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Se l’avvocato non rilascia fattura

22 Giugno 2020 | Autore:
Se l’avvocato non rilascia fattura

Breve panoramica sulle regole da seguire quando ci si rivolge a un avvocato. Per te una guida sulle disposizioni legislative e deontologiche che disciplinano la professione forense.

La nostra società è caratterizzata da un’elevata percentuale di conflitti, più o meno accesi, tra le persone. Molti di questi finiscono in tribunale per trovare una soluzione: in tale sede ciascuna parte si fa assistere da un avvocato. Non sono, infatti, molte le ipotesi in cui si può stare in giudizio da soli e, in ogni caso, è sempre sconsigliabile partecipare ai lavori della giustizia se non si hanno le competenze giuste per farlo.

L’avvocato è colui che ti assiste nelle tue decisioni, ti fornisce i consigli utili per la tua posizione e ti accompagna nelle aule giudiziarie per combattere la battaglia al posto tuo. In altri termini, come si usa dire nel linguaggio tecnico, è il tuo difensore di fiducia. Bada bene, il termine “fiducia” non è utilizzato impropriamente. Il professionista e il suo cliente devono essere legati da un rapporto di reciproco affidamento; se viene meno tale relazione non è più possibile proseguire nell’attività di assistenza legale.

In tali casi, si possono verificare, ad esempio, le ipotesi di rinuncia o di revoca del mandato o, ancora, di richiesta di risarcimento per violazione degli obblighi di legge. Ad esempio, se l’avvocato non rilascia la fattura, che cosa accade? Quali sono i mezzi di tutela a tua disposizione? Si verifica una trasgressione delle norme presenti nel nostro ordinamento?

In questa breve guida, è nostra intenzione fornire una risposta a tali domande. L’obiettivo è quello di indicarti gli strumenti che puoi usare quando ti imbatti in una situazione del genere.

Quali sono le competenze dell’avvocato?

Il primo dato dal quale partire per comprendere quali sono i tuoi diritti, è quello di individuare brevemente le attività che un avvocato può porre in essere. Anche se il catalogo delle funzioni legali è vastissimo, possiamo operare una distinzione fondamentale tra due categorie:

  • attività stragiudiziale: consiste in quel complesso di servizi (ad esempio atti, lettere, consulenze, informazioni) che vengono forniti all’esterno del contesto del tribunale e, quindi, al di fuori di un giudizio strettamente inteso;
  • attività giudiziale: corrisponde a tutte quelle funzioni che vengono rivestite all’interno di un processo, sia esso penale, civile o amministrativo.

Per lo svolgimento delle sue mansioni, il professionista ha diritto a un equo compenso che deve essere determinato sulla base dei criteri forniti dal ministero della giustizia. Infatti, un decreto del 2014 contiene il tariffario che l’avvocato può applicare alle sue prestazioni. Egli è libero di scegliere l’ammontare finale, ma deve tenere conto dei parametri forensi (minimi, medi e massimi) previsti a tutela della professione e a garanzia della concorrenza leale. Se, infatti, un legale applica dei prezzi stracciati o fa attività gratuita rischia una sanzione dal consiglio di disciplina dell’ordine di appartenenza un quanto mina il prestigio della professione.

Ne deriva che la parcella da pagare può essere più o meno cara a seconda:

  • della complessità della questione;
  • degli adempimenti da realizzare;
  • della possibile durata del processo;
  • dei gradi di giudizio in cui operare.

Tuttavia, il diritto di difesa in Italia è sacro e inviolabile ed è per questo motivo che, se non puoi permetterti di pagare un avvocato e rientri in una determinata fascia di reddito, hai la possibilità di usufruire del patrocinio a spese dello Stato. In altri termini, è il nostro sistema giuridico che paga il legale al posto tuo.

Che cos’è l’obbligo di preventivo scritto?

Ciascun avvocato, prima di accettare l’incarico che gli viene conferito, deve adempiere a una serie di obblighi informativi nei confronti del proprio cliente. Tra questi, alcuni chiarimenti devono riguardare il profilo prettamente economico della prestazione.

Per quanto concerne tale ultimo aspetto, dobbiamo subito fare una precisazione. L’avvocato deve assolvere soprattutto a due doveri di carattere formale: uno da porre in essere all’inizio del rapporto professionale (preventivo) e un altro alla sua conclusione (fattura).

Analizziamo, anzitutto, il primo aspetto.

L’onorario di un avvocato non è un mistero che deve essere svelato soltanto a conclusione della sua attività. È, infatti, un tuo diritto conoscere in anticipo le spese che devi sostenere ed è, allo stesso tempo, un dovere del professionista indicare la cifra che richiede per la sua attività professionale.

Tale obbligo è sempre esistito, ma a partire dal 2017 è stato reso più rigoroso. Il legislatore ha, infatti, introdotto il dovere del preventivo scritto all’interno del quale il professionista, fatti salvi eventuali imprevisti, deve indicare la prevedibile misura dei costi da sostenere.

Obbligo della fattura: quali sono le conseguenze in caso di violazione?

Quando il rapporto di assistenza legale si conclude arriva il momento dei pagamenti: devi saldare la prestazione professionale e l’avvocato deve emettere apposita fattura. In altri termini, il professionista deve rilasciarti un documento fiscale all’interno del quale indica qual è stata l’attività svolta e a quanto ammonta la somma di denaro ricevuta in cambio.

La fattura deve, inoltre, indicare ulteriori elementi, ossia:

  • la percentuale di Iva applicabile (a meno che non si applichi un regime esente da tale imposta);
  • il contributo professionale da devolvere alla Cassa forense (ossia l’ente di previdenza sociale degli avvocati) che corrisponde al 4% dell’importo complessivo ed è a carico del cliente;
  • una marca da bollo da due euro, se l’onorario supera la somma di 75,00 euro.

Quello della fattura è un dovere inderogabile dell’avvocato in quanto assolve a precisi scopi fiscali e tributari. Attraverso tale documentazione, a conclusione dell’anno contabile, è possibile verificare il reddito percepito e calcolare adeguatamente le tasse da pagare.

Capisci bene che se si viola tale dovere si va incontro a delle sanzioni di diversa natura:

  • fiscali: non emettere la fattura corrisponde a una vera e propria forma di evasione e, quindi, si può incorrere anche in un procedimento penale per reato tributario;
  • deontologiche: il consiglio dell’ordine degli avvocati ai quali appartiene il professionista può decidere di sanzionarlo più o meno pesantemente (si va dal semplice avvertimento alla cancellazione dall’albo). Questo può avvenire anche quando non ha emesso fattura per il semplice anticipo ricevuto dal cliente e, quindi, non per l’intero ammontare.

Infine, la mancanza di tale documento fiscale può procurarti un danno se le spese legali sostenute rientrano tra quelle che puoi scaricare quando presenti la dichiarazione dei redditi.



1 Commento

  1. Un’unica osservazione: l’appliazione del bollo da 2 € sulla fattura è necessaria non già quando gli onorari siano maggiori di 75,00 €, ma solo ove in fattura sia richiesto il rimborso di spese borsuali maggiori di tale importo. Questa è la mia lettura del dato normativo, o sbaglio?

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