico può rientrare in azienda?

Come interrompere malattia? È sufficiente che il lavoratore stia bene, oppure deve sottoporsi a una nuova visita medica? Basta la visita del medico curante, oppure bisogna farsi visitare dal medico fiscale?Le domande, in merito al rientro anticipato al lavoro ed all’interruzione della malattia, sono veramente numerose. Le questioni da affrontare, però, sono differenti e non possono essere accomunate: un conto, difatti, è il rientro anticipato del lavoratore, guarito prima della data di fine prognosi, un altro conto è l’interruzione della malattia con le ferie per non superare il periodo di conservazione del posto di lavoro, ed un altro ancora è la liceità, o meno, del richiamo del lavoratore malato in azienda.

Guarigione anticipata del lavoratore

Se il dipendente in malattia guarisce prima della data riportata nel certificato medico e vuol perciò rientrare in azienda, deve farsi rilasciare un certificato di rettifica dal proprio medico curante. In caso contrario, rischia pesanti sanzioni da parte dell’Inps.

È quanto chiarito in una nota circolare dell’Istituto [1], che costituisce una vera e propria guida operativa su cosa fare per rientrare al lavoro in caso di guarigione anticipata.

In particolare, in caso di guarigione anticipata, il dipendente è tenuto a richiedere una rettifica del certificato in corso, al fine di documentare correttamente che il periodo di incapacità temporanea al lavoro è terminato.

Che cosa succede se il lavoratore rientra senza certificato di rettifica?

Se il dipendente rientra in azienda senza certificato di rettifica, o guarigione, il datore di lavoro può essere sanzionato, in quanto tenuto a garantire tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità psico-fisica dei lavoratori [2]: in altre parole, non può riammettere al lavoro un dipendente del quale non sia certo delle condizioni di piena salute.

Tra l’altro, la legge [3] obbliga il lavoratore a prendersi cura della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro: di conseguenza, il dipendente assente per malattia che, considerandosi guarito, intenda riprendere anticipatamente il lavoro rispetto alla prognosi formulata dal proprio medico curante, può essere riammesso in servizio solo in presenza di un certificato medico di rettifica della prognosi originariamente indicata.

Se, inoltre, il lavoratore rientra in azienda senza certificato di guarigione, può ricevere una visita fiscale al proprio domicilio mentre si trova in servizio: in questo caso, può subire la sanzione prevista per assenza ingiustificata alla visita di controllo dell’Inps, pari al 100% dell’indennità di malattia per un massimo di dieci giorni in caso di prima assenza, 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia in caso di seconda assenza, del 100% dalla data della terza assenza.

Il lavoratore può chiedere il rientro anticipato del dipendente malato?

Il datore di lavoro non può in alcun modo pretendere che il dipendente in malattia rientri anticipatamente, né può obbligare il lavoratore a recarsi dal medico curante perché questi rilasci un certificato di rettifica. Questo certificato può essere rilasciato solo se il dipendente è guarito.

D’altra parte, il dipendente guarito ha il dovere (in base all’obbligo di fedeltà nei confronti del datore di lavoro, nonché in base a correttezza e buona fede) di non assentarsi dal lavoro se non è effettivamente malato ed impossibilitato a svolgere la propria attività. Il lavoratore guarito, che tuttavia non è tornato in azienda, può essere licenziato per la violazione dei doveri di lealtà e sincerità, che discendono dall’obbligo di fedeltà.

Il lavoratore può interrompere la malattia con le ferie?

Una questione completamente differente è, invece, la possibilità di interrompere la malattia utilizzando le ferie residue. Il lavoratore potrebbe avere quest’esigenza per non superare il periodo di comporto, cioè il periodo massimo entro cui ha diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Più precisamente, il periodo di comporto è l’arco di tempo durante il quale il lavoratore in malattia non può essere licenziato (escluso il licenziamento per giusta causa), ed ha diritto alla conservazione del posto di lavoro: il periodo può corrispondere ad un’unica assenza (comporto secco), o a più assenze frazionate (cosiddetto comporto per sommatoria).

Se il dipendente è vicino alla scadenza del periodo di comporto, può chiedere di fruire delle ferie residue per evitare di non aver più diritto alla conservazione del posto. A questo proposito, una nota sentenza della Cassazione ha affermato che il datore di lavoro non ha l’obbligo di convertire l’assenza per malattia, alla fine del periodo di comporto, in ferie, né di avvertire il lavoratore della prossima scadenza di tale periodo [4].

Il datore può, quindi, rifiutarsi di concedere le ferie ed impedire che il comporto venga interrotto, anche se deve tener conto dell’interesse del lavoratore alla conservazione del posto di lavoro.


note

[1] Circ. Inps 79/2017.

[2] Art. 2087 Cod. civ.

[3] Art. 20 d.lgs. n. 81/2008.

[4] Cass. Sent. 10352/2008.


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