Cronaca | News

Coronavirus: i chiarimenti poco chiari sulle passeggiate

2 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: i chiarimenti poco chiari sulle passeggiate

Conte ne parla ma in modo confuso. Il Viminale non aggiunge granché alla sua circolare. Mentre i governatori premono per restare a casa.

Si può o non si può uscire a fare una passeggiata con i bambini? E quanto deve durare la boccata d’aria? Fino a dove ci si può allontanare da casa? La circolare del Viminale può essere vanificata da una normativa regionale o comunale?

Troppe le domande che hanno per ora una risposta confusa su quella che, ormai, viene definita «l’ora d’aria» per la maggior parte degli italiani, reclusi in casa in una sorta di 41-bis imposto dalle Autorità per evitare un’ulteriore diffusione del coronavirus.

Ieri sera, dopo avere annunciato la proroga delle restrizioni fino al 13 aprile, Giuseppe Conte ha provato a chiarire le disposizioni del ministero dell’Interno sulla possibilità di uscire di casa con i figli minorenni, con gli anziani o con i disabili «per motivi di salute». Una circolare che – lo ricordiamo – consentiva di fare due passi «nei pressi della propria abitazione». Conte, anziché sciogliere i nodi, non ha fatto altro che ingarbugliare ancora di più la matassa. Il premier, infatti, ha detto che, se proprio necessario, nulla ci vieta di portare fuori di casa i bambini quando il genitore deve uscire per uno dei motivi riconosciuti sull’autocertificazione, ad esempio «quando si va a fare la spesa».

Ora, risulta piuttosto paradossale pensare di portarsi appresso un bambino piccolo in un supermercato dove bisogna fare delle code per entrare e dove ci sono le massime restrizioni sugli accessi e sulle distanze da mantenere con gli altri clienti. Mettere un bambino in macchina per poi farlo sedere sul vano del carrello e scorrazzarlo tra le corsie della pasta e dei formaggi non è proprio una passeggiata di salute. Conte non ha aggiunto altro. Quindi, non ha chiarito se fare due passi dalla porta di casa fino a 100 o 200 metri più in là per sgranchire le gambe e sentire il canto degli uccellini in primavera è possibile oppure no.

Ammesso e non concesso che si prenda alla lettera la circolare del Viminale e che si esca con i figli a fare la passeggiata, ci sono altri due aspetti non del tutto precisati. Il primo: quanto può durare l’uscita di casa? Posso star fuori 10 minuti, mezz’ora, due ore se è una bella giornata? Nulla è stato detto in proposito. Ci si affida al buon senso dei cittadini, anche se per molti di loro avere buon senso significa restare a casa e godersi il sole dalla finestra.

Il secondo aspetto può sembrare quasi assurdo, ma non avere le idee chiare in proposito può costare una multa. Riguarda la definizione stessa del concetto di «camminata». Qual è la differenza tra la passeggiata consentita dal Viminale e l’attività motoria vietata dallo stesso Governo, oltre che dalle ordinanze regionali o comunali? In altre parole: quanto bisogna camminare piano affinché si possa dire che si sta facendo una passeggiata e non uno sport podistico? Visto che Conte non ne ha parlato e che il ministero dell’Interno non è stato molto esplicito (si limita a vietare il jogging e le altre attività motorie anche in solitaria), non resta che chiederlo ad un altro ministero, quello della Salute. Il quale, sul proprio sito, scrive: «L’attività motoria è sostanzialmente sinonimo di attività fisica. Con il termine di esercizio fisico si intende l’attività fisica in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente. Lo sport, quindi, comprende situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise». Questo significa che se si esce con i bambini vicino a casa e non si corre o si cammina piano, non ci sono problemi. Se, invece, si tiene un passo più svelto che possa far pensare che si sta facendo dell’esercizio fisico, può scattare la multa. Più o meno, dovrebbe essere così.

Viene da pensare che questa confusione sia stata creata appositamente per convincere i cittadini che, nel dubbio e per non rischiare, sia sempre meglio non uscire di casa. E su questo tasto continuano a battere alcuni governatori, dalla Lombardia al Veneto alla Campania, dove si pretende che le ordinanze territoriali prevalgano sulla circolare del Viminale. C’è, perfino, chi, come i sindaci di Verona o di Alzano Lombardo (tra i Comuni della Bergamasca più colpiti dal coronavirus) ha chiesto alla Polizia municipale di disattendere le disposizioni del Ministero.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube