Mutuo: discriminazione sullo stop delle rate

2 Aprile 2020 | Autore:
Mutuo: discriminazione sullo stop delle rate

Accesso negato a piccoli imprenditori, artigiani e commercianti. Ma il decreto Cura Italia diceva un’altra cosa.

Non tutti possono chiedere la sospensione del pagamento delle rate del mutuo sulla prima casa previsto dal decreto Cura Italia nell’ambito delle misure di sostegno per l’emergenza coronavirus. L’accesso a questa agevolazione viene negato ai piccoli imprenditori, agli artigiani e ai commercianti. Tale discriminazione emerge dal modulo messo a disposizione dal ministero dell’Economia e delle Finanze sul proprio sito.

Il passaggio «incriminato» è quello che definisce i concetti di «lavoratore autonomo» e di «libero professionista». Secondo il Mef, «per lavoratore autonomo si intende il soggetto la cui attività è ricompresa nell’ambito dell’art. 1 della legge 22 maggio 2017, n. 81 (attività non imprenditoriali, quindi non le imprese e le ditte individuali); per libero professionista si intende il professionista iscritto agli ordini professionali e quello aderente alle associazioni professionali iscritte nell’elenco tenuto dal ministero dello Sviluppo economico ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n. 4 e in possesso dell’attestazione rilasciata ai sensi della medesima legge n. 4 del 2013».

Va da sé che in una situazione di emergenza, come quella attuale che ha ispirato, tra le varie misure, la sospensione delle rate del mutuo per un massimo di 18 mesi, una tale discriminazione appare poco comprensibile, visto che non ci sono nel decreto Cura Italia delle limitazioni in questo senso per accedere all’agevolazione.

Anzi, ad un certo punto nel decreto si legge: «L’ammissione ai benefici del Fondo è esteso ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti che autocertifichino di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra la data della domanda e la predetta data, un calo del proprio fatturato, superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019 in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza coronavirus.» Quindi, non c’è un’esclusione a priori, ma esistono soltanto dei requisiti che, se rispettati, danno la possibilità di beneficiare dello stop alle rate.

Non solo. Nella relazione che accompagna il Cura Italia si legge anche che «con la chiusura delle attività commerciali e professionali in conseguenza dell’epidemia di coronavirus è plausibile ritenere che molte partite Iva si possano trovare in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo per l’acquisto della abitazione principale. Al fine di offrire un sollievo immediato a tali soggetti in difficoltà la norma di cui al comma 1 si propone di ammetterli, a fronte di un calo apprezzabile del fatturato, ai benefici del Fondo».



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