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Sostituzione porte interne casa e detrazioni fiscali

2 Aprile 2020
Sostituzione porte interne casa e detrazioni fiscali

Ristrutturazioni: quali benefici fiscali spettano per la sostituzione delle porte interne e quali invece per la porta blindata?

Hai intenzione di fare alcuni lavoretti nel tuo appartamento. Hai previsto la sostituzione degli infissi e l’installazione di una nuova porta blindata secondo gli standard di sicurezza europei. Sfrutterai quest’occasione per cambiare anche le porte interne, ormai usurate e fuori moda. La ditta che effettuerà le opere ti emetterà fattura che porterai al tuo commercialista per ottenere i bonus sugli interventi straordinari di ristrutturazione che la legge prevede in casi come il tuo. Tuttavia, non sai se le detrazioni fiscali possono essere estese anche alla sostituzione delle porte interne di casa. Qual è la disciplina applicabile? Cerchiamo di fare il punto della situazione.  

Come noto, la normativa fiscale [1] prevede alcune importanti detrazioni per le ristrutturazioni edilizie (attualmente, è prevista una detrazione della spesa al 50% fino a un limite massimo di spesa di 96.000 euro). Nel concetto di “ristrutturazione edilizia” è compresa anche la sostituzione degli infissi e della porta blindata, quella cioè “esterna” all’appartamento. Per tali interventi, dunque, è riconosciuta una detrazione delle spese. 

Al contrario, la legge non prevede alcun beneficio fiscale per quanto riguarda la sostituzione delle porte interne di casa. Queste ultime, infatti, sono considerate elementi di arredo. 

L’unica eccezione riguarda le cosiddette “porte a scrigno“, anche chiamate “porte scorrevoli a scomparsa”, anche in vetro. Si tratta di un metodo oggi sempre più usato per recuperare spazio all’interno dell’appartamento. Per far sì che la porta funziona correttamente è necessaria l’installazione di una guida con dei controllai, che fanno scomparire il pannello all’interno di una parete di solito in cartongesso. Ebbene, se l’installazione della porta a scomparsa richiede l’esecuzione di lavori edili e la stessa risulti accessoria all’intervento edile è possibile ottenere l’agevolazione fiscale in commento. 

Viceversa, negli altri casi, il semplice acquisto delle porte interne, anche scorrevoli, non consente di ottenere la detrazione sulle ristrutturazioni. Tutt’al più, il proprietario dell’immobile o colui che esegue il pagamento potrà sfruttare il cosiddetto bonus mobili (che attualmente prevede una detrazione del 50% fino a 10.000 euro) sempreché i lavori di sostituzione degli infissi siano iniziati a partire dal 1° gennaio 2019.

Discorso diverso vale, invece, per la sostituzione della porta d’ingresso. Chi, ad esempio, deve cambiare la porta blindata con un’altra può portare la spesa in detrazione anche se non è la prima volta che effettua tale intervento. 

L’installazione della porta blindata di un singolo appartamento, o la sostituzione di quella esistente, fruiscono della detrazione del 50% per le ristrutturazioni edilizie. 

Il soggetto che già fruisce della detrazione del 50% per un intervento effettuato in anni precedenti può beneficiare della ulteriore detrazione anche in relazione a interventi eseguiti sullo stesso immobile, anche se l’intervento è della stessa natura.

Ai fini urbanistici occorre verificare cosa prevede il regolamento edilizio comunale (Cila o edilizia libera) per la sostituzione della porta blindata. Nell’ipotesi in cui non sia necessaria la Cila (Certificazione inizio lavori asseverata), è sufficiente una dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante la non necessità del provvedimento urbanistico sulla base del regolamento edilizio comunale. Questa dichiarazione non dev’essere inviata all’amministrazione finanziaria ma conservata dal contribuente ed esibita a richiesta degli uffici. 

Se la sostituzione della porta blindata avviene perché la vecchia è stata irreparabilmente danneggiata dai ladri, è allora sufficiente conservare la denuncia alla pubblica autorità da esibire in sede di controllo per giustificare il nuovo intervento, anche se, teoricamente, non sarebbe necessaria.

Se la spesa relativa alla ristrutturazione viene sostenuta dal coniuge non proprietario dell’immobile (si pensi all’acquisto delle porte fatto dal marito per l’appartamento intestato alla moglie) è ugualmente possibile usufruire dei benefici fiscali se entrambi risiedono nello stesso appartamento.

Le detrazioni Irpef si applicano, infatti, anche in favore dei familiari conviventi (coniuge, parente entro il terzo grado, affini sino al secondo grado), in quanto detentori del fabbricato medesimo. In particolare, l’agenzia delle Entrate ha chiarito [2] che «la detrazione compete anche al familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile sul quale vengono effettuati i lavori, purché ne sostenga le spese (i bonifici di pagamento devono quindi, essere da lui eseguiti e le fatture devono essere a lui intestate)… il titolo che legittima è costituito dall’essere “un familiare”… convivente con il possessore intestatario dell’immobile».

Da ciò si evince che la condizione cui la normativa vincola l’accesso del “familiare” al beneficio fiscale in esame è quello della semplice convivenza.

Il familiare convivente con il possessore o detentore dell’immobile può fruire, quindi, dell’agevolazione se risultino essere effettivamente a suo carico le spese dei lavori già al momento dell’avvio della procedura coincidente con l’invio della dichiarazione di inizio lavori all’amministrazione finanziaria.

In sostanza, il marito convivente ha diritto alla detrazione per le spese direttamente sostenute, anche se la casa è di proprietà esclusiva della moglie. L’importante è che giuridicamente egli risieda con la moglie.   


note

[1] Art. 16-bis del Tuir, Dpr 917/1986, e articolo 1, comma 175, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, di Bilancio per il 2020.

[2] Ag. Entrate risoluzione 184/E del 2 giugno 2002; circolare 121/E dell’11 maggio 1998, al punto 2.1.


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